Reumatologia, ANMAR: "anche durante la pandemia va garantita la continuità terapeutica"

Ortopedia e Reumatologia

"C'è bisogno, al più presto, di un piano straordinario per la reumatologia italiana. E' quanto richiesto oggi, alle istituzioni locali e nazionali, dai rappresentanti dei pazienti durante una conferenza stampa on line organizzata dall'ANMAR Onlus (Associazione Nazionale Malati Reumatici).

“C’è bisogno, al più presto, di un piano straordinario per la reumatologia italiana. Servono risposte e indicazioni precise e uniformi su tutto il territorio nazionale per gli oltre 5 milioni e mezzo di uomini e donne colpiti da patologie reumatologiche. Si tratta di malattie croniche e perciò richiedono trattamenti ed esami diagnostici per lunghi periodi di tempo. Le esigenze dei pazienti devono essere soddisfatte anche in questi mesi difficili contraddistinti dalla pandemia di COVID-19”.

E’ quanto richiesto oggi, alle istituzioni locali e nazionali, dai rappresentanti dei pazienti durante una conferenza stampa on line organizzata dall’ ANMAR Onlus (Associazione Nazionale Malati Reumatici).

L’evento è stato aperto dall’intervento del dott. Luigi Sinigaglia (Presidente Nazionale della Società Italiana di Reumatologia SIR) che ha illustrato gli obiettivi del Registro Coronavirus e Malattie Reumatologiche. Il progetto è stato recentemente attivato dalla Società Scientifica.

“Come prima cosa va garantita la continuità terapeutica - afferma Silvia Tonolo, Presidente ANMAR -. Da tutta Italia stiamo ricevendo segnalazioni di carenze di alcuni farmaci antimalarici e antiinfiammatori che sono entrati nei protocolli per il trattamento di polmonite da COVID-19. Senza l’assunzione di questi medicinali, che da anni sono utilizzati anche in reumatologia, si rischiano riattivazioni di malattie gravi tra cui artrite reumatoide, spondilite anchilosante o Lupus eritematoso sistemico. E questo sta già avvenendo soprattutto nelle Regioni più colpite dalla pandemia come Lombardia o Veneto. Molti pazienti si ritrovano quindi, senza le loro abituali cure, in precarie condizioni di salute e costretti ad assumere anti dolorifici”.

Alla luce di quanto detto, la presidente ANMAR ha sottolineato come una prima risposta a queste esigenze manifeste sia venuta una risoluzione AIFA pubblicata ieri (1), che accoglie una richiesta da lei effettuata al Comitato Tecnico Scientifico dell’istituzione pubblica competente per l'attività regolatoria dei farmaci in Italia, di operare una distinzione nel caso specifico della carenza di farmaci a base di clorochina e idrossiclorochina, tra le prescrizioni relative al trattamento della cronicità reumatologica da quelle per l’emergenza Covid-19, al fine di scongiurare la temuta mancanza di farmaci necessari ai pazienti reumatologici per le loro cure abituali.

La situazione europea e l’impegno di EULAR
“Anche in altre nazioni europee si stanno verificando carenze di importanti farmaci – si legge nella dichiarazione rilasciata nella cartella stampa dell’evento dalla prof.ssa Annamaria Iagnocco, Presidente Eletto dell’European League Against Rheumatism EULAR -. Si tratta di terapie per le quali, tuttavia, non è ancora stata dimostrata scientificamente una reale efficacia contro il COVID-19. Ci vorranno diversi mesi prima che sia possibile produrre evidenze scientifiche le quali potranno consentire l’uso di diversi trattamenti nella pratica clinica. In ambito EULAR abbiamo predisposto un’apposita Task Force per promuovere e coordinare una serie di iniziative internazionali in questo periodo di pandemia COVID-19.”

Ad esempio, - prosegue Iagnocco- è stato creato un database europeo (l’EULAR - COVID-19 Database), in cui si stanno raccogliendo dati su casi clinici di pazienti adulti e pediatrici con COVID-19 e con malattie reumatiche e muscoloscheletriche. Tale database consentirà di descrivere gli aspetti peculiari di tali quadri e monitorarne l’evoluzione anche in base al trattamento. Attualmente è indispensabile comprendere l’evoluzione dell’infezione SARS-CoV‐2 in pazienti che assumono glucocorticoidi, FANS o DMARDs sia sintetici che biologici. Ciò consentirà di guidare i clinici verso le strategie terapeutiche più appropriate. Inoltre, l’EULAR ha pubblicato una utile guida per i pazienti con malattie reumatiche in questo periodo di pandemia. Infine, saranno presto definite le Raccomandazioni sul management di tale patologia, le quali subiranno un continuo e costante update, sulla base delle evidenze scientifiche della letteratura”.

