Lupus, assunzione acidi grassi omega-3 influisce positivamente su outcome riferiti dai pazienti

Ortopedia e Reumatologia

Un'assunzione elevata di acidi grassi omega-3 potrebbe avere un impatto favorevole su alcuni outcome riferiti da pazienti (PRO) affetti da LES, come l'attivitą di malattia e la qualitą del sonno. Questo il responso di uno studio pubblicato su Arthritis Care and Research che necessita, tuttavia, di conferme.

Un’assunzione elevata di acidi grassi omega-3 potrebbe avere un impatto favorevole su alcuni outcome riferiti da pazienti (PRO) affetti da LES, come l’attività di malattia e la qualità del sonno. Questo il responso di uno studio pubblicato su Arthritis Care and Research che necessita, tuttavia, di conferme.

A questo risultato si è giunti dopo che i ricercatori hanno effettuato una scansione dei dati relativi ad una popolazione Usa di pazienti lupici residente in Michigan, allo scopo di valutare la relazione esistente tra l’assunzione di acidi grassi omega-3 e omega-6 con la dieta e gli alcuni outcome riferiti dai pazienti, quali l’attività di malattia, la qualità della vita, la fatigue, il dolore e il sonno.

L’assunzione alimentare di acidi grassi omega-3 e omega-6 con la dieta è stata oggetto di valutazione di una versione adattata di un questionario validato in uso per determinare le abitudini alimentari (the Diet History Questionnaire II). L’attività di malattia, invece, è stata misurata mediante un altro questionario validato (SLAQ: the Systemic Lupus Activity Questionnaire).

Da ultimo, sono state condotte analisi di regressione multivariabile aggiustate in base all’età, al sesso, all’etnia e al BMI al fine di valutare l’entità delle associazioni tra l’assunzione di acidi grassi omega-3 e omega-6, il loro rapporto e i PRO.    

Sono stati inclusi nello studio 456 pazienti lupici (il 93,2% del campione era di sesso femminile) che avevano completato il questionario sulle abitudini alimentari.

I ricercatori hanno osservato che l’assunzione alimentare media di acidi grassi omega-3, corretta in base alle calorie, era pari a 3,1 ± 0,9 g/1000 Kcal (range, 0,7-7,2); quelli di acidi grassi omega-6 era pari a 20,1 ± 7,5 g/1000 Kcal (range, 5-36,7) mentre il rapporto acidi grassi omega-6/omega-3 era pari a 6,9 ± 2,9 (range, 1,2-18).

In quasi il 26,8% dei pazienti dello studio, inoltre, è stata notata la presenza di supplementazione di olio di pesce.

Passando ai risultati delle analisi multivariate, è emerso che l’attività di malattia riferita dai pazienti era associata, in modo statisticamente significativo, con l’assunzione di acidi grassi poli-insaturi (PUFA), come indicato da un incremento del punteggio medio SLAQ di 0,3 punti (IC95%= 0,1-0,6; p=0,13) per ciascun incremento unitario del rapporto n-6:n-3.

L’associazione tra una maggiore assunzione assoluta di acidi grassi omega-3 e la riduzione dell’attività di malattia del LES è risultata statisticamente significativa ai limiti, con una riduzione del punteggio SLAQ di 0,8 punti per incremento unitario di assunzione di acidi grassi omega-3.

Il dolore, valutato con 3 criteri (Survey Criteria for Fibromyalgia, the RAND Medical Outcomes Study 36-Item Short-Form Survey Instrument, e il the Lupus Quality of Life Questionnaire), non è risultato significativamente associato con l’assunzione di PUFA.

I ricercatori hanno identificato l’esistenza di un’associazione inversa tra l’assunzione di acidi grassi omega-3 e la presenza concomitante di fibromialgia  (OR=0,82; IC95%= 0,66-1,02; P =0,07).
Inoltre, la qualità percepita del sonno è risultata significativamente associata con l’assunzione di PUFA: in concomitanza con ciascun incremento unitario di acidi grassi omega-3 si è avuta una riduzione del punteggio medio noto come “Patient-Reported Outcome Measurement Information System Sleep Disturbance” di entità pari a 1,1 punti (IC95%= −2,  −0,2; P =0,017).

Nel commentare i risultati, i ricercatori non hanno sottaciuto l’esistenza di alcuni metodologici intrinseci del loro lavoro.

In primo luogo, è stato utilizzato uno strumento (the Diet History Questionnaire II) per la valutazione dell’assunzione alimentare di PUFA che, per quanto validato, si limita a registrare l’assunzione di PUFA dal consumo di oli alimentari, cibo marino, fagioli e uova, probabilmente sottistimando l’assunzione di questi nutrienti in termini assoluti.

In secondo luogo, è stato sottolineato come l’impiego di questo strumento non abbia reso possibile il calcolo di una misura globale della qualità e varietà della dieta, con tutti i limiti che ne conseguono.

Ciò premesso, “…lo studio – concludono i ricercatori – suggerisce come livelli più elevati di assunzione di acidi grassi omega-3 e, al contempo, livelli più bassi di acidi grassi omega-6, si associano a benefici relativiamente ad alcuni PRO, come l’attività di malattia e la qualità del sonno.

“Sono ora necessari nuovi studi – aggiungono – che si focalizzino sull’assunzione di PUFA da tutte le fonti disponibili (alimenti e supplementazioni)”.

NC

Bibliografia
Charoenwoodhipong P et al. Dietary omega polyunsaturated fatty acid intake and patient-reported outcomes in systemic lupus erythematosus: the Michigan Lupus Epidemiology & Surveillance (MILES) program [published online May 10, 2019]. Arthritis Care Res. doi:10.1002/acr.23925
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