Uno studio recentemente pubblicato online sulla rivista eLife (1), condotto da un’equipe di ricercatori preclinici e clinici della NYU School of Medicine, ha dimostrato come la presenza di articolazioni infiammate e di infiammazione sistemiche caratteristiche dell’artrite reumatoide (AR) agli esordi sia con un pattern alterato della flora intestinale (predominanza di batteri Prevotella copri), fornendo la prima dimostrazione nell’uomo che la malattia articolare cronica infiammatoria potrebbe essere mediata, in parte, da batteri intestinali specifici. Tale scoperta potrebbe avere implicazioni per la messa a punto di nuovi trattamenti per l’AR, una malattia autoimmunitaria che attacca il tessuto articolare e causa rigidità e dolenza delle articolazioni, spesso debilitanti per l’individuo.

Lo studio appena pubblicato si innesta nel solco di osservazioni precedentemente documentate dallo stesso gruppo di ricerca secondo le quali topi geneticamente predisposti allo sviluppo di AR resistevano alla malattia se mantenuti in ambiente sterile mentre mostravano i segni di infiammazione articolare quando erano esposti ad altri batteri intestinali considerati “benigni”, noti come batteri filamentosi segmentati (2).
Per approfondire il tema dell’esistenza di particolari specie batteriche correlate con l’AR, i ricercatori, utilizzando tecniche sofisticate di analisi del DNA, hanno messo a confronto i batteri intestinali provenienti da campioni fecali di pazienti con AR di nuova diagnosi prima del trattamento immunosoppressivo, di pazienti con AR cronica e in trattamento, di pazienti con AR psoriasica (PsA) e di individui sani.

I risultati dell’analisi hanno mostrato che il 75% dei campioni fecali di pazienti con AR appena diagnosticata era colonizzato da P. copri, a fronte del 21,4% di campioni fecali provenienti da individui sani, dell’11,5% di campioni provenienti da pazienti con AR cronica e del 37,5% di campioni provenienti da pazienti con PsA.

“L’espansione di P.copri nel microbiota intestinale esacerba l’infiammazione del colon in modelli murini e potrebbe rendere conto della risposta autoimmune sistemica osservata nell’AR – hanno dichiarato gli autori dello studio.”
La ragioni del perché la crescita di P. copri si impenni in pazienti con AR di nuova diagnosi non sono, però, ancora chiare. Alcune influenze dell’ambiente, come la dieta o fattori generici, potrebbero portare ad alterazioni della composizione della flora batterica, con conseguente scatenamento di una risposta autoimmunitaria. A ciò si aggiunga il fatto, per ora inspiegabile, della differenziazione genetica dei ceppi di P. copri estratti dai campioni fecali dei pazienti con AR di nuova diagnosi da quelli prelevati dai campioni fecali degli individui sani.

In attesa di chiarire questi punti, i ricercatori stanno pianificando di confermare i risultati ottenuti in altre aree geografiche degli USA (essendo possibile una variazione della composizione della flora intestinale in base al luogo geografico) e di studiare se il microbiota intestinale possa essere utilizzato come marker biologico per guidare il trattamento farmacologico. “Vogliamo sapere – scrivono gli autori nelle conclusioni – se gli individui con set particolari di batteri intestinali rispondano meglio a certi trattamenti al posto di altri. Inoltre, è nostra intenzione prendere in considerazione lo studio di individui prima che sviluppino AR per verificare se la crescita smodata di P. copri sia causa o risultato degli attacchi autoimmuni”.

1)    Scher J, et al "Expansion of intestinal Prevotella copri correlates with enhanced susceptibility to arthritis" eLife 2013; DOI: 10.7554/eLife.01202.  Leggi
2)    WU HJ et al. Gut-residing segmented filamentous bacteria drive autoimmune arthritis via T helper 17 cells. Immunity. 2010 Jun 25;32(6):815-27. doi: 10.1016/j.immuni.2010.06.001. Leggi