Spondilite anchilosante, ixekizumab efficace fin dalla prima settimana #ACR2018

Nei pazienti con spondiloartrite assiale radiografica attiva e precedente risposta inadeguata o intolleranza a uno o due inibitori del fattore di necrosi tumorale, il trattamento con ixekizumab comporta miglioramenti significativi rispetto al placebo nell'attività della malattia, nella funzione, nella qualità della vita e nell'infiammazione.

Nei pazienti con spondiloartrite assiale radiografica attiva e precedente risposta inadeguata o intolleranza a uno o due inibitori del fattore di necrosi tumorale, il trattamento con ixekizumab comporta miglioramenti significativi rispetto al placebo nell'attività della malattia, nella funzione, nella qualità della vita e nell'infiammazione. È quanto emerge da uno studio presentato all’American College of Rheumatology (ACR) che si è tenuto a Chicago e pubblicato contemporaneamente su Arthritis & Rheumatology.

La spondiloartrite assiale (axSpA) è una malattia infiammatoria cronica che si stima possa interessare dallo 0,9% all'1,4% degli adulti negli Stati Uniti e comprende pazienti con malattia non radiografica (cioè la NRaxSpA) e radiografica (r-axSpA), detta anche spondilite anchilosante. La malattia è caratterizzata da dolore lombare infiammatorio e danno strutturale radiografico dell'articolazione sacroiliaca. I pazienti possono anche presentare coinvolgimento muscolo-scheletrico periferico (artrite infiammatoria, entesite e dattilite) ed extra-articolare (uveite, psoriasi e infiammazione intestinale).

Le attuali linee guida per la gestione della axSpA raccomandano l’uso inibitori dei fattori di necrosi tumorale (TNFi) nei pazienti che non rispondono o non tollerano i FANS. Tuttavia anche con questi farmaci circa il 30-40% dei pazienti non raggiunge un adeguato controllo della malattia o un sollievo dai sintomi e alcuni soggetti potrebbero non essere idonei ad assumerli per via delle controindicazioni.

L'asse dell’interleuchina IL-17 è stato collegato all'immunopatologia della axSpA e la sua inibizione si è dimostrata efficace in questi pazienti. Poiché un antagonista della IL-17 non è ancora stato valutato in pazienti con risposta inadeguata o intolleranza ai TNFi in una sperimentazione clinica, lo studio in questione si è proposto di valutarne l’efficacia e la tollerabilità.

Lo studio COAST-W
Si tratta di un trial clinico di fase III multicentrico, randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo e a gruppi paralleli della durata di 1 anno, seguito da uno studio di estensione opzionale di due anni (studio COAST-Y).

I ricercatori hanno reclutato adulti con una risposta inadeguata/intolleranza a uno o due precedenti TNFi e una diagnosi accertata di axSpA che rispettasse i criteri di valutazione della Spondyloarthritis International Society (ASAS). I pazienti sono stati randomizzati a placebo o ixekizumab sottocutaneo 80 mg ogni due o quattro settimane.

L’endopint primario era la proporzione di pazienti che raggiungevano un punteggio ASAS40 dopo 16 settimane, mentre i principali endopint secondari riguardavano i punteggi, sempre alla settimana 16, di diversi indici di attività della malattia (ASAS20, ASDAS<2,1) e le variazioni dal basale nei punteggi ASDAS, BASDAI, BASFI, SF-36 PCS, ASAS-HI.

Efficace già dalla prima settimana
Ixekizumab è risultato superiore al placebo per l’endpoint primario e tutti i principali endpoint secondari alla settimana 16. Una percentuale significativamente maggiore di pazienti ha ottenuto una risposta ASAS40 con entrambi i regimi di trattamento (30,6%, p=0,003 e 25,4%, p=0,017) rispetto al placebo (12,5%), con differenze statisticamente significative osservate fin dalla prima settimana. Dopo 16 settimane ixekizumab ha fatto registrare miglioramenti significativi nell'attività della malattia, nella funzione, nella qualità della vita e nell'infiammazione spinale all’imaging della risonanza magnetica rispetto al placebo.

In termini di sicurezza ixekizumab ha mostrato un profilo accettabile. Le proporzioni dei pazienti che hanno riportato eventi avversi dovuti al trattamento (TEAE) erano superiori al placebo con ciascun regime di ixekizumab e simili tra loro. I TEAE più segnalati (che si verificano in almeno il 5% dei pazienti) sono stati infezioni del tratto respiratorio superiore e reazioni al sito di iniezione, di gravità lieve o moderata.
Eventi gravi si sono verificati nel 6,7% dei pazienti con placebo, nel 4,1% con la terapia in regime a 2 settimane e nel 3,5% con il regime a 4 settimane.

Una nuova potenziale opzione di trattamento
I dati attuali sono per ora limitati a un periodo di trattamento di 16 settimane. I dati a un anno in questo studio e a ulteriori due anni in quello di estensione, forniranno ulteriori informazioni sull'efficacia e sulla sicurezza a lungo termine di ixekizumab.

Per riassumere, ixekizumab ha prodotto miglioramenti rapidi e significativi nei segni e nei sintomi della spondilite anchilosante e una significativa riduzione dell'infiammazione della colonna vertebrale misurata mediante risonanza magnetica, rispetto al placebo. «Questi risultati positivi supportano ixekizumab come potenziale opzione di trattamento per i pazienti con spondilite anchilosante, compresi quelli che hanno avuto una risposta inadeguata al trattamento con inibitori del TNF, una popolazione difficile da trattare», concludono gli autori.

Bibliografia

Deodhar A et al. Efficacy and Safety of Ixekizumab in the Treatment of Radiographic Axial Spondyloarthritis: 16 Week Results of a Phase 3 Randomized, Double‐Blind, Placebo Controlled Trial in Patients with Prior Inadequate Response or Intolerance to Tumor Necrosis Factor Inhibitors. Arthritis Rheumatol. 2018 Oct 20.

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