Osteoporosi, Fda non concede approvazione a romosozumab. Servono altri dati

Anziché l'approvazione, dall'Fda per l'anti osteoporosi romosozumab è arrivata una "complete reponse letter" con la richiesta di altri dati, il che come minimo rimanda al prossimo anno la sospirata approvazione dell'agenzia americana.

Anziché l’approvazione, dall’Fda per l’anti osteoporosi romosozumab è arrivata una “complete reponse letter” con la richiesta di altri dati, il che come minimo rimanda al prossimo anno la sospirata approvazione dell’agenzia americana. Una decisione però in larga parte attesa dopo i recenti risultati dello studio ARCH che, pur confermandone l’efficacia, avevano fatto emergere dubbi circa la sicurezza cardiovascolare del farmaco.

Ecco perché l’Fda adesso chiede che nel dossier registrativo siano inseriti anche i dati dello studio ARCH e quelli dello studio BRIDGE, un trial condotto in pazienti con osteoporosi maschile.
Nel dossier registrativo erano stati insewriti unicamente i dati dello studio FRAME.

Studio FRAME
Lo studio FRAME (FRActure study in postemenopausal woMen with ostEoporosis) è un trial di fase III multicentrico, internazionale, randomizzato, controllato vs placebo, in doppio cieco, a gruppo paralleli, allestito allo scopo di valutare l'efficacia e la sicurezza del trattamento con romosozumab in donne in post-menopausa affette da OP. Ha arruolato 7.180 con osteoporosi post menopausale.

I pazienti nello studio hanno ricevuto romosozumab o un placebo per un periodo di 12 mesi. Entrambi i gruppi di studio sono stati trattati con denosumab per un periodo di un anno, dal mese 12 al mese 24. I risultati sono stati che il trial è stato in grado di soddisfare gli endpoint co-primari della riduzione delle fratture vertebrali in donne in postmenopausa a mesi 12 e 24 rispettivamente. Alla fine dello studio, che era il 24 ° mese, il farmaco ha fornito una riduzione statisticamente significativa delle fratture verterbrali del 75% (p <0,001).

Studio ARCH
Lo scorso mese di maggio, Amgen e UCB  che stanno congiuntamente sviluppando il farmaco, avevano comunicato che nello studio ARCH nella valutazione a 12 mesi era emerso un tasso di eventi cardiovascolari più elevato nei pazienti trattati con romosozumab rispetto la gruppo di controllo che riceveva alendronato (2,5% vs 1,9%).

A questo punto bisognerà vedere se, dopo l’esame approfondito dei due nuovi studi, l’Fda riterrà i dati sufficienti o non vorrà invece nuovi trial per confermare la sicurezza cardiovascolare del farmaco. Il futuro del farmaco è diventato quindi abbastanza incerto.

Romosozumab è un farmaco di potenziale grande interesse perché è uno dei pochissimi che aumenta la neoformazione di osso, mentre i bisfosfonati o il denosumab ne riducono la distruzione. Gli unici due farmaci che aumentano la neoformazione sono teriparatode, in commercio da diversi anni, e abaloparatide, approvato negli Usa da pochi mesi e non ancora disponibile in Europa.

COME FUNZIONA ROMOSOZUMAB Romosozumab blocca selettivamente la sclerostina, una glicoproteina che ha la funzione di inibire l’attività osteoblastica indotta dagli osteociti. Bloccando la sclerostina, romosozumab favorisce, in modo naturale, la formazione di nuovo tessuto osseo con una microstruttura regolare. Il nuovo anticorpo esercita quindi un’azione combinata: da una parte riduce il riassorbimento osseo e dall’altra ne stimola la formazione di nuovo, e ne aumenta la densità minerale. E’ sufficiente una sola somministrazione al mese (210 mg), per via sottocutanea.