Gotta e fratture, c' correlazione?

Notizie rassicuranti per i pazienti affetti da gotta: stando ai risultati di uno studio recentemente pubblicato su the Canadian Medical Association Journal, la malattia non sembra essere associata ad un incremento del rischio fratturativo. Inoltre, anche il trattamento con i farmaci ipouricemizzanti non sembra avere un'influenza negatica sul rischio di frattura a lungo termine.

Notizie rassicuranti per i pazienti affetti da gotta: stando ai risultati di uno studio recentemente pubblicato su the Canadian Medical Association Journal, la malattia non sembra essere associata ad un incremento del rischio fratturativo. Inoltre, anche il trattamento con i farmaci ipouricemizzanti non sembra avere un'influenza negatica sul rischio di frattura a lungo termine.

L'ipotesi alla base di una possibile correlazione
Alcuni studi precedentemente pubblicati hanno suggerito l'ipotesi di un'associazione tra gotta e rischio di frattura in ragione dei noti effetti negativi dell'infiammazione cronica sull'osso: è noto, infatti, come le citochine pro-infiammatorie siano responsabili dell'innesco di processi di depauperamento osseo.
Ciò premesso, il dibattito sugli effetti dell'uricemia sulla salute dell'osso è ancora molto acceso per la presenza di risultati contrastanti.

“Ad esempio – ricordano i ricercatori nell'introduzione allo studio, uno studio di popolazione taiwanese ha documentato un incremento del rischio fratturativo del 17% in pazienti gottosi e, al contempo, una riduzione del rischio in quelli sottoposti a terapia ipouricemizzante.
Per contro, uno studio danese, basati sui dati di un registro, ha trovato un innalzamento del rischio di frattura del 9% in pazienti sottoposti a trattamento con allopurinolo rispetto ai pazienti non sottoposti a terapia ipouricemizzante. Da ultimo, un terzo studio USA ha concluso che la gotta non ha effetti sul rischio di fratture non vertebrali”.

“Gli studi ricordati – continuano i ricercatori – si basavano su dati amministrativi ma non avevano tenuto in conto altri fattori come quelli legati allo stile di vita – BMI e consumo alcol; inoltre, non avevano adeguatamente indagato il bias di selezione associato con il possibile ritardo nell'inizio della terapia ipouricemizzante dopo la diagnosi, un fattore che potrebbe avere influenzato le conclusioni di tali studi”.

Di qui il nuovo studio, che si è proposto di quantificare in modo accurato il rischio di frattura in pazienti gottosi del Regno Unito e di valutare il possibile effetto della terapia ipouricemizzante sulle stime del rischio di frattura.

Per questi obiettivi, i ricercatori si sono avvalsi di un ampio database sanitario britannico contenente dati sull' erogazione cure a livello di popolazione (the Clinical Practice Research Datalink).

Da questo database, hanno estrapolato i dati relativi a 31.781 pazienti con gotta diagnosticata tra il 1990 e il 2004, seguiti fino al 2015.
Inoltre, i dati relativi a questi pazienti sono stati incrociati con quelli relativi a 122.961 controlli sani in base all'età, al sesso di appartenenza e al medico generale di competenza.

I ricercatori hanno poi utilizzato i modelli di regressione di Cox per determinare il tasso assoluto di frattura e gli hazard ratio, e analizzato l'impatto dei farmaci ipouricemizzanti sul rischio di frattura.

Correlazioni gotta (e trattamento farmaci iporuricemizzanti) con rischio frattura smentite anche dopo correzione dei dati
Dai risultati è emerso che il tasso assoluto di fratture era simile in entrambi i gruppi: 53 per 10.000 persone-anno nei pazienti gottosi e 55 per 10.000 persone-anno per controlli sani (HR=0,97; IC95%=0,92-1,02).
Tale trend è rimasto immutato anche dopo stratificazione dei dati per età e sesso.

Da ultimo non sono state documentate differenze significative del rischio di frattura tra i pazienti trattati con farmaci ipouricemizzanti rispetto a quelli non trattati ad un anno e a tre anni dalla diagnosi.

Riassumendo
Stando ai risultati di questo studio, dunque, la gotta non sembra essere associata ad un incremento del rischio di frattura. Inoltre, i farmaci ipouricemizzanti prescritti precocemente nel corso della malattia hanno un effetto neutro sul rischio di frattura.

“I dati provenienti da questo studio, pertanto – concludono i ricercatori – sono rassicuranti tanto per i pazienti, quanto per i clinici e i decisori delle politiche sanitarie di trattamento di questa condizione”.

Nicola Casella

Bibliografia
Sultan AA, et al. Risk of fragility fracture among patients with  gout and the effect of urate-lowering therapy. CMAJ. 2018;doi:10.1503/cmaj.170806
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