Che legame c’è fra la gotta e l’Alzheimer? Nessuno di noi lo avrebbe mai sospettato, eppure un recente studio epidemiologico condotto su 300.000 ha mostrato che soffrire di gotta determina un rischio del 24% inferiore di sviluppare demenza e morbo di Alzheimer.

Buone notizie dunque per tutti coloro che soffrono di questa malattia del metabolismo, che si caratterizza per la comparsa di dolorosi e ricorrenti attacchi di artrite infiammatoria provocati dal deposito, in sede articolare, di cristalli di acido urico.

La ricerca, pubblicata questo marzo sulla prestigiosa rivista Annals of the Rheumatic Diseases, e basata sui dati dello Studio Rotterdam, ha infatti mostrato una correlazione inversa fra il rischio di un qualunque tipo di demenza e i livelli sierici di acido urico.

Secondo gli autori della Clinical Epidemiology Unit (Boston University School of Medicine) e della Divisione di Reumatologia e Immunoallergologia del Massachusetts General Hospital (Harvard Medical School), questi nuovi dati supporterebbero l’idea che, in alcune circostanze, l’aumento dei livelli di urati nel siero potrebbe rivelarsi utile dal punto di vista terapeutico.

Il Dr. Dean M. Hartley, direttore scientifico per l’Alzheimer's Association (Chicago, Illinois) in un’intervista rilasciata a Medscape Medical News afferma che "lo studio aiuta a predisporre il terreno per iniziative future [sul mordo di Alzheimer, AD] dal momento che identifica un meccanismo che potrebbe alterare il rischio di una persona di sviluppare l’AD. Questo fattore di rischio – il livello di acido urico – sembra essere in grado di riflettere contributi sia di origine alimentare che genetici, e potrebbe indicare delle opportunità di intervento diverse rispetto alle placche di beta amiloide e alle proteine tau che caratterizzano la malattia”.

Per valutare il possibile legame tra la gotta e rischio di AD, i ricercatori avevano analizzato i dati della banca dati elettronica nota come THIN, la cartella clinica della popolazione generale del Regno Unito. Avevo così incluso nello studio 59.224 pazienti con gotta e 238.805 pazienti di controllo, confrontabili per età, sesso, tempo di ingresso nel sistema e indice di massa corporea.

Ricorrendo ad un modello multivariato di analisi, i pazienti con gotta avevano mostrato il 24% in meno di probabilità di sviluppare AD (hazard ratio: 0,76; 95% intervallo di confidenza: ,0,66-0,87), dopo aver aggiustato per età, sesso, indice di massa corporea, stato socio-economico, stile di vita, condizioni cardiovascolari o metaboliche precedenti e precedente uso di farmaci cardiovascolari.

I ricercatori hanno scoperto che la relazione inversa tra la gotta e AD persisteva nell’analisi di vari sottogruppi, stratificando la popolazione per sesso, età inferiore o superiore ai 75 anni, deprivazione sociale, e la storia di malattia cardiovascolare. Solo l'uso di diuretici è risultato associato a una differenza nei tassi hazard ratio.

Gli autori dello studio tenevano inoltre a precisare che, in questo studio prospettico population-based, elevati livelli sierici di acido urico erano stati associati con un rischio inferiore di sviluppare una qualsiasi forma di demenza, sia da AD che di natura vascolare, e con una migliore funzione cognitiva in età più avanzata.

Tuttavia lo studio, come sottolineato e talvolta contestato da numerosi ricercatori ed esperti di malattie neurodegenerative. presenta un grosso limite: non riporta i livelli sierici di acido urico, né li correla con alcun outcome legato al deficit cognitivo.

Nonostante i dubbi e le contestazioni, i ricercatori sono fiduciosi nell’affermare che l’acido urico, rappresentando più del 50% della capacità antiossidante del plasma, potrebbe proteggere contro lo sviluppo o la progressione di malattie neurodegenerative come il morbo di Parkinson, proteggendo i nostri neuroni, almeno apparentemente, da un eccessivo stress ossidativo.

Francesca Sernissi

Lu N, Dubreuil M, Zhang Y, Neogi T, Rai SK, Ascherio A, Hernán MA, Choi HK. Gout and the risk of Alzheimer's disease: a population-based, BMI-matched cohort study. Ann Rheum Dis. 2015 Mar 4. pii: annrheumdis-2014-206917.