Malattie reumatologiche autoimmuni, vaccino inattivato influenzale associato a ridotta morbi- mortalitÓ respiratoria

Ortopedia e Reumatologia

Il vaccino inattivato per l'influenza si associa ad una riduzione della morbilitÓ e mortalitÓ ascrivibili a cause respiratorie in pazienti affetti da patologie reumatologiche autoimmuni (artrite reumatoide e spondiloartriti). Lo dimostrano i risultati di uno studio pubblicato su Rheumatology che suggeriscono l'attivazione di politiche di promozione attiva della vaccinazione contro l'influenza stagionale sia in questi pazienti che tra il personale sanitario.

Il vaccino inattivato per l’influenza si associa ad una riduzione della morbilità e mortalità ascrivibili a cause respiratorie in pazienti affetti da patologie reumatologiche autoimmuni (artrite reumatoide e spondiloartriti). Lo dimostrano i risultati di uno studio pubblicato su Rheumatology che suggeriscono l’attivazione di politiche di promozione attiva della vaccinazione contro l’influenza stagionale sia in questi pazienti che tra il personale sanitario.

Razionale e disegno dello studio
Le malattie reumatologiche autoimmuni, come l’artrite reumatoide (AR) e le spondiloartriti (SpA) si associano ad un incremento del rischio di andare incontro all’influenza e alle sue complicanze, per cui si raccomanda il ricorso alla vaccinazione contro l’influenza stagionale anche in questi pazienti – ricordano i ricercatori nell’introduzione allo studio -. Mentre l’entità della risposta sierologica al vaccino inattivato contro l’influenza (IIV) è stata già oggetto di indagine nelle patologie sopra menzionate, fino ad ora non esistevano studi condotti nella pratica clinica reale sull’efficacia del vaccino nel prevenire gli outcome “centrati sul paziente” come l’influenza, le polmoniti e la mortalità: il solo studio che ha valutato l’efficacia di IIV nel contesto dell’immunosoppressione prevedeva al suo interno solo un numero di casi di AR e SpA inferiore al 5%”.

“Inoltre – continuano i ricercatori  - permanevano dubbi sulla capacità di alcuni DMARDs (es. metotressato) di alterare la risposta sierologica a IIV”.

Su questi presupposti è stato implementato il nuovo studio, che ha valutato l’efficacia real world del vaccino inattivato contro l’influenza stagionale nel prevenire la malattia influenzale, le infezioni a carico del tratto respiratorio inferiore, le polmoniti, le riacutizzazioni di Bpco e la mortalità in pazienti con affetti da malattie reumatologiche autoimmuni.

A tal scopo, i ricercatori hanno identificato i dati relativi a pazienti adulti affetti da queste patologie e trattati con farmaci immunosoppressori relativi al trimestre precedente la data del primo settembre, relativamente a due periodi temporali (2006-2009 e 2010-2015). Questi sono stati ottenuti previa consultazione di CPRD (the Clinical Practice Research Datalink), un database contenente le schede cliniche anonimizzate di più di 10 milioni di persone residenti nel Regno Unito.

Sono stati estratti sia i dati di esposizione che quelli relativi agli outcome e messi in pool i dati provenienti da più stagioni influenzali.

Dal momento che i partecipanti a rischio di influenza hanno maggiori probabilità di essere vaccinati, è stato calcolato un propensity score per la vaccinazione (NdR. Il  propensity  score  viene  utilizzato  per  analizzare  l’effetto  causale  di  un  trattamento  utilizzando  dati  osservati.  I  dati  osservati  sono  dati  non  generati  da  un  esperimento  -  randomizzati - ma sono dati raccolti attraverso surveys, esperimenti, records amministrativi. Il propensity score corregge la stima in base alla considerazione della presenza di fattori confondenti).

Gli hazard ratio relativi all’efficacia del vaccini sugli outcome sono stati calcolati mediante modelli di regressione di Cox opportunamente aggiustati per la presenza di fattori confondenti.

Risultati principali
I ricercatori hanno incluso nell’analisi i dati relativi a 30.788 individui (65,66% donne; 75,5% con AR; 61,1% trattati con MTX), per un totale complessivo di 125.034 cicli influenzali. Nel corso del follow-up, il numero medio di vaccinazioni è stato pari a  3,78±2,46.

Dai risultati è emerso che la vaccinazione ha ridotto il rischio di:
- ospedalizzazioni per polmoniti  (aHR= 0,59; IC95%=0,51-0,69)
- riacutizzazioni di Bpco (aHR=0,59; IC95%=0,44-0,80)
- mortalità per tutte le cause (aHR=0,52; IC95%=0,47-0,59)
- mortalità per polmonite in una determinata stagione influenzale (aHR=0,47; IC95%=0,35-0,63).

In aggiunta, la vaccinazione con virus inattivato ha ridotto il rischio di consulto presso un MMG per malattia influenzale (aHR=0,75; IC95%= 0,60-0,95) quando l’analisi era ristretta al periodo in cui i virus influenzali erano in circolo.

Dopo esclusione delle stagioni influenzali con esposizione a sulfasalazina, le associazioni sopra osservate non sono cambiate. Ciò detto, il vaccino inattivato contro l’influenza non ha ridotto il rischio di consulto presso un MMG per un’infezione a carico delle basse vie respiratorie e per riacutizzazione da Bpco.

Limiti e implicazioni dello studio
Nel commentare i risultati, i ricercatori hanno ammesso, tra i limiti metodologici intrinseci dello studio, la messa in pool dei dati relativi a diverse stagioni influenzali per determinare una singola stima dell’efficacia del vaccino per ciascuno degli outcome considerati. Inoltre, non sono stati registrati i dati sulla prescrizione di farmaci biologici in quanto lo studio non aveva incluso il loro effetto sull’efficacia del vaccino.

Ciò premesso, lo studio ha dimostrato e quantificato l’efficacia del vaccino inattivato contro l’influenza nel prevenire la morbi- mortalità respiratoria in pazienti immunosoppressi affetti da malattie reumatologiche autoinfiammatorie. Per questo, i pazienti affetti da queste patologie dovrebbero essere informati sui benefici di questo intervento ed essere sottoposti, ogni anno, a vaccinazione anti-influenzale con virus inattivati.

NC

Bibliografia
Nakafero G et al. Effectiveness of inactivated influenza vaccine in autoimmune rheumatic diseases treated with disease-modifying anti-rheumatic drugs [published online March 11, 2020]. Rheumatology. doi:10.1093/rheumatology/keaa078
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