La vitamina D è ben nota per i suo effetti scheletrici ed è ampiamente utilizzata nella prevenzione e nella terapia dell’osteoporosi. Meno note, invece, sono le azioni extrascheletriche di questo importante ormone calcio regolatore.

Per fare il punto sugli effetti extrascheletrici della vitamina D lo scorso 14 marzo si è tenuto a Milano un incontro che ha visto riuniti diversi specialisti in vari campi della medicina. Il Convegno si è svolto presso la Fondazione IRCCS, Ospedale maggiore Policlinico di Milano ed è stato organizzato dal Dott. Fabio Massimo Ulivieri del Centro per la diagnosi e la terapia dell’osteoporosi del Policlinico milanese.

Come spiegato dal Dott. Ulivieri, la vitamina D è uno dei più noti ormoni calcio regolatori che favorisce il mantenimento del trofismo osseo. Oltre ai suoi effetti sullo scheletro, però, la vitamina D ha rilevanti effetti anche sul rischio cardiovascolare, sulle patologie endocrine, immunoinfettive, oncologiche, reumatologiche. e neurodegenerative

Per quanto riguarda i dati epidemiologici dell’ipovitaminosi D, nell’area mediterranea, nonostante la forte esposizione al sole, si osserva una carenza generalizzata di vitamina D, addirittura superiore ai Paesi del Nord Europa. Per quanto riguarda il nostro Paese, più del 70% della popolazione italiana al di sopra dei 75 anni presenta una carenza di vitamina D.

Come spiegato dalla Dott.ssa Patrizia D’Amelio, Ricercatrice presso l’Unità di Geriatria e Malattie Metaboliche dell’osso dell’Università degli Studi di Torino, gli effetti della vitamina D sul sistema nervoso riguardano principalmente lo sviluppo e la maturazione dei neuroni del sistema nervoso centrale. Questo dato è stato dimostrato da studi su animali da laboratorio che hanno evidenziato come bassi livelli di vitamina D circolante sono associati a un comportamento aberrante e all’incapacità di apprendere semplici esercizi.

È stato osservato che i polimorfismi del recettore della vitamina D predispongono all’insorgenza di malattie neurodegenerative come Alzheimer e Parkinson e che soggetti affetti da queste patologie hanno livelli di vitamina D ridotti rispetto alla popolazione generale. .

Inoltre, studi in cui veniva somministrata la 25(OH)idrossivitamina D negli animali hanno mostrato che tale terapia protegge dalla degenerazione neuronale. Inoltre, negli animali privi di vitamina D, in cui veniva indotto sperimentalmente l’Alzheimer mostravano un miglioramento nella capacità di eseguire esercizi fisici dopo la somministrazione della forma non idrossilata della vitamina D(colecalciferolo).

Attualmente è in corso un ampio studioche includerà soggetti con Alzheimer che verranno randomizzati a ricevere memantina associata o meno a boli di vitamina D(colecalciferolo). Un altro studio in corso a Torino recluterà pazienti con deterioramento cognitivo lieve per valutare gli effetti della somministrazione di vitamina D.

Come spiegato dal Prof. Luigi Sinigaglia, Direttore del Dipartimento di Reumatologia dell’Istituto “Gaetano Pini” di Milano, nell’ambito delle patologie reumatiche la vitamina D ha un ruolo complesso. La vitamina D, grazie alla sua capacità di modulare alcune funzioni del sistema immunitario, sembra , sembra avere un ruolo nelle patologie di origine autoimmune in quanto in grado -di  facilitare meccanismi protettivi nei confronti delle malattie reumatiche. Inoltre la vitamina D è importante per la salute dello scheletro e la fragilità scheletrica è una componente essenziale di molte patologie reumatiche.Come dimostrano diversi studi, i soggetti affetti da questo tipo di patologie presentano bassi livelli di vitamina D e molto spesso per alcuni di essi è controindicata l’esposizione al sole ed è quindi oltremodo consigliata al supplementazione di vitamina D.

Secondo quanto spiegato dal Prof. Giovanni Luisetto, Professore di Medicina Interna ed Endocrinologia, all’Università di Padova, l’effetto della vitamina D sul sistema cardiovascolare non è ancora ben conosciuto e sono necessari ulteriori studi per stabilire se la vitamina D sia in grado di ridurre significativamente l’incidenza di eventi cardiovascolari e per stabilire il livello ottimale da somministrare perché questo si verifichi. I dati a disposizione dimostrano, comunque, che buoni livelli di vitamina D, ottenuti in seguito a supplementazione, determinano una normalizzazione della pressione arteriosa impedendo lo sviluppo di ipertensione con conseguente riduzione dell’incidenza di gravi eventi cardiovascolari, spesso mortali, come l’infarto del miocardio.

Il Dott. Fabio Vescini, Dirigente medico presso la SOC di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo dell’ AOU Udine, ha ribadito l’importanza della vitamina D nel migliorare le attività del sistema immunitario ed ha evidenziato come in pazienti affetti da HIV, chepresentano un rischio superiore del 20-30% di avere un deficit di vitamina D rispetto alla popolazione generale, viene comunque consigliata a tutti una supplementazione quotidiana di 800 UI di vitamina D anche senza aver fatto un controllo preventivo di presenza di ipovitaminosi.

Come spiegato dal Dott. Iacopo Chiodini dell’U.O. di Endocrinologia dell’ Ospedale Policlinico di Milano, il ruolo che la vitamina D svolge nell’insorgenza e nella manifestazione di alcune patologie dell’apparato endocrino, quali alcune patologie della tiroide, il diabete ed alcuni tipi di tumori endocrini, si va sempre più delineando grazie alle nuove acquisizioni scientifiche. I soggetti affetti da questo tipo di patologie hanno un maggiore rischio di avere bassi livelli di vitamina D ed è quindi necessario dosare la vitamina D e se necessario supplementare il paziente.

Come spiegato dalla Dr.ssa Amedea Silvia Tirelli, del Laboratorio di Analisi Cliniche e microbiologia dell’Ospedale maggiore policlinico di Milano, la vitamina D può avere un ruolo anche nell’insorgenza di obesità e diabete. A dimostrarlo è uno studio, condotto in collaborazione con l’unità di obesità e lavoro del policlinico di Milano, che ha valutato oltre 200 soggetti lavoratori con problemi di obesità e/o diabete. Nello studio è stata osservata una correlazione positiva tra la carenza di vitamina D e la comparsa di queste patologie.

Secondo il Prof. Andrea Giustina, Ordinario di Endocrinologia all’Università di Brescia, dovrebbero essere trattati con vitamina D tutti i soggetti a rischio di carenza di vitamina D. Il deficit di vitamina D è ormai un problema pressoché ubiquitario, dovuto essenzialmente ai nostri stili di vita che ci portano a svolgere gran parte delle nostre giornata in ambienti chiusi e ad esporci poco al sole, soprattutto per quanto riguarda la popolazione anziana. Ad oggi i tipi di supplementazione in commercio sono molti, ma per il loro corretto utilizzo è sempre bene rivolgersi a un medico e prediligere la somministrazione con precursori della vitamina D (colecalciferolo) che vengono attivati dall’organismo al bisogno, riducendo il rischio di effetti collaterali. I rischi di intossicazione con il precursore della vitamina D sono molto bassi, perché la molecola viene attivata dall’organismo solo quando necessario. I rischi di intossicazione con la forma attiva della vitamina D sono ugualmente ridotti anche se, in questo caso, i pazienti dovrebbero essere monitorati più attentamente.

Elisa Spelta
Medical Writer