Gotta, l'ecografia può migliorare la diagnosi?

Ortopedia e Reumatologia

L'ecografia muscoloscheletrica (MSUS) potrebbe essere utile nella diagnosi di gotta (soprattutto in presenza di sospetto clinico), anche se l'analisi del fluido sinoviale rimane il gold standard (l'ecografia non individua tutti i casi di gotta possibili ma conferma con elevata precisione il sospetto diagnostico in quelli da essa identificati). Lo studio su Arthritis & Rheumatology.

L'ecografia muscoloscheletrica (MSUS) potrebbe essere utile nella diagnosi di gotta (soprattutto in presenza di sospetto clinico), anche se l'analisi del fluido sinoviale rimane il gold standard (l'ecografia non individua tutti i casi di gotta possibili ma conferma con elevata precisione il sospetto diagnostico in quelli da essa identificati).

Questo il responso proveniente dall'analisi dei dati di uno studio multicentrico di recente pubblicazione sulla rivista Arthritis & Rheumatology.

Per l'analisi in questione, i ricercatori si sono avvalsi dei dati provenienti da SUGAR (the 25-center Study for Updated Gout Classification Criteria), uno studio multicentrico osservazionale che aveva reclutato 982 pazienti, disegnato allo scopo di stabilire nuovi criteri di classificazione.

La MSUS è stata condotta in 824 soggetti dello studio (dei 982 soggetti iniziali) – 416 casi (con conferma di deposizione di cristalli di urato monosodico) e 408 controlli. I ricercatori hanno fatto ricorso alla MSUS per identificare tre tratti caratteristici della gotta: il segno del doppio contorno (enhancement iperercoico delle superfici articolari), i tofi (aggregati iperercoici) e l'aspetto “snowstorm” (presenza di foci ipererecoici mobili, suggestivi la presenza di cristalli di urato monosodico). Tutti i partecipanti allo studio erano stati sottoposti anche ad artrocentesi per la presenza di cristalli di acido urico nel liquido articolare.

Utilizzando l'artrocentesi come gold standard, la sensitività, la specificità, il valore predittivo positivo (PPV) e negativo (NPV) derivanti dal presentare almeno uno dei segni ecografici distintivi di gotta sono stati quantificati in valori percentuali pari, rispettivamente, al 77%, 84%, 83% e 78%. Presi separatamente, ciascuno dei tre segni ecografici sopra descritti ha mostrato una specificità pari, almeno, al 90% (pochi falsi positivi).

Nello specifico, la MSUS ha dimostrato una specificità elevata per la diagnosi di gotta in presenza di almeno un'articolazione tumefatta e una presentazione clinica consistente con la gotta: “La specificità si è mantenuta elevata per quei soggetti con malattia all'esordio e senza segni clinici di tofi, la popolazione nella quale l'ecografia potrebbe risultare molto utile nel definire una diagnosi di gotta – hanno scritto gli autori nella discussione dello studio”.

Inoltre, le caratteristiche ecografiche del “segno del doppio contorno” e dei tofi hanno dimostrato specificità elevata per la gotta anche quando messe a confronto con la deposizione di calcio pirofosfato (pseudo-gotta), a suggerire come queste caratteristiche possano aiutare a differenziare la gotta dalla pseudo-gotta.

Al contrario, la sensitività dei tre segni ecografici distintivi di gotta, presa singolarmente, è risultata  uguale o inferiore al 60% (a suggerire che ciascuno dei tre segni ecografici distintivi di gotta era assente in molti pazienti gottosi).

In conclusione fermo restando che l'analisi del fluido sinoviale rimane il miglior approccio alla diagnosi di gotta (in tutti i casi) “...i risultati dello studio suggeriscono che, mentre l'ecografia dà i migliori risultati nei pazienti che potrebbero essere diagnosticati più facilmente senza imaging (come quelli con tofi), tale tecnica è utile anche nei pazienti con sospetto clinico di gotta meno evidente (come quelli senza tofi, articolazioni dolenti o tumefatte), con una specificità che si mantiene elevata  (~90%)  in questi sottogruppi”.

“Pertanto – aggiungono i ricercatori – i risultati suggeriscono che l'ecografia fornisce un contributo utile alla discriminazione tra gotta e non gotta a livelli paragonabili a quelli ottenuti con l'identificazione clinica dei tofi”.

Limiti dello studio
La rilevanza dei risultati non ha impedito ai ricercatori di porre alcuni caveat ai dati presentati: in primo luogo va sottolineato che i PPV e i NPV dipendono dalla prevalenza della gotta nella popolazione in studio: tali valori potrebbero differire nelle popolazioni con prevalenza di gotta maggiore o minore della prevalenza stimata nello studio in questione (50%).

In secondo luogo, l'accuratezza dell'ecografia dipende dall'abilità del singolo operatore.

In terzo luogo, inoltre, qualunque informazione diagnostica ottenuta con questi metodi dovrebbe essere integrata con altre informazioni che potrebbero avere un particolare rilievo sul rischio individuale di gotta del paziente (quali i livelli di uricemia, una storia di episodi pregressi di gotta – con relative localizzazioni degli attacchi – e la possibile presenza di condizioni alternative, quali le infezioni).

NC

Bibliografia
Ogdie A, et al "Performance of ultrasound in the diagnosis of gout in a multi-center study: comparison with monosodium urate crystal analysis as the gold standard" Arthritis Rheum 2016; DOI: 10.1002/art.39959
Leggi