Secukinumab, un nuovo anticorpo monoclonale interamente umanizzato diretto contro l’interleuchina 17 (IL-17), è apparso promettente come trattamento della spondilite anchilosante in uno studio internazionale di tipo proof-of-concept presentato a Glasgow durante i lavori del congresso annuale della British Society for Rheumatology (BSR) e coordinato da Paul Emery, dell'Università di Leeds.

Il reumatologo ha spiegato che tra i 23 pazienti trattati con due infusioni di secukinumab, 14 di essi (il 61%) hanno mostrato un miglioramento del 20% dei sintomi entro 6 settimane contro uno solo dei sei pazienti trattati con placebo.

La ricerca ha dimostrato che la positività all'HLA-B27, presente nella maggior parte dei pazienti con spondilite anchilosante (circa il 90%), porta a un aumento della produzione di IL-23. Questa citochina, a sua volta, media il pathway dell’IL-17 attraverso i linfociti T e ciò ha portato i ricercatori a ipotizzare che intervenire su questo pathway possa rappresentare un nuovo approccio terapeutico.

Per testare la validità di tale ipotesi, Emery e gli altri autori hanno valutato la potenziale efficacia e la sicurezza di secukinumab, che ha come bersaglio proprio l’IL-17, come trattamento per la spondilite anchilosante sottoponendo i pazienti a due infusioni di anticorpo alla dose di 10 mg/kg nei giorni 1 e 22.

I partecipanti erano già stati trattati in precedenza con DMARD, fino a tre, e, dato importante, la metà aveva già provato anche un inibitore del TNF. Durante lo studio, inoltre, è stato loro permesso di continuare il trattamento con dosi stabili di altri farmaci oltre a secukinumab, quali metotrexate, sulfasalazina e prednisone.

In totale, il 92% dei pazienti trattati con l'anticorpo ha completato lo studio e la risposta ASAS40 è stata del 35%. Inoltre, un ulteriore 35% ha ottenuto una risposta in cinque dei sei criteri fondamentali ASAS come il dolore, la funzionalità e la mobilità della colonna vertebrale.

La riduzione media del punteggio dell'indice di attività della malattia è risultata pari a 1,8, variando da un massimo di 5,6 a  un minimo 0,8 a 6 settimane.

Un’analisi post-hoc su sottogruppi ha evidenziato che i pazienti nei quali si è ottenuta la risposta migliore ASAS20 sono stati quelli non trattati in precedenza con gli anti-TNF, nei quali la risposta è stata dell’85% contro il 30% nel sottogruppo già trattato coi biologici in passato.

Un aspetto importante dello studio è stato l'utilizzo dell’analisi di probabilità bayesiana, che ha consentito di utilizzare i dati dei pazienti trattati con placebo in otto precedenti studi sulla spondilite anchilosante, in modo da poter includere nel gruppo placebo di quest’ultimo trial un piccolo numero di soggetti (sei).

L'analisi ha indicato che secukinumab ha una probabilità del 99,8% di essere più efficace del placebo.

Il profilo di sicurezza è risultato simile a quello osservato in studi precedenti condotti sull’anticorpo, già sperimentato anche su altre malattie infiammatorie quali psoriasi, artrite reumatoide e uveite.

In questo studio si sono manifestate 30 infezioni, per lo più lievi, in 18 pazienti. Un partecipante del gruppo placebo ha manifestato un evento avverso grave, consistente in una puntata ipertensiva, mentre uno trattato con secukinumab ha avuto un ascesso sottocutaneo.

P. Emery, et al. Evaluation of efficacy and safety of secukinumab in the treatment of patients with moderate-to-severe ankylosing spondylitis. BSR 2012; abstract 06.