Ortopedia e Reumatologia

Sclerosi sistemica, piastrine e livelli CRP elevati identificano pazienti a maggior rischio

Ti � piaciuto l'articolo? Condividilo:

Audio generato automaticamente da voce virtuale: possibili imperfezioni in pronuncia e intonazione

Nei pazienti con sclerosi sistemica (SSc), la combinazione di piastrine elevate e livelli elevati CRP è risultata associata a malattia più severa e a peggiore sopravvivenza. 
In uno studio retrospettivo pubblicato su Arthritis Care & Research, il gruppo con doppia elevazione di questi livelli presentava più frequentemente interessamento cutaneo diffuso, positività anti-Scl-70, coinvolgimento cardiaco, gastrointestinale, muscoloscheletrico e vascolare, oltre alla sopravvivenza mediana più bassa.

Valutare insieme piastrine e CRP potrebbe essere di aiuto quindi, stando a questo studio, nel riconoscere pazienti con SSc da sottoporre a screening e a gestione più intensivi.

Razionale e obiettivi dello studio
La SSc è una malattia autoimmune rara del tessuto connettivo, caratterizzata da ispessimento cutaneo, vasculopatia e coinvolgimento multiorgano, in particolare di polmone, cuore, apparato gastrointestinale e rene. Nonostante i progressi terapeutici, resta associata a morbidità e mortalità rilevanti.

Negli ultimi anni, diversi trial nella SSc hanno utilizzato marcatori infiammatori, come CRP, VES e conta piastrinica, per identificare pazienti con malattia attiva e potenzialmente più responsivi ai trattamenti. Il ruolo della CRP elevata è già stato collegato a malattia più severa e peggiore sopravvivenza; più incerto, invece, è il significato prognostico delle piastrine elevate.

Di qui il nuovo studio che si è proposto di valutare se piastrine elevate, CRP elevata o la loro combinazione fossero associate a severità di malattia al basale, progressione cutanea e polmonare e sopravvivenza nei pazienti con SSc.

Disegno dello studio
In questo studio retrospettivo di coorte sono stati utilizzati i dati provenienti dal registro della sclerosi sistemica di Stanford. Sono stati inclusi pazienti adulti valutati tra il 1996 e il 2022, con diagnosi secondo i criteri ACR/EULAR 2013.

I pazienti sono stati classificati sulla base del primo prelievo disponibile dopo l’esordio del primo sintomo non-Raynaud. Sono stati usati due cut-off predefiniti, derivati da precedenti trial nella SSc: piastrine almeno pari a 330.000/μL e CRP almeno pari a 6,0 mg/L.

Sono stati così definiti quattro gruppi: piastrine normali/CRP normale, piastrine normali/CRP elevata, piastrine elevate/CRP normale e piastrine elevate/CRP elevata.

Sono stati esclusi i pazienti senza misurazioni concomitanti di piastrine e CRP, quelli con valori elevati attribuibili a cause non correlate alla sclerosi sistemica e quelli con piastrine basse. Gli outcome includevano un coinvolgimento d’organo nei 2 anni successivi al primo prelievo, l’andamento della capacità vitale forzata e del modified Rodnan skin score, e la sopravvivenza fino al decesso, all’ultima visita o al 31 dicembre 2024.

Risultati principali
Quattro gruppi con profili clinici diversi
Su 565 pazienti con SSc 139 sono stati inclusi nell’analisi. Ottantaquattro pazienti, pari al 60%, avevano piastrine e CRP normali; 33 pazienti, pari al 24%, avevano CRP elevata con piastrine normali; 10 pazienti, pari al 7%, avevano piastrine elevate con CRP normale; 12 pazienti, pari al  9%, presentavano livelli di piastrine e di CRP entrambi elevati.
Il follow-up mediano per la sopravvivenza è stato di 8,1 anni e per il 92,1% dei pazienti erano disponibili i dati di almeno 2 anni di follow-up dopo il primo prelievo.

Doppia elevazione associata a malattia più severa
Il gruppo con piastrine e CRP elevate mostrava il profilo clinico più sfavorevole. La positività anti-Scl-70 era più frequente in questo gruppo, così come l’interessamento cutaneo diffuso, presente nel 91,7% dei pazienti. Anche miocardite o cardiomiopatia erano più comuni, raggiungendo il 25%.

