Osteoporosi maschile, risultati positivi in Fase III per romosozumab

Resi noti da Amgen e UCB i risultati dello studio registrativo di fase III BRIDGE (the pivotal Phase 3 placeBo-contRolled study evaluatIng the efficacy anD safety of romosozumab in treatinG mEn with osteoporosis), che dimostrano come il trattamento con romosozumab sia efficace e sicuro anche in pazienti affetti da osteoporosi maschile.

Sono stati resi noti  da Amgen e UCB, con un comunicato stampa, i risultati dello studio registrativo di fase III BRIDGE (the pivotal Phase 3 placeBo-contRolled study evaluatIng the efficacy anD safety of romosozumab in treatinG mEn with osteoporosis), che dimostrano come il trattamento con romosozumab sia efficace e sicuro anche in pazienti affetti da osteoporosi maschile.

Tali risultati aggiungono al corpus crescente di evidenza a favore dell'efficacia e della sicurezza del farmaco nell'OP, sia quella maschile che quella post-menopausale.

Informazioni su romosozumab
Romosozumab (AMG 785/CDP7851), primo anticorpo monoclonale anti-sclerostina, frutto della ricerca congiunta Amgen e UCB, è un farmaco in grado di aumentare la formazione ossea inibendo l’attività osteoblastica indotta dagli osteociti.  Si somministra per via sottocutanea con una sola somministrazione al mese.

La sclerostina è una una glicoproteina codificata dal gene SOST e secreta dagli osteociti che ha il compito di inibire l’attività degli osteoblasti, le cellule deputate alla produzione di osso. Bloccare la sclerostina è come togliere il freno alla produzione di osso che perciò aumenta.

Pazienti con un deficit genetico di sclerostina o con delezione del gene SOST –che codifica per la sclerostina- hanno un'elevata massa ossea e un'aumentata forza ossea che si traduce in resistenza alle fratture. L’espressione del gene SOST è limitata al tessuto scheletrico e ciò rende l'inibizione della sclerostina un target farmacologico particolarmente attraente nell'ottica di limitare i potenziali effetti off-target del farmaco inibitore.

Studio BRIDGE: dati di efficacia
Lo studio BRIDGE è un trial multicentrico internazionale, randomizzato, in doppio cieco, controllato vs placebo, condotto in pazienti con OP maschile, definita da una DMO ridotta a livello del rachide, dell'anca in toto o del collo del femore.

Lo studio ha valutato la capacità del trattamento con romosozumab ad un anno, rispetto al trattamento con placebo, di aumentare la DMO a livello della colonna lombare, come pure l'effetto del trattamento sulla DMO a livello del collo femore e dell'anca in toto.
Lo studio, inoltre, si è proposto di valutare anche l'effetto a 6 mesi del trattamento attivo vs placebo sulla DMO a livello della colonna lombare, del collo del femore e dell'anca in toto.

Entrando nei dettagli dello studio, 245 uomini affetti da OP maschile sono stati randomizzati, secondo uno schema 2:1, al trattamento con 210 mg di romosozumab sottocute a cadenza mensile o a placebo per la durata di un anno.

I risultati ottenuti ad un anno dall'inizio del trattamento (con il principio attivo o con placebo) hanno dimostrato come il trattamento con romosozumab abbia centrato l'endpoint primario previsto dal trial: un incremento statisticamente significativo della densità minerale ossea (DMO) della colonna lombare (valutata mediante densitometria ossea DEXA).

Lo studio ha dimostrato anche come il trattamento attivo abbia centrato tutti gli endpoint secondati previsti dal protocollo del trial.

In particolare, i pazienti in trattamento con romosozumab hanno sperimentato un incremento statisticamente significativo della DMO a livello del collo del femore e dell'anca in toto a 12 mesi, nonché un incremento statisticamente significativo della DMO a 6 mesi in tutte le sedi anatomiche sopra menzionate.

Passando ai dati di safety, l'incidenza complessiva di eventi avversi (AE) e di AE seri (SAE) è risultata generalmente bilanciata nei due gruppi di trattamento attivo.
Nasofaringite, lombalgia, ipertensione, cefalea e stipsi sono risultati essere gli AE di più frequente riscontro nel gruppo trattato con romosozumab (>5%).

Inoltre, reazioni al sito di iniezione sono state documentate, dopo 12 mesi di trattamento, rispettivamente nel 5,5% dei pazienti sottoposti a trattamento attivo rispetto al 3,7% dei pazienti trattati con placebo. La maggior parte di questi eventi è stata classificata di entità lieve.

L'incidenza di morte CV è stata pari allo 0,6% (1/163) nel gruppo di pazienti trattati con romosozumab e all'1,2% (1/81) nel gruppo placebo, in linea con quanto osservato in un altro trial registrativo di romosozumab (studio FRAME).

Riassumendo
I risultati di questo trial mostrano come il trattamento con romosozumab stimoli la formazione ossea, determinando un incremento di massa ossea significativo, in questa popolazione di pazienti spesso a torto trascurata e, di conseguenza, poco trattata.
Sono attualmente in corso da parte delle aziende responsabili dello sviluppo del farmaco analisi ulteriori dei dati dello studio BRIDGE, i cui risultati verranno presto resi noti nell'ambito di congressi medici di prossima realizzazione nonché in pubblicazioni scientifiche ad hoc.

NC