Gonartrosi, l'introito elevato di grassi saturi aumenta la progressione strutturale di malattia

L'assunzione di quantità elevate di grassi, in modo particolari di quelli saturi (SFA), sembra essere legata ad un incremento del tasso di progressione strutturale di gonartrosi mentre, al contrario, l'assunzione di quantità elevate di grassi insaturi (mono e poli-insaturi - MUFA e PUFA) sembra contrastare questo trend. Sono queste le conclusioni di uno studio osservazionale prospettico, pubblicato online sulla rivista Arthritis Care & Research, che suggerisce il beneficio potenziale derivante dall'adozione di una dieta corretta nella gestione della gonartrosi.

L'assunzione di quantità elevate di grassi, in modo particolari di quelli saturi (SFA), sembra essere legata ad un incremento del tasso di progressione strutturale di gonartrosi mentre, al contrario, l'assunzione di quantità elevate di grassi insaturi (mono e poli-insaturi – MUFA e PUFA) sembra contrastare questo trend.

Sono queste le conclusione di uno studio osservazionale prospettico, pubblicato online sulla rivista Arthritis Care & Research, che suggerisce il beneficio potenziale derivante dall'adozione di una dieta corretta nella gestione della gonartrosi.

Razionale dello studio
Come è noto l'osteoartrite (OA) è una condizione disabilitante avente una prevalenza elevata nella popolazione adulta.

“In assenza di terapia in grado di modificare il decorso della malattia, le opzioni terapeutiche attuali si basano sulla riduzione della sintomatologia dolorosa e il miglioramento della funzione articolare – affermano gli autori nell'introduzione allo studio”.

Ciò premesso, a dieta e la nutrizione giocano un ruolo importante nello sviluppo e nella progressione di molta patologie croniche quali il cancro, il diabete tipo 2 e le malattie CV.
Inoltre, i fattori dietetici associati con l'infiammazione, l'obesità e altri fattori di rischio metabolici potrebbero giocare un ruolo nella patogenesi dell'OA.

“In letteratura – ricordano gli autori - è stato documentato come una dieta ad elevato tenore di grassi sia legata a variazioni ponderali e ad alterazioni conseguenti del carico articolare. Inoltre, vi sono evidenze che mostrano come i PUFA siano dotati di effetti anti-inflammatori in ragione del loro ruolo di precursori di una famiglia di composti noti come eicosanoidi, che fungono da mediatori e regolatori dei processi infiammatori”.

La relativa esiguità di studi clinici che hanno valutato il ruolo dei grassi della dieta sulla progressione della gonartrosi, ha sollecitato la messa a punto di questo nuovo studio, che si è proposto di esaminare, in modo prospettico, le associazioni esistenti tra l'assunzione alimentare di grassi in toto, SFA, MUFA e PUFA con la progressione radiografica di gonartrosi, utilizzando i dati pubblicamente disponibili dell'OAI (Osteoarthritis Initiative), un programma lanciato nel 2002 dall'NIH statunitense per sviluppare risorse utili all'identificazione di nuovi biomarker e di targer di trattamento della gonartrosi.

Disegno dello studio e risultati principali
Lo studio ha incluso 2.092 pazienti con gonartrosi mediale radiografica (grado 2-3 di severità in almeno un ginocchio, secondo la scala Kellgren-Lawrence), escludendo quelli con severità radiografica di malattia peggiore.

La valutazione delle abitudini alimentari è avvenuta tramite compilazioni di diario alimentare ad hoc (Block Bried Food Frequency Questionnaire).

Per valutare la progressione radiografica di malattia è stata misurata l'ampiezza della rima articolare tra il femore mediale e la tibia mediante radiografie antero-posteriori.

All'inizio dello studio, i pazienti appartenenti al quartile di assunzione di grassi dietetici più elevato erano prevalentemente più giovani, di etnia non nero ispanica, con un livello di istruzione meno elevato, depressi, fumatori, con un BMI più elevato e un maggior introito di calcio, proteine e calorie totali rispetto a quelli afferenti al quartile di assunzione di grassi più ridotto.

I risultati dell'analisi multivariata hanno documentato l'esistenza di una relazione dose-risposta significativa tra l'assunzione di grassi totali e SFA da un lato, e la riduzione di ampiezza della rima articolare dall'altro.