L’importanza delle telemedicina
L’emergenza Coronavirus è destinata a durare ancora a lungo. Vanno trovate, pertanto, nuove soluzioni per salvaguardare la salute e il benessere di uomini e donne colpiti da patologie che possono anche essere fatali. Diversi reparti di reumatologia, del nostro Paese, non sono più attivi perché attualmente destinati alla medicina interna o alla terapia intensiva. Lo specialista reumatologo deve comunque cercare di rimanere in contatto con i pazienti e rispondere ai loro dubbi e richieste. Una possibile soluzione è rappresentata dalla telemedicina di cui va implementato l’uso attraverso nuove collaborazioni tra specialisti, medici di medicina generale e associazioni di pazienti. Può infatti essere utilizzata per la gestione delle cronicità, come sta già avvenendo per il diabete in alcune Regioni italiane. Bisogna poi rivedere le liste d’attesa, per gli interventi terapeutici e diagnostici, e cercare di dare priorità ai malati più a rischio. In queste settimane siamo costretti a rinviare esami, visite e somministrazione di farmaci a causa delle grosse difficoltà in cui si trovano molte strutture sanitarie. Inoltre alcuni malati intimoriti non si recano in ospedale anche quando potrebbero farlo.

I farmaci reumatologici attualmente sperimentati: razionale e molecole
“Noi reumatologi abbiamo un’esperienza lunghissima di impiego di farmaci per il trattamento delle malattie croniche infiammatorie, malattie autoimmuni o autoinfiammatorie che siano, anche in situazioni di infezioni – spiega il prof. Mauro Galeazzi, Past President della SIR -. E non è la prima volta che una infezione virale o batterica è in grado di creare problemi così grossi ai malati che vanno al di là dell’infezione stessa. Per fare un esempio pratico: l’infezione da virus dell’epatite C è responsabile dell’insorgenza di epatite. Ma, in soggetti predisposti, fortunatamente in minima parte, si complica con una malattia autoimmune (crioglobulinemia) e quando questo succede, dobbiamo intervenire con farmaci immunosoppressori, nonostante la presenza di malattia infettiva”.

“Questo virus – continua Galeazzi - non si comporta in maniera tanto differente: dà una malattia che è una forma di simil influenza, nella maggior parte dei casi neanche di gravità rilevante, ma in una percentuale fortunatamente bassa di individui predisposti o per fattori genetici o per fattori ambientali o per comorbilità, induce l’attivazione di meccanismi di risposta immunitaria e anti-infiammatoria che servono sì a debellare il virus, ma sono così intensi da diventare patologici, inducendo non solo polmonite interstiziale bilaterale, ma danni anche in altri distretti corporei, come sta emergendo dalle autopsie di pazienti deceduti per Covid-19. In questi casi, noi reumatologi siamo abituati a utilizzare farmaci immunosoppressori o potenti antiinfiammatori che hanno dato importanti risultati in altre patologie, per cui non era difficile prevedere che alcuni farmaci utilizzati in Reumatologia di uso comune potessero essere utilizzati anche per il Covid-19”.

I farmaci reumatologici attualmente oggetto di sperimentazione nel Covid-19 appartengono a due categorie:
1) farmaci che possono inibire la replicazione virale (es: clorochina, idrossiclorochina)
2) farmaci che sono in grado di sopire la tempesta citochinica infiammatoria (ancora clorochina e idrossiclorochina e la schiera dei farmaci biotecnologici – tocilizumab, inibitore di IL-6, farmaci anti-IL1 e anti-TNFalfa – e delle small molecule (es: baricitinib).

“Da ultimo, AIFA – conclude Galeazzi - ha recentemente espresso parere favorevole alla sperimentazione di colchicina nel Covid-19 (2). La notizia ci riempie di orgoglio in quanto questa ricerca è stata presentata dalla SIR e verrà finanziata con i soldi della società scientifica”.

Le precauzioni contro il Covid-19 da adottare nei pazienti reumatologici
 “Al momento non ci sono evidenze scientifiche che dimostrino un maggiore rischio di infezione da Coronovirus in caso di una malattia reumatologica - conclude la prof.ssa Rosa Daniela Grembiale, Docente di Reumatologia dell'Università Magna Graecia di Catanzaro -. Invitiamo quindi tutti i pazienti a seguire le indicazioni dei medici e non sottrarsi alle cure per paura di possibili contagi. L’indicazione generale è quella di non sospendere o ridurre autonomamente le cure ma cercare di osservare le raccomandazioni di protezione individuale e di distanziamento sociale emanate a livello nazionale. La somministrazione di farmaci immunosoppressivi va sospesa solo se insorgono sintomi di tipo simil-influenzale come febbre o tosse. Si tratta di una normale prassi medica che va eseguita indipendentemente dal COVID-19. Per quanto riguarda invece l’avvio di nuove terapie immunosoppressive o con farmaci biologici, in questo periodo critico per il sistema sanitario, la scelta spetta solo al reumatologo. E’ preferibile iniziare questi trattamenti, che presentano un rischio infettivo, solo nei casi di alcune patologie che possono avere effetti fortemente negativi sulla salute o causare danni ad organi vitali”.

NC

Fonti citate:
1) https://www.aifa.gov.it/web/guest/-/covid-19-nuove-indicazioni-aifa-per-gestire-il-rischio-di-carenza-di-idrossiclorochina

2) https://www.pharmastar.it/news/orto-reuma/coronavirus-approvato-dallaifa-nuovo-protocollo-di-trattamento-per-i-pazienti-covid-19-proposto-dalla-reumatologia-del-dipartimento-di-medicina-di-unipg-con-luso-della-colchicina--31918