Sarcoidosi, efficaci i farmaci anti-TNF (off-label) in pazienti refrattari ad altri trattamenti

Due pazienti su 3 affetti da sarcoidosi refrattaria al trattamento con corticosteroidi (CS) o ad un farmaco immunosuppressore di seconda linea rispondono bene al trattamento con farmaci anti-TNF. Questo il responso di uno studio multicetrico retrospettivo di coorte, pubblicato su Seminars in Arthritis & Rheumatism.

Due pazienti su 3 affetti da sarcoidosi refrattaria al trattamento con corticosteroidi (CS) o ad un farmaco immunosuppressore di seconda linea rispondono bene al trattamento con farmaci anti-TNF.

Questo il responso di uno studio multicetrico retrospettivo di coorte, pubblicato su Seminars in Arthritis & Rheumatism.

La sarcoidosi è una patologia infiammatoria cronica di natura sconosciuta che si manifesta con la formazione di granulomi non necrotizzanti e non caseosi in diversi tessuti.
Spesso a carico del polmone, la sarcoidosi è una malattia rara con una frequenza di 5-45 casi su 100.000 individui nella popolazione adulta di età compresa tra 25 e 45 anni.

In letteratura si stanno accumulando dati sull'impiego off label degli inibitori del TNF-alfa come opzione di terza linea nella sarcoidosi refrattaria ad altri trattamenti, anche se i dati sull'efficacia e la sicurezza di questi farmaci in questo contesto sono ancora in larga parte insufficienti.

Di qui il nuovo studio che ha voluto fare una fotografia della situazione analizzando i dati relativi a 132 pazienti con sarcoidosi trattati con farmaci anti-TNF, 122 dei quali (pari al 92%) di grado severo. Il campione di pazienti analizzato era costituito, per il 58% da donne, mentre l'età media dei pazienti del campione era pari a 45,5 anni (14-78). Nel 91% dei casi, il farmaco anti-TNF utilizzato era rappresentato da infliximab.

Passando ai risultati, è emerso che il 64% dei pazienti del campione aveva sperimentato un miglioramento clinico in risposta al trattamento con i farmaci anti-TNF; il 18% dei pazienti ha avuto una risposta clinica completa mentre il 46% ha avuto una risposta parziale al trattamento.

Va anche segnalato, tuttavia, che il 25% dei pazienti (n=33) non ha sperimentato alcun cambiamento degli outcome clinici e che, addirittura l'11% (n=14) dei pazienti del campione ha continuato ad osservare la progressione della malattia nonostante il trattamento con farmaci anti-TNF.

Su altri 16 pazienti trattati con un secondo farmaco anti-TNF, 10 (pari al 63%) hanno sperimentato una risposta clinica completa o parziale al trattamento.

I ricercatori non sono stati in grado di documentare differenze di risposta tra i farmaci anti-TNF o tra il trattamento in monoterapia o in combinazione con un farmaco immunosoppressore.

Il coinvolgimento polmonare è risultato associato con una significtiva riduzione della risposta clinica, ma nessuno degli altri fattori esaminati in un'analisi multivariata (sesso, età, etnia, coinvolgimento d'organo, durata di malattia, posologia dei CS o uso pregresso di farmaci immunosoppressori) è stato in grado di discriminare tra responder e non responder al trattamento.

I ricercatori hanno osservato che questi tassi di risposta erano inferiori rispetto a quelli già documentati in letteratura e suggerito come causa di questo trend il disegno multicentrico dello studio, la presenza di un maggior numero di pazienti con malattia di lungo corso e refrattaria ad altri trattamenti, nonchè “l'anzianità” di trattamento con farmaci biologici (mediana tempo= 12 mesi).

Inoltre, hanno documentato miglioramenti significativi a livello di alcuni distretti (SNC e periferico, cuore, pelle, tratto respiratorio superiore), calcolati in base alla riduzione dei punteggi ePOST   (Extrapulmonary Physician Organ Severity Tool).
Miglioramenti sono stati osservati anche a livello oculare, muscolare e polmonare, anche se non statisticamente significativi.

Quanto alla safety, il trattamento off-label con farmaci anti-TNF è risultato associato ad un tasso elevato di eventi avversi (AE). Circa la metà dei pazienti dello studio è andata incontro ad AE quali polmoniti, infezioni a carico del tratto urinario, sepsi batterica ed herpes zoster. Ciò ha portato 31 pazienti (pari al 23% del campione) alla cessazione del trattamento.

Nove pazienti hanno manifestato anche reazioni allergiche severe; 4 pazienti, invece, hanno presentato reazioni granulomatose paradosse mentre 3 pazienti hanno sviluppato anticorpi neutralizzanti contro i farmaci anti-TNF. Due pazienti hanno sviluppato lesioni demielinizzanti. Tutti gli eventi sopra citati hanno portato a cessazione del trattamento.

Nel complesso, 128 pazienti (pari al 97% del campione) erano stati sottoposti a trattamento con corticosteroidi come opzione terapeutica di prima linea e 125 (95%) con almeno un farmaco immunosoppressore di seconda linea per un tempo mediano pari a 16 mesi. La maggior parte di questi era in trattamento con infliximab come farmaco anti-TNF di prima linea (91%), seguito da adalimumab (6%), etanercept (2%) e certolizumab pegol (1%).

Da ultimo, il trattamento con farmaci anti-TNF è risultato associato a riduzione significativa dell'impiego di CS; la dose media giornaliera di prednisone si è ridotta da 23 mg/die a 11 mg/die in circa 20,5 mesi di follow-up (valore mediano). Ciò è stato documentato anche nei 33 pazienti che non avevano mostrato alcun cambiamento del corso di malattia nonostante il trattamento con farmaci anti-TNF.

NC

Bibliografia
Jamilloux Y et al. Efficacy and safety of tumor necrosis factor antagonists in refractory sarcoidosis: a multicenter study of 132 patients. Seminars in Arthritis & Rheumatism (2017) epub-ahead-of-print
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