I pazienti affetti da diabete tipo 2 in trattamento con una terapia di combinazione che comprende la nuova classe degli inibitori della dipeptidil-peptidasi IV (noti anche come gliptine) sembrano avere un rischio ridotto di incidenza di malattie autoimmuni, artrite reumatoide (AR) compresa.

A questi risultati è giunto uno studio di recente pubblicazione sulla rivista Annals of Rheumatic Diseases che ipotizza, per questa classe di farmaci anti-diabetici, l'esistenza di effetti pleiotropici in ragione della presenza ubiquitaria dell'enzima DPP-4 a livello delle cellule epiteliali ed endoteliali, dei linfociti T e dei macrofagi.

Utilizzando i dati delle assicurazioni sanitarie USA, gli autori dello studio hanno stimato il rischio di incidenza di malattie autoimmuni sistemiche, come l'AR, il lupus eritematoso sistemico, la psoriasi, l'artrite psoriasica, la sclerosi multipla e le malattie infiammatorie intestinali in pazienti con diabete tipo 2 che iniziavano un trattamento con gliptine rispetto a quelli che iniziavano un trattamento anti-diabetico con un altro farmaco orale ipoglicemizzante.

La popolazione studiata era costituita da 237.000 pazienti ultra40enni con diabete tipo 2 in trattamento almeno una volta con un agenti ipoglicemizzante.

Da questa popolazione, sono stati considerati 73.928 pazienti che avevano iniziato una terapia di combinazione con un inibitore della DPP-4 e 163.062 pazienti che erano in terapia di combinazione con altri farmaci anti-diabetici.
Dopo propensity-score matching, finalizzato per ridurre il peso di eventuali fattori di confondimento, sono stati selezionati 47.884 pazienti trattati con inibitori della DPP-4 e 47.884 pazienti non trattati con gliptine.

I risultati dell'analisi hanno documentato un tasso di incidenza di AR pari a 1,26 per 1.000 persone/ anno e un tasso di incidenza di altre malattie autoimmuni pari a 1,78 per 1.000 persone/anno nel gruppo che niziava il trattamento con inibitori della DPP-4. Nell'altro gruppo, invece, i tassi di incidenza di AR e di altre malattie autoimmuni sono stati pari, rispettivamente, a 1,64 per 1.000 persone/anno e a 2,26 per 1.000 persone/anno.

In un'analisi stratificata, il rischio di incidenza di AR e quello composito di altre malattie autoimmuni entro un anno di follow-up sono risultati inferiori nei pazienti trattati con gliptine rispetto a quelli trattati con altre classi di farmaci (HR=0,66; IC95%'= 0,44-0,99 nel primo caso; HR=0,68; IC95%= 0,52-0,89 nel secondo).

Non solo: l'incidenza complessiva di AR e di altre malattie autoimmuni è risultata inferiore nei sottogruppi trattati con gliptine e tiazolidinedioni o con gliptine e sulfaniluree, mentre non sono state documentate differenze del rischio di AR quando si mettevano a confronto pazienti che avevano iniziato un trattamento con inibitori della DPP-4 con quelli in trattamento di combinazione iniziale con tiazolidinedioni. Tale scoperta, secondo gli autori, potrebbe essere legata all'azione immunomodulante o anti-infiammatoria di questi ultimi.

Secondo gli autori dello studio, la riduzione del rischio di AR e di quello composito di altre malattie autoimmuni, documentata nei pazienti in trattamento di combinazione iniziale con gliptine rispetto all'altro gruppo, suggerisce l'esistenza di nuove vie di prevenzione o procrastinamento dell'insorgenza di malattie autoimmuni, la cui comprensione potrebbe portare ad un nuovo approccio terapeutico dei pazienti affetti da comorbidità ad eziologia autoimmunitaria pre-esistenti.

“A questo punto sarebbe auspicabile – concludono – la messa a punto di un trial clinico sul ruolo dell'inibizione della DPP-4 come nuovo trattamento per le malattie autoimmuni in pazienti con diabete tipo 2, data la frequente coesistenza di queste condizioni e in ragione della buona tollerabilità e sicurezza di questa classe di farmaci”.

Nicola Casella

Bibliografia
Kim S, et al "Dipeptidyl peptidase-4 inhibitors in type 2 diabetes may reduce the risk of autoimmune diseases: a population-based cohort study" Ann Rheum Dis 2015; DOI: 10.1136/annrheumdis-2014-205216.
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