Osteoporosi e terapia sostitutiva ormonale: quali conseguenze sullo sviluppo di parodontosi?

Ortopedia e Reumatologia

L'assunzione della terapia sostitutiva ormonale, dopo la menopausa, sembra essere associata ad un minor rischio di problemi di malattia parodontale rispetto ad altri trattamenti o al mancato ricorso a questa opzione terapeutica per il trattamento dei danni ossei legati all'etÓ. Lo dimostrano i risultati di uno studio brasiliano, pubblicato su Menopause.

L'assunzione della terapia sostitutiva ormonale, dopo la menopausa, sembra essere associata ad un minor rischio di problemi di malattia parodontale rispetto ad altri trattamenti o al mancato ricorso a questa opzione terapeutica per il trattamento dei danni ossei legati all'età.

Lo dimostrano i risultati di uno studio brasiliano, pubblicato su Menopause, che ha preso in esame 492 donne in postmenopausa (età media 61 anni), sottoposte a densitometria ossea tra il 2009 e il 2011.  Di queste, 113 erano sottoposte da almeno 6 mesi a trattamento per osteoporosi (OP) con supplementazioni di calcio e di vitamina D in combinazione con trattamento estrogenico da solo o in associazione con l'ormone progestinico. Il resto del campione, invece, non era sottoposto ad alcun trattamento.

Lo studio ha dimostrato che le pazienti sottoposte a trattamento per l'OP mostravano un quadro meno severo di malattia parodontale rispetto alle donne non trattate (p<0,05).

Nello specifico, nel gruppo di donne trattate per l'OP, il punteggio medio stimato dell'indice DMFT   (indice epidemiologico consigliato dall'OMS che misura la situazione presente e passata di carie) era pari a 20, con la componente più frequente costituita dal numero di denti mancanti, mentre nel gruppo non trattato il punteggio era pari a 19.

I ricercatori hanno osservato, inoltre, che la prevalenza di malattia parodontale severa era più bassa del 44% nel gruppo di pazienti trattate per l'OP rispetto a quelle non trattate, dopo aggiustamento dei dati in base allo status di fumatore, all'età, alle entrate economiche familiare e al numero di visite dal dentista.

Nel commentare i risultati, gli autori dello studio non hanno sottaciuto alcuni limiti metodologici relativi al lavoro pubblicato, il principale dei quali deriva dall'aver effettuato una sola valutazione temporale delle donne incluse nello studio, senza essere stati in grado di stabilire se queste avevano sviluppato problemi di salute orale quando erano entrate in menopausa o avevano iniziato il trattamento estrogenico.

Non si può escludere, inoltre, che i risultati siano stati viziati da un bias di selezione, derivante dall'aver reclutato le pazienti dello studio in un solo centro sanitario, la qual cosa rende difficile l' estrapolazione di risultati a popolazioni più ampie di pazienti.

E' possibile, infine, che l'aver selezionato nello studio pazienti particolarmente attenti ad un aspetto della propria salute, come l'igiene orale (sottoponendosi a tutte le visite mediche di routine) possa avere influenzato positivamente anche l'attenzione delle stesse alla cura per l'OP.

In conclusione, il legame tra l'OP e la malattia parodontale non è ancora ben chiaro e necessità di ulteriori approfondimenti e nuovi studi. Ciò nonostante, i risultati dello studio suggeriscono che le pazienti affette da ciascuna delle due condizioni condividono alcuni fattori di rischio quali l'età, lo status di fumatore, le variazioni ormonali e la genetica, come pure la presenza di deficit di calcio e di vitamina D.

NC


Bibliografia
Passos-Soares J et al. Association between osteoporosis treatment and severe periodontitis in postmenopausal women. Menopause, 2017; e-pub ahead-of-print
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