Gotta, iperuricemia e mortalitÓ, dimostrata relazione #ACR2018

I pazienti affetti da gotta che non raggiungono il target di uricemia consigliato di 6 mg/dl si caratterizzano per una mortalitÓ pi¨ elevata. Questo il messaggio proveniente da uno studio spagnolo recentemente presentato al congresso annuale ACR, che sottolinea l'importanza del controllo dell'iperuricemia, al di lÓ della correzione della condizione gottosa.

I pazienti affetti da gotta che non raggiungono il target di uricemia consigliato di 6 mg/dl si caratterizzano per una mortalità più elevata. Questo il messaggio proveniente da uno studio spagnolo recentemente presentato al congresso annuale ACR, che sottolinea l’importanza del controllo dell’iperuricemia, al di là della correzione della condizione gottosa.

I presupposti alla base del nuovo studio
“Alcuni anni fa, il nostro gruppo di ricerca pubblicò dati preliminari provenienti da una coorte di 700 pazienti gottosi, dimostrando come la gotta, soprattutto in presenza di tofi, fosse associata ad un innalzamento della mortalità indipendente da altri fattori di rischio CV noti – ha ricordato il dr. Ruiz (Biocruces Health Research Institute, Spagna) durante la presentazione del lavoro nel corso dell’assise congressuale”.

“Allora, il messaggio derivante da quello studio era purtroppo negativo, sottolineando l’assenza di efficacia del trattamento sull’outcome in presenza di gotta severa”.

“I risultati provenienti da quello studio – ha continuato Ruiz – ci avevano deluso, ma altri ricercatori ci hanno incoraggiato a reclutare un maggior numero di pazienti da seguire in un follow-up di maggior durata, per confermare o smentire quanto da noi osservato in precedenza”.

Di qui il nuovo studio, nel corso del quale i ricercatori si sono proposti di determinare se la riduzione dell’uricemia a livelli
Il disegno del nuovo studio
A tal scopo, sono stati reclutati 1.193 pazienti trattati per gotta dal 1992 al 2017, l’85% dei quali aveva ricevuto la conferma diagnostica di malattia mediante ecografia o esame microscopico. Tutti i pazienti inclusi sono stati sottoposti ad almeno una visita di follow-up, durante la quale è stato effettuato un monitoraggio dei livelli di acido urico nel sangue, distinguendo tra individui con livelli medi di uricemia superiori o inferiori alla soglia di 6 mg/dl.

I pazienti in questione erano in prevalenza di sesso maschile (92%), avevano un’età media di 60 anni, una durata di malattia pari a 6,8 anni ed erano andati incontro a 3-4 episodi di recidiva di malattia nel corso dell’anno precendente l’inizio dello studio.

I ricercatori sono ricorsi alle schede cliniche, alle informazioni fornite dalle famiglie dei pazienti e dai registri anagrafici locali di mortalità per valutare il dato della mortalità nei pazienti afferenti alla coorte. Tra le variabili e i fattori di confondimento vi erano l’età, il sesso di appartenenza, il BMI, l’uso pregresso di farmaci ipo-uricemizzanti, il numero di articolazioni colpite osservato alla visita iniziale, la presenza di tofi, il danno radiografico articolare, il numero di recidive annuali prima della valutazione, il riscontro di diagnosi pregressa di malattia CV, l’utilizzo di diuretici dell’ansa, l’assunzione di alcol, il riscontro di diabete, ipertensione, iperlipidemia e alterazione della funzione renale.

I risultati principali
Il livello medio dell’uricemia all’inizio dello studio è risultato pari a 9,1 mg/dl. Inoltre, il 16,3% dei partecipanti allo studio ha mostrato livelli di uricemia pari o superiori a 6 mg/dl, nonostante il trattamento.

Nel corso del periodo di osservazione sono deceduti 158 pazienti, rendendo conto di una mortalità complessiva pari al 13%. Inoltre, il 24% dei partecipanti allo studio è stato “perso” nel corso del follow-up. Nel complesso, i ricercatori hanno calcolato un tasso di mortalità “grezzo” pari a 32,7 per 1.000 pazienti-anno. Questo parametro si è impennato in modo significativo nei pazienti che avevano un’uricemia >6 mg/dl, portandosi a 80,9 per 1.000 persone-anno.

Dopo aggiustamento dei dati in base all’età, al sesso di appartenenza, al riscontro di eventi CV pregressi, è emerso che valori di acido urico nel sangue uguali o superiori a 6 mg/dl erano associati ad una maggiore mortalità (HR = 2,39; IC95%=1,64-3,5).

Pertanto, in ragione di questi risultati, emerge come il mancato raggiungimento di questo target rappresenti un predittore indipendente di mortalità.

Riassumendo
In conclusione, i risultati ottenuti da questo studio sono incoraggianti tanto per i pazienti quanto per i clinici, in quanto definiscono un valore target di un outcome (in questo caso l’uricemia) da raggiungere per ridurre la mortalità – una strategia non inedita ma già applicata per altre condizioni cliniche quali il diabete, l’ipertensione, l’iperlipidemia.

Nicola Casella

Bibliografia
Perez-Ruiz F et al. Failure to Reach Serum Urate Target Is Associated with Elevated Mortality
in Gout. ACR 2018; Abstract 869
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