Le pazienti in trattamento orale con risedronato per osteoporosi (OP) potrebbero avere, in un prossimo futuro, la possibilità di essere trattate con una formulazione orale del farmaco che elimina la necessità di ricorrere alla posologia a digiuno, con vantaggi in termini di compliance e di riduzione di false diagnosi di resistenza o di inefficacia al trattamento. E’ quanto sembra suggerire uno editoriale pubblicato sulla rivista Therapeutics and Clinical Risk Management.

I bifosfonati (BSF) rappresentano l’opzione terapeutica principale di scelta nel trattamento dell’OP, in ragione della loro selettività preferenziale per il tessuto osseo e della riduzione significativa del rischio di frattura.
I BSF orali, però, presentano un limite, rappresentato dallo scarso assorbimento (<1% per i BSF contenenti gruppi di azoto – N-BSF) e la loro biodisponibilità potrebbe essere trascurabile se assunti a stomaco pieno.

“Ciò – spiegano gli autori – potrebbe essere dovuto alla formazione di chelati insolubili con alcuni elementi quali il calcio, il magnesio e l’alluminio, presenti in natura in molti cibi di natura solida e liquida, anche se altri meccanismi potrebbero avere un ruolo in quanto osservato”.

“Per queste ragioni – continuano gli autori – i BSF devono essere assunti prima di colazione, in assenza di assunzione di cibo e bevande per almeno 30 minuti (o anche più) dalla loro somministrazione.”

Questa modalità di somministrazione, dunque, può essere foriera di problemi di compliance al trattamento: “…La posologia di somministrazione a digiuno è stata identificata tra le cause principali di scarsa aderenza al trattamento – spiegano gli autori. – Ciò ha un suo perché, legato al fatto che la condizione prolungata di digiuno notturno, che si aggiunge al digiuno da effettuare fino, almeno, a due ore dall’assunzione del farmaco, potrebbe influenzare in modo rilevante lo svolgimento delle normali attività quotidiane. Pertanto – aggiungono gli autori – è pensabile aspettarsi un miglioramento della compliance al trattamento dalla messa a punto di una formulazione che permetta al paziente di prendere il farmaco prescritto dopo colazione, anziché prima”.

La ricerca farmaceutica sull’ottimizzazione del trattamento con I BSF si è pertanto focalizzata sulla possibilità di impedire la formazione di complessi insolubili con calcio e altri cationi divalenti e trivalenti presenti nel cibo, allo scopo di rendere inutile il ricorso obbligato alla posologia a digiuno.

Il risultato di questa ricerca, limitatamente al risedronato, ha portato allo sviluppo di una formulazione del farmaco (35 mg) a rilascio ritardato (DR) con l’aggiunta di un chelante del calcio, l’EDTA (acido etilendiaminotetracetico), un conservante alimentare di largo impiego, che elimina la necessità della posologia di somministrazione a digiuno senza influenzare la biodisponibilità e l’efficacia del risedronato.

La sicurezza ed efficacia di risedronato DR 35 mg sono state testate in uno studio clinico di non-inferiorità rispetto alla formulazione originale a rilascio immediato (risedronato IR 5 mg).

Lo studio, della durata di 2 anni, ha reclutato 767 donne con OP-postmenopausale e almeno una frattura vertebrale prevalente, che sono state allocate al trattamento settimanale con risedronato DR 35 mg almeno 30 minuti prima (n=258 pazienti) o immediatamente dopo colazione (n=252 pazienti) o a trattamento quotidiano con risedronato IR prima di colazione (n=257), secondo le raccomandazioni della FDA statunitense.

L’endpoint primario dello studio era rappresentato dalla variazione percentuale  rispetto al basale della densità minerale ossea (DMO) della colonna lombare.
Alla fine del primo anno di osservazione, l’incremento percentuale medio della DMO e la riduzione dei marker di turnover osseo erano simili tra i gruppi in studio, come pure l’incidenza di nuove fratture vertebrali morfometriche.

Complessivamente, l’efficacia di risedronato 35 mg DR in somministrazione settimanale prima o dopo colazione è risultata non inferiore a quella documentata con risedronato 5 mg in somministrazione giornaliera.
Anche il profilo di tollerabilità e di incidenza di eventi avversi (AEs) non è risultato diverso tra i 3 gruppi presi in esame, come pure il tasso di abbandono della terapia.

Su un totale di 767 pazienti, 722 hanno portato a termine lo studio a 2 anni e i risultati hanno documentato, in quelle trattate settimanalmente con risedronato DR 35 mg prima o dopo colazione, un incremento dei livelli di DMO a livello della colonna lombare e dell’anca in toto di entità simile o maggiore di quanto osservato con il trattamento quotidiano con risedronato IR 5 mg.

Non solo: lo studio ha mostrato anche riduzioni sovrapponibili dei marker di turnover osseo nella pazienti sottoposte a trattamento con risedronato DR 35 mg (prima e dopo colazione) o addirittura superiori a quelle osservate nelle pazienti sottoposte a trattamento quotidiano con risedronato IR 5 mg, nonché valori simili tra i gruppi relativamente ai dati di istomorfometria ossea (il gold standard nella valutazione di struttura e funzione ossea) e all’incidenza di nuove fratture vertebrali morfometriche.

 “In conclusione – affermano gli autori – la formulazione DE di risedronato ha semplificato la posologia dei BSF senza compromettere l’efficacia clinica del trattamento (se mai, migliorandolo), alla luce dei dati di densitometria ossea. Il superamento degli inconvenienti legati alla posologia di somministrazione a digiuno dovrebbe pertanto motivare le pazienti affette da OP ad assumere il trattamento più a lungo e migliorarne la compliance. Sono ora necessari, però, nuovi studi per confermare quanto finora osservato”

Pazianas M et al. Eliminating the need for fasting with oral administration of bisphosphonates. Therapeutics and Clinical Risk Management 2013:9 395–402
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