Napoli, si chiude il primo congresso di G.U.I.D.A., società interdisciplinare per il dolore muscolo scheletrico

Sono stati tre giorni di lavori molto intensi quelli della prima edizione del congresso nazionale di G.U.I.D.A., nuova società scientifica la cui missione è la gestione interdisciplinare del dolore muscolo scheletrico e dell'algodistrofia. Il congresso si è svolto a Napoli e ha avuto nella multidisciplinarietà la parola chiave visto che si sono alternati sul palco specialisti in ortopedia, reumatologia e fisiatria.

Sono stati tre giorni di lavori molto intensi quelli della prima edizione del congresso nazionale di G.U.I.D.A., nuova società scientifica la cui missione è la gestione interdisciplinare del dolore muscolo scheletrico e dell’algodistrofia. Il congresso si è svolto a Napoli e ha avuto nella multidisciplinarietà la parola chiave visto che si sono alternati sul palco specialisti in ortopedia, reumatologia e fisiatria.

Qualche numero consente di capire meglio l’importanza del convegno: 315 partecipanti, 42 relatori, 15 sessioni scientifiche, 4 letture magistrali, 2 sessioni di casi clinici interattivi, due sessioni di worskhop interattivi incentrati sulla terapia infiltrativa intraarticolare e sull’imaging ecografico nel dolore muscolo scheletrico.

«Personalmente sono soddisfatta –ha dichiarato Ombretta di Munno, professore di reumatologia all’Università di Pisa e presidente di GUIDA- Credo che sia anche il giudizio del comitato esecutivo e del consiglio direttivo di GUIDA. A parte il tanto impegno profuso, c'è già una concreta risposta dei nostri Soci, confermata dalla partecipazione assidua alle sessioni scientifiche. Sarà molto importante la riunione che avremo il prossimo 20 aprile nella quale saranno presentati i programmi per le attività future. A partire dai convegni regionali del 2018.»

ATTIVITA' FUTURE DI G.U.I.D.A. Il prossimo anno, gli appuntamento saranno numerosi perché l'attività di GUIDA svilupperà su numerosi convegni regionali, per poi riunirsi nuovamente in una unica sede nel 2019.

«Abbiamo una grande progettualità da realizzare, tutta basata sugli iscritti e sui giovani in particolare - ha dichiarato Giovanni Iolascon professore di fisiatria all’Università della Campania Luigi Vanvitellie presidente del convegno di Napoli- In 12 regioni ci sarà un referente per ognuna delle tre branche in cui articola la società. La nostra mentalità deve un po’ cambiare e il paziente deve essere sempre più al centro delle nostre decisioni, Ci aspetta un vero cambiamento culturale. Per lavorare in maniera efficiente dovremo usare sempre di più il nostro sito (http://www.si-guida.it) I protocolli di lavoro i PDTA e altre iniziative dovranno sfruttare le potenzialità del sito. Dovremo lavorare insieme, in maniera interattiva.»

DOLORE MUSCOLO SCHELETRICO Tra le tante attività annunciate al congresso vi è la messa a punto di un PDTA per il dolore muscolo scheletrico. Mediante un approccio per processi, il PDTA permetterà di valutare la congruità delle attività svolte rispetto agli obiettivi, alle Linee Guida di riferimento e alle risorse disponibili. Rispetto alle Linee Guida che definiscono quali sono gli interventi utili per una determinata condizione clinica, il “cosa”, il PDTA è molto più specifico perché descrive anche ogni fase operativa e quindi il “chi”, “dove”, “quando” e “come” di ogni attività prevista.

Tra gli esempi citati da Iolascon, il PDTA per la lombalgia messo a punto dalla regione Piemonte e un PDTA dell’American Physician Association, sempre riferito alla lombalgia. Si è parlato anche del dolore acuto muscolo scheletrico, con la presentazione di una proposta di PDTA che sarà poi oggetto di valutazione allargata da parte dei soci di G.U.I.D.A. attraverso consultazioni via Web. La valutazione con la scala numerica NRS (numerical rating scale), supportata anche dalla legge 38, è quella preferita e verrà adottata nei PDTA che saranno man mano sviluppati.

