Ortopedia e Reumatologia

Fratture vertebrali e severità e prognosi Covid-19: studio italiano individua legame

Le fratture vertebrali potrebbero fungere da marker clinico utile di fragilità e di prognosi sfavorevole nei pazienti affetti da Covid-19. E' quanto dimostrano i risultati di uno studio tutto italiano, coordinato dal prof. Andrea Giustina (IRCCS, Ospedale S Raffaele, Milano), recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista JCEM, che suggerisce una valutazione radiografica vertebrale morfometrica in tutti i pazienti con sospetto di malattia da infezione da SARS-Cov-2.

Le fratture vertebrali potrebbero fungere da marker clinico utile di fragilità e di prognosi sfavorevole nei pazienti affetti da Covid-19. E’ quanto dimostrano i risultati di uno studio tutto italiano, coordinato dal prof. Andrea Giustina (IRCCS, Ospedale S Raffaele, Milano), recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista JCEM, che suggerisce una valutazione radiografica vertebrale morfometrica in tutti i pazienti con sospetto di malattia da infezione da SARS-Cov-2.

Razionale e disegno dello studio
In letteratura si stanno accumulando studi sulle caratteristiche cliniche dei pazienti Covid-19, ricordano i ricercatori nell’introduzione allo studio. Fino ad ora, tuttavia, mancavano dati sulla prevalenza delle fratture vertebrali in questa tipologia di pazienti.

Al fine di determinare la prevalenza e l’impatto clinico delle fratture vertebrali nei pazienti Covid-19, i ricercatori hanno analizzato i dati provenienti da 114 pazienti (1 su 4 di sesso femminile) che avevano ricevuto conferma della diagnosi di Covid-19 e dei quali erano disponibili referti radiografici del torace in proiezione laterale di qualità elevata.

La mediana dell’età di questi pazienti si attestava intorno ai 57 anni. Una conferma della diagnosi di Covid-19 era richiesta dopo ospedalizzazione in Medicina d’Urgenza, non dopo ospedalizzazione per altre cause. I pazienti con frattura multipla, inoltre, erano classificati in base al loro grado più severo di frattura.

Risultati principali
Dallo studio è emerso che le fratture vertebrali toraciche al tempo del ricovero in Medicina d’Urgenza erano presenti nel 36% dei pazienti dello studio. Le fratture vertebrali erano significativamente associate con l’ipertensione arteriosa (p<0,007) e la coronaropatia arteriosa (p=0,034). La mediana dell’età dei pazienti con fratture vertebrali era spostata “in avanti” di 12 anni rispetto a quella calcolata nei pazienti non soggetti a frattura vertebrale (p<0,001).

Non solo: dallo studio è emerso anche che i pazienti con fratture vertebrali erano quelli che necessitavano più spesso di ricorrere alla ventilazione meccanica rispetto a quelli non fratturati in questa sede (p=0,02).
Quanto alla mortalità, questa è risultata più elevata nei pazienti con fratture vertebrali severe rispetto a quelle di gradi lieve-moderato (p=0,04).

Riassumendo
Presi nel complesso, i risultati di questo studio indicano che le fratture vertebrali rappresentano una delle comorbilità più frequenti nei casi severi di Covid-19, forse in relazione al rischio cardio-respiratorio.
La differenza significativa di mortalità nei pazienti con fratture vertebrali severe, rispetto a quella osservata nei pazienti con fratture vertebrali di grado lieve-moderato (in assenza di altre differenze cliniche o di laboratorio) suggerisce come la severità delle fratture vertebrali rappresenti un forte indicatore della severità di Covid-19. Le fratture vertebrali, pertanto, potrebbero essere un indicatore di facile determinazione del rischio cardiorespiratorio e della prognosi di Covid-19.

Tra i limiti metodologici intrinseci dello studio ammessi dagli stessi autori vi sono il disegno retrospettivo e la mancanza di dati relativi al timing di comparsa delle fratture vertebrali.
In ragione dei problemi legati alla pandemia nel funzionamento delle Medicine d’Urgenza, i ricercatori ammettono la mancanza di dati radiografici relativi a pazienti con diagnosi di Covid-19 durante lo studio: ciò ha portato, inevitabilmente, a condurre lo studio su una popolazione ristretta di pazienti.

Inoltre, mancano dati relativamente al BMI dei pazienti e ai livelli vitaminici D, rendendo impossibile una valutazione compiuta e dettagliata dello stato metabolico osseo di questi pazienti.
Ciò detto, e in attesa di studi confermativi, i ricercatori raccomandano nelle conclusioni che i pazienti fratturati inizino al più presto il trattamento farmacologico antiriassorbitivo, anche mentre sono ancora ospedalizzati, e che siano sottoposti a monitoraggio costante della densità ossea.

NC

BIbliografia
di Filippo L et al.. Radiological thoracic vertebral fractures are highly prevalent in COVID-19 and predict disease outcomes. Published online October 21, 2020. J Clin Endocrinol Metab. doi: 10.1210.clinem/dgaa738
Leggi
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7797741/