Reumatologia: dal congresso GISEA 2017 l'importanza dei registri biologici nazionali

Sottolineare l'importante ruolo dei registri biologici nazionali come risorsa a lungo termine rispecchianti dati di vita reale, e valutare le implicazioni per la pratica clinica; rivalutare l'efficacia a lungo termine e il mantenimento di terapie su dati tratti dai registri nazionali.

Sottolineare l'importante ruolo dei registri biologici nazionali come risorsa a lungo termine rispecchianti dati di vita reale, e valutare le implicazioni per la pratica clinica; rivalutare l'efficacia a lungo termine e il mantenimento di terapie su dati tratti dai registri nazionali.

Sono alcuni degli obiettivi del Simposio Internazionale GISEA/OEG in programma a Ferrara il 2 e 3 marzo, al quale partecipano i più grandi esperti di reumatologia italiana ed europea. Al centro del dibattito le novità in ambito scientifico. Tra i temi trattati anche il progetto di medicina comunicazionale. 

“L’intero congresso è focalizzato sulle problematiche specifiche del paziente – ha sottolineato Giovanni Lapadula, presidente GISEA (Gruppo Italiano di Studio Early Arthritis) e Direttore della U.O. di Reumatologia Universitaria dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico di Bari –, la estesa disponibilità di farmaci innovativi in grado di modificare l’evoluzione negativa delle malattie reumatologiche infiammatorie, insieme con l’alto costo dei farmaci a disposizione, impone un uso saggio e motivato delle risorse: è indispensabile definire in maniera quanto più possibile precisa il profilo individuale delle necessità terapeutiche del paziente per sfruttare al meglio le specificità di ciascun farmaco. La medicina di precisione e la terapia personalizzata sono l’obbiettivo ultimo degli sforzi degli specialisti per ottimizzare i risultati dei trattamenti più moderni.

Va da sé che una comunicazione semplificata e aperta è elemento indispensabile per ogni scelta condivisa: il paziente non deve essere visto come portatore di malattia ma come una persona sofferente con la quale bisogna comunicare. Avere una comunicazione efficace ed efficiente tra medico e paziente è la base per comprendere la malattia così come la cura e per motivare il paziente affinché affronti la sua situazione in modo sereno. Al contrario quando ci troviamo di fronte a un paziente che non ha capito cosa ha, che non riesce a capire la terapia e che quindi non riesce a seguire le prescrizioni del medico si finisce con il non ottenere alcun risultato e inizia per il paziente un viaggio infinito da una clinica all’altra che lo porta a perdersi completamente”.

Uno degli aspetti trattatati durante il simposio è stato quello della definizione della complessità di una persona malata: ”Se una persona soffre di artrite non è detto che non abbia anche altre patologie, non bisogna quindi sottovalutare l’intero quadro clinico. Non solo, bisogna anche poter pensare al suo recupero sociale, imparando ad avere una gestione condivisa tra più specialisti. Il paziente cronico deve essere preso in carico da più medici, che lo seguiranno passo passo e si metteranno all’ascolto delle sue esigenze e sapranno interpretare i suoi segnali”.

“Questo simposio è stata l’occasione, ancora una volta per puntare i riflettori sul paziente – ha evidenziato Antonella Celano, presidente di APMAR, Associazione Nazionale Persone con Malattie Reumatologiche e Rare, che è tra i partner del Simposio –. Tra i fattori che giocano un ruolo chiave nel percorso di cura c’è senza dubbio il rapporto che si instaura con i medici, un rapporto che deve fondarsi sulla fiducia perché è con il medico che si dovrà concordare la terapia e iniziare così un percorso anche motivazionale importante”. Il paziente al centro, consapevole e informato grazie al rapporto sempre più stretto instaurato con i suoi medici”.