All'aumentare dell'introito alimentare di grassi, a partire dal quartile più basso per arrivare a quello più elevato, l'ampiezza della rima articolare si è ridotta, in 48 mesi, di 0,26, 0,27, 0,31 e 0,35 mm, rispettivamente (p=0,02).

Non solo: il restringimento dello spazio articolare è progredito in modo significativo anche per quartile di assunzione di SFA, passando da 0,25 mm a 0,26 mm, 0,33 mm e 0,37 mm, rispettivamente (p<0,01).

Per contro, i ricercatori hanno documentato l'esistenza di un'associazione inversa significativa tra la perdita di ampiezza della rima articolare da un lato e l'assunzione di PUFA e il rapporto di assunzione acido grassi polinsaturi/saturi dall'altro (p<0,01).

I pazienti con livelli di assunzione di MUFA più elevati presentavano una riduzione del restringimento della rima articolare rispetto a quelli con livelli di assunzione ridotti, anche se questo trend non ha raggiunto, in questo caso, la significatività statistica.

Non sono state documentate, inoltre, interazioni significative tra le categorie di acidi grassi considerate e l'età, il sesso, il BMI e lo status di fumatore.

“Coerentemente con l'analisi dell'ampiezza della rima articolare, dopo aggiustamento dei dati, è stata documentata l'esistenza di un'associazione positiva e statisticamente significativa tra l'assumzione di SFA e il rischio di progressione di OA – hanno dichiarato gli autori dello studio”.

In particolare, in concomitanza con i quartili crescenti di assunzione di SFA, l'odd ratio di progressione di OA è stato pari, rispettivamente, a 1,32 (IC95%= 0,95-1,82), 1,59 (IC95%= 1,11-2,27) e 1,60 (IC95%= 1.02-2,51) rispetto al quartile di assunzione più basso (p=0,03).

Invece, per quanto l'assunzione totale di grassi sia risultata anch'essa associata positivamente alla progressione di OA, in questo caso tale relazione non è risultata statisticamente significativa (p=0,29).

E' stato osservato che i pazienti appartenenti al quartile di assunzione di MUFA più elevato mostravano una riduzione del rischio di progressione di OA del 25% rispetto a quelli appartenenti al quartile di assunzione più basso (p=0,05).

Infine, i ricercatori hanno dimostrato che l'associazione tra livelli di assunzione più elevati di PUFA e riduzione del rischio di progressione di OA era significativa.

Infatti, con il passaggio dal quartile di assunzione PUFA più basso a quello più alto, la probabilità di progressione di OA è risultata pari, rispettivamente, a 1,01 (IC95%=0,79-1,30), 0,67 (IC95%= 0,51-0,89) e 0,70 (IC95%= 0,53-0,93) rispetto al quartile di assunzione più basso (P<0,01).

Conseguentemente, è stata documentata l'esistenza di una relazione inversa tra il rapporto PUFA:SFA (insaturi/saturi) e il rischio di progressione di gonartrosi (p=0,01).

Implicazioni dello studio
Nel commentare i risultati, gli autori dello studio hanno sottolineato che “nonostante ancora oggi i meccanismi potenziali alla base del legame tra i PUFA alimentari e l'OA siano ancora sconosciuti, vi sono evidenze di un coinvolgimento diretto dei PUFA nei processi infiammatori in ragione del loro ruolo come precursori degli eicosanoidi, che fungono da mediatori e regolatori dei processi infiammatori”.

Nonostante alcuni limiti intrinseci del lavoro, quali la mancanza di randomizzazione al regime alimentare testato (natura osservazionale dello studio), la presenza di bias di selezione, il possibile ruolo dell'obesità e delle variazioni ponderali come fattori intermedi che legano l'assunzione di grassi con gli outcome, nel complesso lo studio si aggiunge ai dati già presenti in letteratura che mostrano l'esistenza di un'associazione positiva tra i grassi saturi della dieta e la progressione di gonartrosi.

Ciò, concludono gli autori, depone a favore, in un prossimo futuro, dell'integrazione dell'approccio dietetico alla gestione multidisciplinare di questa patologia.

Nicola Casella

Bibliografia
Lu B, et al "Dietary fat intake and radiographic progression of knee osteoarthritis: data from the Osteoarthritis Initiative" Arthritis Care Res 2016; DOI: 10.1002/acr.22952.
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