Lupus, conferme di efficacia per belimumab nella pratica clinica reale

Il trattamento di pazienti lupici con belimumab è stato in grado di indurre miglioramenti clinicamente significativi e di consentire la riduzione del dosaggio di corticosteroidi anche in una casistica canadese di pazienti provenienti dalla pratica clinica reale (real word). Lo dimostrano i risultati di uno studio osservazionale recentemente pubblicato su Rheumatology International che suffragano l'impiego di questo farmaco nel lupus.

Il trattamento di pazienti lupici con belimumab è stato in grado di indurre miglioramenti clinicamente significativi e di  consentire la riduzione del dosaggio di corticosteroidi (CS) anche in una casistica canadese di pazienti provenienti dalla pratica clinica reale (real word).

Lo dimostrano i risultati di uno studio osservazionale recentemente pubblicato su Rheumatology International che suffragano l'impiego di questo farmaco nel lupus.

Che cosa è belimumab?
Belimumab è un regolatore che controlla la sopravvivenza dei linfociti implicati nella potente reazione autoimmune, che dà origine alle diverse lesioni ad organi e tessuti della malattia. 

In sintesi, belimumab è il primo farmaco che agisce direttamente sui livelli di BLyS circolante nel sangue e ne impedisce il legame con i suoi recettori. BlyS è una proteina naturale necessaria per la sopravvivenza dei B-linfociti e la loro trasformazione in plasmacellule mature.

Il blocco del BLys induce l’apoptosi (cioè il suicidio programmato”) dei linfociti B, in particolare di quelli autoreattivi,  e consente di diminuire i livelli degli autoanticorpi che attaccano le cellule dello stesso organismo del paziente, responsabili del peggioramento della malattia, soprattutto a carico di come articolazioni, cute, cuore, polmoni, reni e cervello.

Il farmaco ha rappresentato, dopo 50 anni, una svolta per la cura di questa malattia nelle forme moderate e gravi.

In Italia, belimumab è disponibile ormai da più di 2 anni, anche se alcuni centri hanno iniziato ad utilizzarlo anche prima, quando era ancora in sperimentazione.

Qual è il razionale dello studio?
Mentre l'efficacia clinica di belimunab è stata ampiamente documentata nei trial clinici randomizzata, solo recentemente, in ragione della recente introduzione sul mercato, cominciano ad essere resi noti i primi risultati relativi al suo impiego nella pratica clinica reale.

Gli studi OBSErve (evaluation Of use of Belimumab in clinical practice Settings) sono degli studi osservazionali disegnati allo scopo di descrivere i pattern complessivi di cura e degli outcome del lupus eritematoso sistemico (LES) dopo trattamento con belimunab in un setting di pazienti real-world nei diversi paesi nei quali è disponibile il farmaco per questa indicazione di malattia.

Lo studio pubblicato si riferisce all'esperienza di utilizzo canadese e fa seguito al primo degli studio OBSErve, condotto negli USA, che già aveva dato risultati positivi.

Quali sono stati i risultati principali?
Lo studio OBSErve Canada ha incluso 52 pazienti provenienti da 4 centri ospedalieri e 3 centri comunitari. Più del 90% del campione era costituito da donne, mentre 2 pazienti su 3 erano di etnia Caucasica. I soggetti reclutati nello studio avevano un'età media di 46,5 anni e più della metà di questi aveva una durata di malattia superiore a 10 anni. La media di comorbilità osservate era pari a 2,8 (con una prevalenza di ipertensione e iperlipidemia).

Le manifestazioni lupiche più comuni erano date dall'artrite (69,2%), dai rash cutanei (46,2%), da livelli ridotti di complemento (26,9%) e da un incremento dei livelli anticorpali di anticorpi anti dsDNA (21,2%).

Alla valutazione clinica, i pazienti dello studio mostravano una malattia di grado lieve nel 5,8% dei casi, di grado moderato nel 51,9% e di grado severo nel 42,3% dei casi.

Inoltre, nel corso dei 6 mesi precedenti l'avvio del trattamento con belimumab, il 96,2% dei pazienti utilizzava steroidi, il 92,3% farmaci antimalarici e il 55,8% FANS.

La valutazione di malattia prevedeva sia il ricorso alla valutazione globale dello stato di malattia da parte del medico e del paziente che l'utilizzo dell'indice SLEDAI-2K (the Systemic Lupus Erythematosus Disease Activity Index 2000).

Dei 7 reumatologi partecipanti allo studio, quattro hanno indicato di utilizzare di routine il primo metodo di valutazione di malattia sopra indicato e solo due di ricorrere all'indice SLEDAI.

A 6 mesi, dall'inizio del trattamento con belimumab, è stato documentato un miglioramento clinico del 20%, 50% e 80%, rispettivamente, nell'88,9%, 69,4% e 36,1% dei pazienti con manifestazioni artritiche iniziali. Nei pazienti con rash, è stato osservato un mglioramento clinico del 20%, 50% e 80%, rispettivamente, nel 62,5%, 50% e 25% dei partecipanti allo studio.

Quanto alla valutazione globale da parte del medico, dopo 6 mesi di trattamento con belimumab si è avuto un miglioramento del punteggio associato a questo parametro (+18,4 punti), mentre il miglioramento osservato sulla base dell'indice SLEDAI-2K è stato quantificato in 2,6 punti.

Da ultimo, la riduzione del dosaggio di steroidi osservata a 6 mesi dall'inizio del trattamento con belimumab è stata più pronunciata in quelli che avevano utilizzato dosaggi elevati (uguali o superiori a 7,5 mg/die). 

I pregi dello studio: confermata la possibilità di ridurre l'impiego di CS
I risultati di questo studio real-world confermano la possibilità di ridurre, nei pazienti lupici trattati con belimumab, la necessità di impiego di CS con indubbi vantaggi in termini di outcome del trattamento: “L'impiego prolungato di dosi elevate di CS nel LES – spiegano gli autori – può essere causa di danno d'organo a lungo termine”.

I limiti dello studio: l'impiego di SLEDAI-2K è ancora troppo limitato
Sia nello studio OBSErve USA precedentemente pubblicato che nello studio canadese, gli autori hanno riconosciuto come limite al lavoro il fatto che solo una minoranza di pazienti sia stata valutata con uno strumento formale validato come l'indice SLEDAI.
“E' necessario, invece – concludono i pazienti – che sia misurata l'attività di malattia dei pazienti, idealmente con strumenti standardizzati e validati, prima di iniziare il trattamento  per il LES, al fine di monitorare in maniera adeguata sia la progressione di malattia che la risposta del paziente al trattamento”.

Nicola Casella

Bibliografia
Touma Z, et al "Belimumab use, clinical outcomes and glucocorticoid reduction in patients with systemic lupus erythematosus receiving belimumab in clinical practice settings: results from the OBSErve Canada study" Rheum Int 2017; DOI: 10.1007/s00296-017-3682-9.
Leggi