Malattia di Behçet, infliximab sicuro ed efficace per l'uveoretinite refrattaria

Nei pazienti con uveoretinite refrattaria correlata alla malattia di Behçet il trattamento con infliximab si è dimostrato efficace e sicuro-. E' quanto emerge dai risultati di uno studio a lungo termine su pazienti giapponesi pubblicato sulla rivista Arthritis Research & Therapy.

Nei pazienti con uveoretinite refrattaria correlata alla malattia di Behçet il trattamento con infliximab si è dimostrato efficace e sicuro-. E’ quanto emerge dai risultati di uno studio a lungo termine su pazienti giapponesi pubblicato sulla rivista Arthritis Research & Therapy.

La malattia di Behçet, comune lungo la costa del Mar Mediterraneo e la via della seta che si estende fino al Giappone, è una condizione infiammatoria sistemica di eziologia sconosciuta caratterizzata da ulcere aftose ricorrenti, lesioni cutanee, ulcere genitali e lesioni oculari. L'infiammazione oculare provoca uveoretinite, che nei casi gravi provoca danni irreversibili alla retina e al nervo ottico, fino alla cecità.

«Gli attuali trattamenti per l'uveoretinite nella malattia di Behçet comprendono glucocorticoidi, ciclosporina e altri immunosoppressori», hanno scritto Shigeaki Ohno e colleghi, dell'Università di Hokkaido, in Giappone. «La ciclosporina in particolare esercita una potente attività attraverso la soppressione della funzione delle cellule T, e il suo impiego nel trattamento della uveoretinite viene raccomandato da diverse linee guida».

«Se però consideriamo le reazioni avverse al farmaco – hanno aggiunto - tra cui la nefrotossicità e gli effetti sul sistema nervoso centrale, oltre al fatto che alcuni pazienti non rispondono alla terapia, è auspicabile la disponibilità di nuovi agenti terapeutici».

Uno studio postmarketing a lungo termine
Infliximab ha dimostrato un’eccellente efficacia nella uveoretinite refrattaria nella malattia di Behçet (RUBD, refractory uveoretinitis in Behçet’s disease) ed è stato approvato per questa indicazione in Giappone nel 2015. Tuttavia – hanno scritto gli autori - il profilo di sicurezza a lungo termine e l'efficacia in contesti clinici reali in questi pazienti non sono stati completamente chiariti.

Per valutarli i ricercatori dell'Università di Hokkaido hanno avviato il trial BRIGHT, uno studio prospettico di sorveglianza postmarketing a lungo termine su larga scala. Sono stati arruolati tutti i pazienti con RUBD valutati in 215 strutture mediche giapponesi tra gennaio 2007 e gennaio 2010 che hanno iniziato il trattamento con infliximab dopo non aver risposto alla terapia convenzionale con farmaci come glucocorticoidi, ciclosporina, colchicina e altri immunosoppressori.

Tollerabilità in linea con il profilo del farmaco
Tutti i partecipanti sono stati valutati ogni 6 mesi fino a 24 mesi. La tollerabilità del farmaco è stata analizzata in 656 pazienti per i quali erano disponibili dati di sicurezza, di cui 555 hanno completato il periodo di studio di 24 mesi, mentre l’efficacia è stata valutata in 650 pazienti.

L'incidenza delle reazioni avverse al farmaco è stata del 32,32% e quella di reazioni avverse gravi del 6,1%. Gli eventi più comuni, gravi o meno, sono state le infezioni con due pazienti che hanno riportato tubercolosi e uno che ha contratto un’infezione da Pneumocystis jirovecii.

I fattori di rischio indipendenti associati alle infezioni erano la malattia respiratoria, una storia di malattia allergica e l'uso concomitante di glucocorticoidi. Sebbene siano state osservate reazioni all'infusione nell'11,13% dei pazienti, la maggior parte non erano gravi.

Un’opzione terapeutica sicura ed efficace
Riguardo all’efficacia la percentuale di risposta a infliximab a 24 mesi basata sulla valutazione globale del medico era dell'80,7% (60,7% di miglioramenti e 20,1% di lievi miglioramenti), con diminuzioni riportate nella frequenza media degli attacchi oculari in 6 mesi, da due prima dell'inizio del trattamento a zero. Durante lo studio è stata inoltre mantenuta una corretta acuità visiva.

«Il profilo di sicurezza di infliximab si è dimostrato simile a quello già osservato negli studi precedenti e non sono stati rilevati nuovi problemi di sicurezza», hanno scritto Ohno e colleghi. «Inoltre, l'efficacia del trattamento si è mantenuta per un periodo prolungato. Questi risultati suggeriscono che infliximab possa rappresentare un'opzione di trattamento adatta all’uveoretinite refrattaria nella malattia di Behçet in contesti clinici reali».

Bibliografia

Ohno S et al. Safety and efficacy of infliximab in the treatment of refractory uveoretinitis in Behçet’s disease: a large-scale, long-term postmarketing surveillance in Japan. Arthritis Research & Therapy 201921:2.

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