Il trattamento con duloxetina per via orale, in generale, apporta gli stessi giovamenti per l'osteoartrosi (OA) rispetto ad altri trattamenti usati dopo la prima linea secondo quanto dimostrato attraverso il punteggio WOMAC dopo circa 12 settimane di trattamento. La duloxetina ha mostrato evidenza di superiorità solo rispetto al tramadolo che all’ idromorfone. Questi risultati sono stati pubblicati sulla rivista BMC Musculoskeletal Disorders.

La duloxetina è un inibitore selettivo della ricaptazione della serotonina e noradrenalina (SNRI), che ha dimostrato efficacia nell’osteoartrosi (OA) in fase III di sperimentazione, nonché un favorevole profilo di eventi avversi in tutte le indicazioni in cui è stato studiato. Tale molecola è stata pensata per inibire il dolore attraverso la sua valorizzazione della via serotoninergica e l'attività noradrenergica nel sistema nervoso centrale. E ' attualmente indicato negli Stati Uniti per la gestione dei disturbi del dolore, tra cui il dolore neuropatico periferico diabetico (DPNP), la fibromialgia e il dolore cronico a causa di OA e mal di schiena cronico.

Questo studio è una meta-analisi che ha valutato l'efficacia della duloxetina rispetto ad altri trattamenti per via orale usati dopo il fallimento del paracetamolo per la gestione dei pazienti con osteoartrosi.

I ricercatori hanno condotto una revisione sistematica della letteratura seguita da una meta-analisi per valutare l'efficacia di duloxetina rispetto agli effetti di altri trattamenti comunemente utilizzati per l’OA dopo la prima linea, tra cui FANS e oppioidi. Questo studio riflette la natura cronica di questo disturbo includendo quindi solo test di durata minima  di 12 o più (la durata raccomandata per gli studi di conferma ) e considerando una serie più inclusiva di sintomi specifici dell’OA attraverso il Western Ontario MacMaster University Index (WOMAC), che comprende varie sottovalutazioni della funzione e della rigidità così come anche valutazioni del dolore.

La ricerca bibliografica è stata eseguita su tutti gli articoli pubblicati tra il gennaio 1985 e il marzo 2013 presenti in banche dati quali PubMed, EMBASE, MEDLINE, Cochrane Central Register of Controlled Trials, Cochrane Database of Systematic Reviews, e ClinicalTrials.gov. Sono stati cercati articoli che riassumevano studi randomizzati su antinfiammatori non steroidei o duloxetina.

La meta-analisi doveva valutare il cambiamento del punteggio totale WOMAC dal basale alle 12 o più settimane di trattamento.

Lo strumento WOMAC è composto da 24 domande con risposta da 0-4 Likert o 0-100 sulla scala analogica visiva (VAS). Il WOMAC ha 3 sottoscale: funzione (17 domande), dolore (5 domande) e di rigidità (2 domande). Un punteggio WOMAC inferiore indica un minor numero di sintomi, in tal modo il miglioramento è mostrato come un valore negativo; valori negativi di grande portata sono indicativi di una maggiore efficacia. I punteggi WOMAC, che non erano presenti come stessa scala negli studi selezionati, sono stati convertiti in una scala normalizzata 0-100 usando un rapporto diretto.

Le analisi statistiche utilizzate nella valutazione sono state la frequentista e la bayesiana.

Degli iniziali 1045 articoli identificati, 32 articoli soddisfacevano i criteri di ammissibilità e contenevano informazioni sufficienti per l’inclusione nell’analisi. Gli studi consideravano un totale di 47 trattamenti, un totale di 17.442 pazienti (età media 60.3 anni, 64.9% donne). Sedici articoli sono stati trovati per celecoxib, 9 per naprossene, 5 ciascuno per tramadolo e etoricoxib, 3 per duloxetina e 2 ciascuno per ibuprofene, idromorfone e ossicodone.

I risultati hanno mostrato che i confronti indiretti con la duloxetina non hanno trovato differenze significative per la maggior parte dei composti. Alcune analisi hanno mostrato evidenza di una differenza con duloxetina per etoricoxib (risultato migliore), tramadolo e ossicodone (risultati peggiori), ma senza risultati coerenti tra le analisi.

Nei casi di tramadolo e idromorfone, infatti, la  duloxetina ha dimostrato la prova di un chiaro vantaggio. Quando aggiustato per linea di base, la probabilità della duloxetina di essere superiore era aumentata per naprossene (dal 19% al 57%), ibuprofene (dal 28% al 82%), e per etoricoxib (dal 4% al 38%), ma andava giù per l'ossicodone (dal 41% a 15%).

In conclusione, questa analisi suggerisce che, in generale, non c’è alcuna differenza tra duloxetina e altri trattamenti usati dopo la prima linea per via orale per l'osteoartrite (OA) considerando il punteggio WOMAC totale dopo circa 12 settimane di trattamento. I risultati significativi per 3 composti (1 migliore e 2 peggiori) non erano coerenti tra analisi effettuate. Etoricoxib è risultato, infatti, più efficace della duloxetina nell'analisi frequentista e ha riportato una probabilità del 96% di essere migliore di duloxetina nell'analisi bayesiana non aggiustata. Dopo aggiustamento per il punteggio del dolore al basale, tuttavia, la duloxetina ha mostrato evidenza di superiorità sia rispetto al tramadolo che all’ idromorfone, ma non per gli altri trattamenti, compresi etoricoxib.

Emilia Vaccaro

Myers J. et al. The Efficacy of Duloxetine, Non-steroidal Anti-inflammatory Drugs, and Opioids in Osteoarthritis. BMC Musculoskelet Disord. 2014;15(76)

leggi