I pazienti con spondiloartrite assiale che fumano potrebbero privarsi, essi stessi, dei benefici degli inibitori del fattore di necrosi tumorale (TNF) alfa, soprattutto se hanno livelli elevati di proteina C-reattiva (PCR). Lo afferma un gruppo di ricercatori svizzeri, afferenti allo Swiss Clinical Quality Management Program for Axial Spondyloarthritis, in uno studio osservazionale pubblicato da poco su Annals of the Rheumatic Diseases.

Il lavoro, che ha coinvolto quasi 700 pazienti con spondiloartrite assiale, mostra che, rispetto ai non fumatori, i fumatori ottengono miglioramenti inferiori sia del Bath Ankylosing Spondylitis Disease Activity Index (BASDAI) sia dell’Ankylosing Spondylitis Disease Activity Score (ASDAS) un anno dopo l'inizio della terapia con il primo inibitore del TNF alfa.

Inoltre, la probabilità di raggiungere un miglioramento del 50% della risposta BASDAI dopo un anno di terapia è risultata significativamente più bassa nei fumatori rispetto ai non fumatori (OR 0,54, IC al 95% 0,31-0,95; P = 0,03), così come quella di ottenere un miglioramento del 40% secondo i criteri ASAS (OR 0,43; IC al 95% 0,24-0,76; P = 0,004).

Circa il 40% dei pazienti aveva una PCR elevata al basale e il numero di pazienti in cui i livelli di PCR si sono normalizzati è risultato inferiore nei fumatori rispetto ai non fumatori.

Inoltre, commentano gli autori, "il fumo ... può anche aumentare l’intensità del dolore, influenzando l'elaborazione neurologica delle informazioni sensoriali o attraverso un danno tissutale non specifico a causa dell’ipossia o della vasocostrizione".

Tuttavia, smettere di fumare può servire, in quanto l’essere stati fumatori nel passato non sembra aver diminuito l'efficacia del trattamento con gli anti-TNF, almeno in questo studio.

Ciò che non è chiaro è se e come il fumo influisca sulla risposta ai singoli inibitori del TNF approvati per la spondiloartrite assiale. Dei partecipanti allo studio, due terzi avevano preso adalimumab o etanercept.

I risultati, sottolineano gli autori, riflettono quelli osservabili nella pratica clinica quotidiana. Per lo studio, infatti, sono stati analizzati 698 pazienti inseriti in un registro svizzero: la Swiss Clinical Quality Management Cohort for axSpA (SCQMaxSpA), tuttora aperta.

Al contrario, in uno studio longitudinale simile di autori australiani, il fumo non è sembrato alterare gli effetti dei farmaci anti-TNF sulla qualità della vita correlata alla salute (HR-QoL) nei pazienti con spondilite anchilosante, anche se nei fumatori si è osservata una funzionalità fisica inferiore rispetto ai non fumatori.

Questo studio, durato 8 anni, ha coinvolto 422 pazienti afetti da spondilite anchilosante in trattamento con inibitori del TNF alfa, inseriti nell’Australian Rheumatology Association Database. Analogamente allo studio svizzero, i pazienti erano in gran parte uomini intorno ai 40 anni e circa la metà dei casi erano non fumatori.

Dopo aver aggiustato i dati in base a fumo, sesso, età, comorbidità e uso di farmaci, tutte le misure relative alla qualità della vita correlata alla salute sono migliorate notevolmente 2 anni dopo l'inizio della terapia con un inibitore del TNF, ma i miglioramenti sono risultati di entità simile nei fumatori e nei non fumatori.
I fumatori hanno ottenuto punteggi relativi alla funzionalità fisica più bassi dei questionari SF-36 e HAQ-S, ma le differenze rispetto ai non fumatori non sono risultate clinicamente significative.