Il dolore cronico muscolo-scheletrico riguarda oltre il 26% della popolazione italiana, il 70%  se si considera la fascia di popolazione over 60, e secondo le ultime stime i relativi costi sanitari, sia diretti che indiretti, sono stimati intorno al 2,3% del PIL ; si tratta di circa 1.400 euro all’anno per paziente (erogazione di farmaci, ricoveri, diagnostica a carico del Ssn), cui si sommano costi indiretti legati alle giornate lavorative perse e all’assistenza familiare, pari a 4.557 euro all’anno per paziente.

ALGODISTROFIA In occasione del suo I congresso zazionale, la Società Italiana G.U.I.D.A coglie l’occasione per sottolineare l’importanza di un’elaborazione di un algoritmo diagnostico per l’Algodistrofia che possa aiutare gli specialisti di riferimento – reumatologici, ortopedici e fisiatri –  a giungere ad una diagnosi tempestiva a vantaggio della qualità di vita del paziente.

L’Algodistrofia (Sindrome Dolorosa Regionale Complessa) esordisce, si manifesta principalmente a causa di un trauma o di una frattura e sviluppa come sintomo dominante il dolore che assume i caratteri particolari dell’iperalgesia (si avverte più dolore di quello normalmente avvertito per uno stimolo algogeno) e dell’allodinia (si avverte dolore anche per stimoli normalmente non dolorosi come lo sfioramento, dolore spesso regionalizzato a livello degli arti e resistente ai comuni antidolorifici. Considerata una patologia rara, colpisce ogni anno circa il 26 persone su 100.000 , soprattutto donne tra i 55 ed i 75 anni, se non diagnosticata e trattata precocemente può causare invalidità permanente della mano o del piede.

«Nonostante la sindrome algodistrofica non sia così frequente nella popolazione generale, il suo impatto in termini di qualità di vita e d’impatto sociale/lavorativo che la malattia produce in chi ne è colpito è spesso sottostimato -  dichiara il professor Giovanni Iolascon - L’importanza quindi di riconoscere ed individuare la malattia ai suoi esordi è direttamente correlata alla possibilità di intervenire tempestivamente e di evitare il rischio di cronicizzazione del dolore e di invalidità dell’arto a vantaggio del paziente.»

«Secondo quanto suggerito dai più recenti studi, tra i numerosi trattamenti farmacologici disponibili per la sindrome algodistrofica – conclude Iolascon - la terapia di prima scelta è rappresentata dal Neridronato, molecola della classe dei Bisfosfonati , che è in grado di contrastare lo sviluppo della malattia, di ridurre di conseguenza i sintomi  a vantaggio della qualità di vita del paziente. Ad oggi la diagnosi di Algodistrofia è essenzialmente basata su criteri clinici, non esistendo test o indagini strumentali specifici che ne accertino la diagnosi. I criteri standardizzati (Budapest, Atkins e Veldaman) vengo no utilizzati solo a conferma di un indirizzo terapeutico già in atto. Diventa quindi urgente iniziare a delineare un iter diagnostico condiviso che aiuti ortopedici, reumatologici e fisiatri ad effettuare una diagnosi più certa includendo anche le forme di Algodistrofia che oggi non rientrano nei criteri diagnostici standardizzati, sfuggono al trattamento portando ad un aumento dei costi economici della patologia.»

L’Algodistrofia rappresenta un caso emblematico per la sua connessione con il dolore che, da sintomo, se la patologia  non viene trattata tempestivamente e si cronicizza al punto da portare all’invalidità dell’arto interessato, e diventa malattia. Fatta la diagnosi è necessario quindi interrompere il circolo del dolore, attraverso un trattamento farmacologico appropriato.