Certolizumab pegol non attraversa la placenta. EULAR 2017

L'anti TNF certolizumab pegol utilizzato nelle donne in gravidanza è risultato sicuro anche per il nascituro in quanto il farmaco non attraversa la barriera placentare. Sono le conclusioni del trial CRIB, uno studio di farmacocinetica presentato all'Annual European Congress of Rheumatology (EULAR) 2017 di Madrid. Per la sua complessità, questo studio è il primo mai condotto in questa condizione clinica.

L’anti TNF certolizumab pegol utilizzato nelle donne in gravidanza è risultato sicuro anche per il nascituro in quanto il farmaco non attraversa la barriera placentare. Sono le conclusioni del trial CRIB, uno studio di farmacocinetica presentato all’Annual European Congress of Rheumatology (EULAR) 2017 di Madrid. Per la sua complessità, questo studio è il primo mai condotto in questa condizione clinica.

Il trial ha utilizzato un test immunologico progettato appositamente per misurare il quantitativo di certolizumab pegol. L’analisi ha dimostrato che non sono stati trovati livelli misurabili in 13 su 14 campioni di sangue dei neonati raccolti al momento della nascita e in nessun campione di sangue dei neonati raccolti dopo 4 e 8 settimane dalla nascita.

Nello studio sono state incluse donne con artrite reumatoide, artrite psoriasica, spondiloartrite assiale/spondilite anchilosante e morbo di Crohn, malattie infiammatorie croniche che spesso riguardano le donne in età fertile.

Per garantire la salute ottimale del bambino e della madre e per ridurre gli eventi avversi durante la gravidanza è fondamentale un controllo adeguato della malattia. Tuttavia, molte donne con malattie infiammatorie croniche presentano un controllo inadeguato della malattia prima della gravidanza e un riacutizzarsi della stessa durante e dopo il periodo di gestazione. Queste donne hanno opzioni limitate nel continuare il trattamento durante la gravidanza e l'allattamento a causa dei potenziali rischi di salute associati al feto e al neonato; inoltre si trovano ad affrontare spesso le incertezze in merito all’uso di farmaci biologici durante la gravidanza e l'allattamento al seno.

Anche i risultati dello studio CRADLE (NCT02154425) sono attinenti a questa tipologia di pazienti e all’impatto di questo farmaco sulla progenie di mamme che lo assumono. Presentato anch’esso all’EULAR 2017, lo studio ha stimato le concentrazioni di certolizumab pegol nel latte materno maturo umano trovando una minima se non alcuna traccia di certolizumab nel latte materno.

“Gli inibitori del fattore di necrosi tumorale (anti-TNF) rappresentano uno dei più significativi progressi nel trattamento delle malattie infiammatorie come l'artrite reumatoide, l'artrite psoriasica e la spondiloartrite assiale/spondilite anchilosante, tuttavia la ricerca suggerisce che la maggior parte di questi farmaci attraversa la placenta, pertanto vengono normalmente interrotti durante la gravidanza", ha affermato  il dottor Xavier Mariette, primario di Rheumatologia del Bicetre Hospital, Paris-Sud University e autore principale dello studio.

"Lo studio CRIB è l'unica ricerca clinica che ha mostrato che un anti-TNF efficace, certolizumab pegol, non attraversa la placenta, se non minimo, non passando così da madre a figlio. Questa è una notizia molto incoraggiante per le pazienti che hanno una malattia infiammatoria attiva".

Abbiamo chiesto al prof Mariette qual è il significato dei dati del CRIB per i reumatologi? “Penso che il risultato principale dello studio CRIB sia la conferma di ciò che ci si aspettava dal punto di vista teorico. Con questo, intendo l'assenza del trasferimento placentare di certolizumab pegol, che potrebbe avere importanti conseguenze pratiche. Se avete bisogno di un anti-TNF in una donna con malattia infiammatoria attiva, credo che il pegol di certolizumab possa essere la scelta più logica prima, durante e dopo la gravidanza”.

Qualche informazione sullo studio CRIB
CRIB (NCT02019602) è uno studio farmacocinetico progettato per valutare la sicurezza di certolizumab pegol andando a misurare i potenziali livelli del farmaco per poter dimostrare il possibile attraversamento della placenta e quindi il passaggio da madre a figlio.

A tale scopo sono state seguite 16 donne (≥ 30 settimane di gravidanza) che assumevano certolizumab pegol (artrite reumatoide = 11; morbo di Crohn = 3; artrite psoriasica = 1; spondiloartrite assiale/spondilite anchilosante = 1). Per determinare i livelli plasmatici di certolizumab pegol, sono stati raccolti campioni di sangue da ciascuna donna, dai cordoni ombelicali e dai neonati al momento della nascita e dopo 4 e 8 settimane.

Lo studio ha valutato la concentrazione di certolizumab pegol nel sangue utilizzando un sensibile test immunologico in elettrochemiluminescenza, specifico per certolizumab pegol con un livello di quantificazione inferiore (LLOQ) di 0,032ug/ml, 10 volte più sensibile rispetto ai precedenti dosaggi condotti su certolizumab pegol.

Lo studio ha riscontrato che i livelli di certolizumab erano inferiori a LLOQ in 13 su 14 campioni di sangue al momento della nascita e in tutti i campioni a quattro e a otto settimane. Un neonato aveva un minimo livello di certolizumab di 0,042 ug/ML (rapporto bambino/madre: 0,009). Non è stato inoltre rilevato alcun anticorpo anti- certolizumab nelle madri, nei cordoni ombelicali o nei neonati; i neonati delle madri esposti a certolizumab pegol avevano un profilo di sicurezza allineato con quello dei neonati di età simile non esposti.

Questi dati indicano che non è avvenuto nessun trasferimento placentare, o solo minimo, di certolizumab pegol dalle madri ai neonati, suggerendo la mancanza di esposizione fetale durante il secondo e il terzo trimestre di gravidanza.