Pfizer ed Eli Lilly hanno annunciato oggi che si stanno preparando a riprendere il programma clinico di Fase III per tanezumab. Come risultato, Pfizer si aspetta di ricevere un pagamento anticipato 200 milioni di dollari Lilly in conformità con il loro accordo di collaborazione.
Questo annuncio segue una decisione da parte della Food and Drug Administration (FDA) che ha deciso di interrompere la sospensione dello sviluppo clinico del farmaco decretata nel 2012 a casa del rilievo di  reazioni avverse del sistema nervoso simpatico osservate in animali da laboratorio.
La decisione dell’Fda è stata presa dopo una revisione di un corpo setting di dati clinici che caratterizzano il la risposta del sistema nervoso simpatico a tanezumab. I dati sono stati presentati all’FDA a febbraio 2015.
Noto anche con il nome in codice RN624), tanezumab è un anticorpo monoclonale diretto contro il Nerve Growth Factor (NGF o Fattore di crescita dei nervi). Il farmaco viene somministrato ogni 8 settimane per infusione endovenosa.
Il Nerve growth factor è una proteina segnale coinvolta nello sviluppo del sistema nervoso nei vertebrati. Indirizza e regola la crescita degli assoni, tramite meccanismi di segnalazione cellulare.
Negli adulti, NGF modula mediante sensibilizzazione delle terminazioni nocicettive l’elaborazione della percezione dolorosa e i livelli di questa proteina sono elevati in presenza di stati infiammatori o di dolore cronico.
Negli studi clinici precedenti condotto in oltre 11.000 pazienti, tanezumab ha dimostrato un’efficacia clinicamente significativa rispetto al placebo e altri antidolorifici comunemente utilizzati.
I trial su questo farmaco e altri della stessa classe (fulranumab, sviluppato da Johnson & Johnson, e REGN475 sviluppato congiuntamente dalla biotech Regeneron e dal partner Sanofi) furono interrotti una prima volta nel giugno del 2010 dopo che in uno studio condotto con tanezumab in pazienti con artrosi si verificarono gravi danni alle articolazioni tali da rendere necessaria la protesizzazione d'anca. In studi preliminari tanezumab era risultato molto efficace nel ridurre il dolore dell’artrosi.
Si ipotizza che il suo notevole effetto analgesico potrebbe aver indotto i soggetti che soffrono di questa patologia a svolgere attività non adatte alle proprie condizioni, accelerando così il decorso della malattia e peggiorando il danno articolare.
In  uno studio di fase II pubblicato sul NEJM i ricercatori hanno arruolato 450 pazienti con artrosi di grado moderato o severo, randomizzati a ricevere tanezumab o placebo. Dallo studio è emerso che il farmaco ha ridotto il dolore alle ginocchia di una percentuale compresa tra il 45% e il 62% rispetto a una riduzione del 22% ottenuta con placebo.
Studi precedenti avevano documentato l’efficacia analgesica sostenuta di tanezumab a dosaggi compresi tra 100 e 300 μg/kg. Tuttavia, i risultati degli studi di farmacocinetica e di farmacodinamica e quelli dose-risposta hanno mostrato la superiorità del regime di somministrazione a dose fissa del farmaco rispetto alla posologia adattata in relazione al peso corporeo. Di qui l’impiego di una dose fissa di tanezumab impiegata negli studi di Fase III per ridurre il rischio posologico, tra i quali uno studio che ha valutato l’efficacia del farmaco nell’alleviare il dolore associato all’OA del ginocchio.