Il trattamento di pazienti affetti da gotta con allopurinolo non si associa ad un incremento della mortalità per tutte le cause.
Queste le conclusioni rassicuranti di uno studio inglese, pubblicato sulla rivista Rheumatology, relative all'impiego di questo farmaco nelle prime fasi di malattia per prevenire le conseguenze indesiderate dell'iperuricemia cronica non controllata.
Come è noto, la gotta è una condizione clinica che registra un costante aumento di incidenza nella popolazione: secondo alcune stime, infatti, l'incidenza stimata è pari all'1-2% della popolazione europea adulta e al 4% di quella USA.
“I pazienti gottosi soffrono non solo di artrite ma anche di comorbidità CV, renali, metaboliche e di altra natura – scrivono gli autori nell'introduzione al lavoro. - Nel complesso, sia la gotta che le comorbidità ad essa associate comportano una riduzione della sopravvivenza complessiva.”
Allopurinolo, un inibitore della xantina ossidasi, è il farmaco ipouricemizzante attualmente maggiormente prescritto nella gotta.
Ciò nonostante, esistono resistenze alla prescrizione del trattamento in ragione di alcune segnalazioni di safety che hanno associato il trattamento ad alcune condizioni cliniche potenzialmente letali quali la sindrome di Stevens-Johnson (una reazione acuta da ipersensibilità che coinvolge la pelle e le mucose ) e la necrolisi epidermica tossica.
L'assenza di studi che avessero soppesato i potenziali benefici del trattamento ipouricemizzante con i rischi legati all'aumento della mortalità, è stata colmata da questo studio retrospettivo che, avvalendosi dei dati provenienti dal the UK Clinical Practice Research Datalink, un database che include i dati clinici, demografici e relativi allo stile di vita di circa 12 milioni di soggetti residenti nel Regno Unito, ha voluto esaminare l'esistenza dell'associazione sopra ipotizzata in pazienti trattati con allopurinolo rispetto a pazienti non trattati con il farmaco.
Dal momento che molti pazienti non iniziavano il trattamento ipouricemizzante proprio al momento della diagnosi, per essere inclusi nello studio dovevano assumere allopurinolo da almeno 6 mesi.
Per esaminare l'effetto dell'esposizione all'allopurinolo sulla mortalità per tutte le cause, è stata condotta una 'landmark analysis', che valuta la differenza in termini di sopravvivenza fra i 2 gruppi partendo da un riferimento temporale posto dopo l’inizio del trattamento.

E' stato utilizzato, inoltre, per l'incrocio dei dati, la metodologia nota come 'propensity-score matching', per aggiustare l’effetto causale del trattamento in base ad alcune caratteristiche di base dei pazienti trattati e non trattati con allopurinolo.
Su 23.332 pazienti identificati per la presenza di gotta, la metodologia del propensity score matching ha permesso di incrociare i dati relativi a 1.016 pazienti esposti ad allopurinolo da almeno un anno dalla diagnosi con quelli relativi a 1.016 pazienti non utilizzatori del farmaco. Dopo incrocio dei dati secondo la metodologia del propensity score matching, non sono state rilevate differenze tra i soggetti utilizzatori e non utilizzatori del farmaco relativamente ad alcune variabili quali l'età, il sesso, il BMI, l'uso di farmaci concomitanti o il consumo di alcol e tabacco.

Dopo una mediana di follow-up di 10 anni dalla landmark date (esposizione al farmaco di almeno un anno dalla diagnosi), sono stati registrati 437 decessi nel gruppo trattato con allopurinolo e 443 decessi nel gruppo non trattato con il farmaco ipouricemizzante.

Pertanto, sia i soggetti trattati con allopurinolo che quelli non trattati mostravano un rischio di mortalità per tutte le cause paragonabile (HR= 0,99; IC95%: 0,87-1,12).
L'analisi a 3 anni di esposizione al farmaco rispetto alla diagnosi ha confermato il trend osservato sopra: sono stati registrati 1.280 decessi su 3.519 pazienti utilizzatori di allopurinolo e 1.265 decessi su 3.519 pazienti non utilizzatori del farmaco. L'hazard ratio di mortalità per tutte le cause è stato pari a 1,01 (IC95%= 0,92-1,09).
In conclusione, in base ai risultati dello studio, l'impiego di allopurinolo nelle fasi iniziali di malattia ha un effetto neutrale sulla mortalità per tutte le cause.
“Lo studio suggerisce l'infondatezza delle preoccupazioni relative all'aumento della mortalità derivante dall'assunzione di allopurinolo – affermano gli autori nelle conclusioni dello studio”.
“Essendo noti i molti benefici clinici di allopurinolo, tale effetto neutrale sulla mortalità per tutte le cause suffraga l'impiego del farmaco nelle fasi iniziali di malattia al fine di prevenire le complicanze a lungo termine secondarie all'iperuricemia cronica – concludono gli autori.”     

Resta da determinare, tuttavia, l'influenza di dosi più elevate del farmaco sulla mortalità.

Nicola Casella
Kuo C-F, et al "Effect of allopurinol on all-cause mortality in adults with incident gout: propensity score-matched landmark analysis" Rheumatology 2015; DOI: 10.1093/rheumatology/kev246.
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http://rheumatology.oxfordjournals.org/content/early/2015/07/11/rheumatology.kev246.abstract