Un trattamento di 24 mesi con risedronato in monosomministrazione settimanale, in concomitanza con la supplementazione di calcio e di vitamina D, è in grado di migliorare la densità minerale ossea (DMO) a livello della colonna lombare in pazienti osteopenici affetti da malattia di Crohn (CD).

Queste le conclusioni di uno studio pubblicato online ahead-of-print sulla rivista Gut (1) da due equipes di ricercatori canadesi che si aggiunge ad osservazioni precedentemente pubblicate sull’efficacia del farmaco, aggiunto alla supplementazione di calcio e vitamina D, nel migliorare la DMO dell’anca, in pazienti osteopenici con CD (2).

Come è noto, bassi livelli di DMO rappresentano una complicanza riconosciuta di CD. Tra i fattori di rischio invocati per spiegare questa osservazione vi sono l’attività di malattia, il trattamento con corticosteroidi (CS), l’età avanzata, bassi livelli di BMI, lo status di fumatore, l’ipovitaminosi D e l’appartenenza al sesso maschile.   

Nonostante la patogenesi dell’osteopenia in presenza di CD sia multifattoriale, il risultato finale sembra comunque essere lo stesso: uno sbilanciamento del metabolismo osseo, con un aumento dei processi di riassorbimento e un incremento dei processi di degradazione del collagene osseo. Come conseguenza clinica di tutto ciò, bassi valori di DMO in presenza di CD si traducono nello sviluppo di osteoporosi (OP) e nell’aumento del rischio di fratture al punto che quasi il 22% dei pazienti con CD presenta documentazione di fratture a bassa energia (tipiche degli anziani, prevalentemente insorgenti a causa di incidenti domestici) e di fratture vertebrali.

Per queste ragioni, al fine di prevenire  la loro insorgenza, appare giustificato il trattamento precoce dei pazienti osteopenici affetti da CD con farmaci in grado di preservare la massa ossea, come i bifosfonati (BSF).

Ad oggi, le documentazioni in letteratura di trial clinici sull’impiego di BSF in questa categoria di pazienti sono molto limitate, ma hanno quasi tutte dimostrato l’efficacia del farmaco nel migliorare la DMO.
Tra i BSF, risedronato è un BSF orale di seconda generazione che può essere utilizzato in monosomministrazione settimanale, con effetti positivi sulla DMO documentati in donne in post-menopausa, uomini affetti da OP e anche pazienti con bassa DMO, affetti da CD.

Obiettivo del nuovo studio è stato quello di suffragare le osservazioni in pazienti osteopenici affetti da CD. A tal scopo, 131 pazienti sono stati randomizzati, secondo uno schema 1:1, al trattamento con placebo o risedronato in monosomministrazione settimanale da 35 mg. In concomitanza con il trattamento previsto dal protocollo, tutti i pazienti reclutati erano sottoposti anche a supplementazione con calcio e vitamina D che, in uno studio precedentemente pubblicato, non era stata in grado da sola di migliorate i valori di densitometria ossea in questa categoria di pazienti.

I pazienti erano sottoposti per 2 anni al trattamento con le opzioni previste dal protocollo, con follow-up, per la prima volta, dopo 3 mesi e successivamente a cadenza semestrale. Nel corso di tutte le visite programmate, è stata effettuata una valutazione delle caratteristiche e dell’attività di malattia nonché dei marker di metabolismo osseo, mentre l’analisi densitometrica, effettuata mediante DEXA è stata condotta all’inizio dello studio e poi dopo 12 e dopo 24 mesi. Le radiografie a livello del rachide, invece, sono state effettuate all’inizio dello studio e dopo 24 mesi.

I risultati hanno documentato un incremento statisticamente significativo della DMO a livello della colonna lombare pari a 0,04 g/cm2 (valore medio) nel gruppo trattato con risedronato vs un incremento pari a 0,01 g/cm2 nel gruppo  placebo (p=0,007). L’incremento medio della DMO a livello dell’anca in toto è stato pari, rispettivamente, a 0,03 vs 0,01 g/cm2 nei due gruppi (p=0,071).

Lo studio ha anche osservato come le variazioni di T-scores e delle concentrazioni dei marker di turnover osseo erano consistenti con un effetto benefico del risedronato rispetto al placebo. Inoltre, il farmaco ha dimostrato di essere efficace nel corso dei primi 12 mesi di trattamento. La mancanza di significatività statistica dell’effetto a 24 mesi nonostante la superiorità numerica del guadagno in termini di DMO nel gruppo trattato con risedronato è probabilmente da ascrivere al tasso relativamente elevato di abbandono, dovuto prevalentemente a perdita di pazienti al follow-up e alla cattiva compliance al trattamento, piuttosto che a ragioni intrinseche al farmaco.   
Ad ogni modo, i tassi di completamento dello studio erano paragonabili con altri trial condotti con risedronato e il suo impiego non ha dato luogo a documentazione di SAEs inaspettati.

1)    Van Bodegraven Ad A et al. Treatment of bone loss in osteopenic patients with Crohn's disease: a double-blind, randomised trial of oral risedronate 35 mg once weekly or placebo, concomitant with calcium and vitamin D supplementation. Gut doi:10.1136/gutjnl-2013-305523. Leggi
2)    Soo I et al. Risedronate improves bone mineral density in Crohn's disease: A two year randomized controlled clinical trial. Journal of Crohn's and Colitis (2012) 6, 777–786    Leggi