Sul versante gastrointestinale, disfagia e ectasia vascolare antrale gastrica erano particolarmente frequenti nel gruppo con doppia elevazione, rispettivamente nell’83,3% e nel 50% dei pazienti. Lo stesso gruppo mostrava anche il più alto carico muscoloscheletrico, con contratture articolari nel 100% dei casi, e più ulcere digitali, presenti nel 75%.

Funzione polmonare, cute e sopravvivenza
Il gruppo con piastrine e CRP normali presentava la migliore capacità vitale forzata al basale, rimasta stabile nei 2 anni di follow-up. Le differenze tra gruppi nell’andamento della FVC non hanno raggiunto, però, la significatività statistica.

Più netto il dato cutaneo: il gruppo con doppia elevazione ha mantenuto i valori più alti di modified Rodnan skin score per tutto il periodo di osservazione, con differenze significative rispetto agli altri gruppi.

Anche la sopravvivenza era peggiore nei pazienti con piastrine e CRP elevate. Nel follow-up complessivo si sono verificati 26 decessi: 10 nel gruppo con valori normali, 10 nel gruppo con sola CRP elevata, nessuno nel gruppo con sole piastrine elevate e 6 nel gruppo con doppia elevazione.

La sopravvivenza mediana era di 21,3 anni nel gruppo con piastrine e CRP normali, 10,3 anni nel gruppo con sola CRP elevata e 9,6 anni nel gruppo con doppia elevazione.
Rispetto al gruppo con valori normali, il rischio di morte aggiustato era più elevato sia con sola CRP elevata sia, soprattutto, con doppia elevazione, con hazard ratio aggiustato pari a 7,34.

Implicazioni cliniche
Lo studio suggerisce che la valutazione combinata di piastrine e CRP possa offrire un’informazione prognostica utile nella SSc. La doppia elevazione sembra identificare un sottogruppo con malattia più aggressiva, maggiore coinvolgimento cutaneo e multiorgano e sopravvivenza ridotta rispetto ai pazienti con un solo marcatore elevato o con entrambi i marcatori nella norma.

Il dato non implica che piastrine e CRP siano di per sé causa della peggiore prognosi, ma indica che, misurate precocemente dopo l’esordio dei sintomi non-Raynaud, possono contribuire alla stratificazione del rischio. In pratica, pazienti con entrambi i marcatori elevati potrebbero meritare una sorveglianza più attenta per complicanze cutanee e d’organo.

Nel commentare i risultati, i ricercatori hanno ammesso alcuni limiti dello studio. Tra questi, segnaliamo il disegno retrospettivo e monocentrico e la ridotta numerosità dei gruppi  con piastrine elevate.

Servono conferme, pertanto, di quanto osservato da studi multicentrici più ampi per validare i risultati, valutare l’andamento longitudinale di piastrine e CRP e chiarire le soglie più utili per identificare i pazienti ad alto rischio.

Nicola Casella

Bibliografia
Lee BS et al. Association of elevated platelets and C-reactive protein with severe disease and poor survival in systemic sclerosis. Arthritis Care Res (Hoboken). Published online July 22, 2026. doi:10.1002/acr.80116
Leggi

3
Condivisioni

Ti � piaciuto l'articolo? Condividilo:


Altri articoli della sezione Ortopedia e Reumatologia

CAR-T nelle malattie autoimmuni, sospesi otto studi dopo tre decessi

CAR-T nelle malattie autoimmuni, sospesi otto studi dopo tre decessi

Lupus sistemico, anifrolumab associato a risposta ematologica precoce nella real life. Studio EFFORT-SLE

Lupus sistemico, anifrolumab associato a risposta ematologica precoce nella real life. Studio EFF...

Artrite psoriasica dopo fallimento anti-TNF, upadacitinib efficace fino a 152 settimane

Artrite psoriasica dopo fallimento anti-TNF, upadacitinib efficace fino a 152 settimane

Fenomeno di Raynaud primario, segnali favorevoli con vitamina B3 nel primo studio pilota prospettico

Fenomeno di Raynaud primario, segnali favorevoli con vitamina B3 nel primo studio pilota prospett...

Osteoporosi, denosumab associato a minore incidenza di artrosi rispetto ai bisfosfonati orali

Osteoporosi, denosumab associato a minore incidenza di artrosi rispetto ai bisfosfonati orali

Artrite reumatoide, BMI più elevato associato a minore risposta ai JAK-inibitori

Artrite reumatoide, BMI più elevato associato a minore risposta ai JAK-inibitori