Più del 5% dei pazienti con nefropatia cronica di gravità medio-alta assumono regolarmente farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS), nonostante la raccomandazione di evitarli contenuta nelle linee guida della National Kidney Foundation. Lo ha messo in evidenza un ampio studio osservazionale trasversale made in Usa, appena pubblicato sul numero di settembre di Annals of Family Medicine. Inoltre, tra pazienti con nefropatia cronica di gravità medio-alta che stavano attualmente prendendo i FANS, il 65,7% aveva assunto i farmaci per un anno o più.

La maggior parte dei pazienti con nefropatia cronica, malattia che diventa sintomatica solo una volta progredita verso la fase terminale, non è consapevole della sua condizione, così come non sa che i FANS sono potenzialmente dannosi per loro per via dell’effetto di riduzione della sintesi delle prostaglandine. Inoltre, i FANS possono anche avere interazioni indesiderate con farmaci comuni come i bloccanti del recettore dell'angiotensina e gli ACE-inibitori.

Per valutare quanto fosse diffuso l’uso di questi farmaci, Plantinga e colleghi hanno analizzato dati contenuti nel National Health and Nutrition Examination Survey relativi all’intervallo compreso tra il 1999 e il 2004. In totale, 12.065 adulti avevano risposto a un questionario contenente domande relative al loro uso di analgesici ed erano disponibili i loro valori di creatinina sierica e di albumina e creatinina nelle urine.

Le domande del questionario facevano riferimento ad alcuni FANS, tra cui naprossene, indometacina e diclofenac, ma non aspirina e paracetamolo, che sono meno nefrotossici degli altri FANS.

Inoltre, l'aspirina è consigliata per la prevenzione delle malattie cardiovascolari perfino nei pazienti con insufficienza renale cronica, mentre il paracetamolo è consigliato come analgesico in questi pazienti.

Gli autori hanno definito come insufficienza renale cronica di grado lieve la presenza di una velocità stimata di filtrazione glomerulare pari a 60 ml/min per 1,73 m2 o più e un’albuminuria pari a 30 mg/g o più. La malattia è stata classificata invece di grado moderato-severo quando la velocità di filtrazione glomerulare era compresa tra i 59 e 15 ml/min.

Complessivamente, il 79,6% dei partecipanti aveva una funzionalità renale normale, mentre il 9,4% aveva un’insufficienza renale cronica lieve w l’11% una nefropatia grave. I soggetti con insufficienza renale cronica avevano una maggiore probabilità di essere di sesso femminile, anziani, nero e con livelli di reddito più bassi e una minore scolarità.

Nella popolazione generale dello studio, il 3,7% del campione è stato considerato un consumatore attuale di FANS, in quanto avevano preso questi farmaci ogni giorno o quasi ogni giorno nell’ultimo mese. Nella maggior parte dei casi si trattava di formulazioni da banco, ma nel 19,4% dei pazienti attualmente consumatori di FANS erano farmaci da prescrizione.

L’analisi dei dati ha mostrato che i pazienti a conoscenza del fatto di avere una nefropatia avevano più o meno la stessa probabilità di essere consumatori di FANS rispetto a coloro che non ne erano consapevoli (5,7% contro 5%; P = 0,80).

Tra i pazienti con nefropatia cronica lieve che erano consumatori attuali di FANS, al 19,4% era stato prescritto un ACE-inibitore o un bloccante del recettore dell'angiotensina, così come al 19,1% di quelli con malattia di grado moderato-severo. In più, al 17,8% di questi ultimi erano stati prescritti anche diuretici dell'ansa.
Gli autori sottolineano nella discussione del lavoro che "la nefrotossicità e le possibili interazioni farmacologiche di questi agenti devono essere comunicate chiaramente ai medici di medicina generale e a tutti gli altri operatori sanitari che prescrivono farmaci analgesici”.

Da notare, inoltre, che i pazienti con artrite della coorte studiata avevano un consumo di FANS da due a cinque volte maggiore rispetto agli altri, ma il dolore dovuto all’artrite può essere più problematico per i pazienti, e più limitante in termini di qualità della vita, rispetto alla nefropatia cronica.
Morale, non diversa da quella di tanti studi analoghi: "si consiglia ai medici di soppesare rischi e benefici caso per caso, considerando e valutando lo status renale dei loro pazienti”.

L. Plantinga, et al. Nonsteroidal anti-inflammatory drug use among persons with chronic kidney disease in the United States. Ann Fam Med 2011; 9: 423-430.
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