Spondilite anchilosante, le statine sembrano ridurre attività di malattia #ACR2018

Le statine, in combinazione con i FANS, sembrano ridurre in modo significativo l'attività di malattia in pazienti con spondilite anchilosante (AS): è quanto emerge dai risultati di uno studio presentato nel corso dell'edizione annuale del congresso dell'American College of Rheumatology.

Le statine, in combinazione con i FANS, sembrano ridurre in modo significativo l’attività di malattia in pazienti con spondilite anchilosante (AS): è quanto emerge dai risultati di uno studio presentato nel corso dell’edizione annuale del congresso dell’American College of Rheumatology.

Razionale dello studio
Il nuovo studio poggia su documentazioni già esistenti in letteratura di un beneficio derivante dall’impiego delle statine nei pazienti affetti da malattie reumatiche.

In precedenza, un ampio trial clinico randomizzato aveva dimostrato, infatti, come l’impiego intensivo di statine fosse stato in grado di ridurre i punteggi legati all’attività di malattia, la conta delle articolazioni tumefatte, i tassi di proteina reattiva C e la VES nei pazienti con artrite reumatoide (AR).

Un altro trial clinico randomizzato e controllato, che ha valutato l’impiego di statine in pazienti con AS – che presentavano un incremento dal 30% al 50% del rischio di eventi avversi CV vs. pazienti con AR – ha confermato, anche in questo caso, l’efficacia delle statine in termini di riduzione dei tassi di VES e di CRP, nonché dei livelli di colesterolo LDL, a fronte, tuttavia, di una riduzione non statisticamente significativa di alcuni indici di attività di malattia (punteggi BASDAI e BASFI).

Infine, last but not least, un terzo studio di popolazione ha documentato un beneficio, in termini di sopravvivenza, dell’impiego di statine in pazienti con AS.

Su questi presupposti si è voluta saggiare la capacità delle statine di ridurre l’attività di malattia nell’AS nel nuovo studio, che ha riesaminato i dati provenienti dal trial PSOAS, uno studio di coorte osservazionale che valutava i possibili fattori predittivi di AS.

Disegno dello studio
Lo studio PSOAS conta, attualmente, 1.269 pazienti seguiti in 4 centri specialistici dislocati sul territorio USA e in un centro Australiano. Di questi pazienti, ne sono stati considerati per l’analisi presentata al congresso 814, che erano stati seguiti per almeno un anno e che soddisfacevano i criteri modificati di New York per l’AS.

L’outcome primario dello studio era rappresentato dall’impatto delle statine sull’indice BASDAI. Le analisi sono state aggiustate in base all’età, al sesso di appartenenza, all’etnia, al livello di istruzione, allo status di fumatore, alla presenza di comorbilità CV, ai livelli di CRP e di attività fisica, all’impiego di farmaci anti-ipertensivi, FANS e anti-TNF.

Durante il trial 85 pazienti erano in trattamento blando (n=9), moderato (n=65) o intensivo (N=11) con statine. Questi pazienti avevano maggiori probabilità di essere fumatori, diabetici, affetti da malattia CV e ipertensione.

Risultati principali
Le statine, da sole, non sono state in grado di ridurre in modo significativo l’indice BASDAI di attività di malattia. Tuttavia, un’analisi di interazione che ha valutato l’impatto derivante dall’impiego di FANS (a livelli uguali o superiori al 50% rispetto al dosaggio pieno) ha  mostrato l’esistenza di un’associazione tra l’impiego di statine, FANS e una riduzione marcata dell’attività di malattia.

Nello specifico, è stata documentata una riduzione significativa dei punteggi BASDAI di attività di malattia in pazienti trattati con FANS a livelli uguali o superiori al 50% rispetto al dosaggio pieno, come pure in quelli trattati con statina a bassa (adjusted rate ratio = 0,68; IC95%=0,57-0,81) o ad elevata intensità (aRR = 0,82; IC95%=0,72-0,94) vs. quelli che non assumevano statine.

Non è stata documentata, invece, l’esistenza di un’associazione tra: 1) l’impiego di FANS a livelli uguali o superiori al 50% rispetto al dosaggio pieno e l’impiego moderato di statine; 2) l’impiego di FANS a livelli inferiori al 50% rispetto all’impiego di statine in qualunque modo; 3) l’assenza di FANS e l’impiego di statine in qualunque modo.

Per contro, quando sono state analizzate le interazioni tra l’impiego di statine e di farmaci anti-TNF, non sono state rilevate differenze significative, in termini di punteggi BASDAI, tra i pazienti trattati con entrambe le classi di farmaci e quelli trattati con con farmaci anti-TNF.

Ciò detto, quelli che non erano trattati con farmaci anti-TNF ma lo erano intensivamente con statine hanno mostrato punteggi BASDAI significativamente più bassi rispetto a quelli che non ricevevano nessun farmaco appartenente alle 2 classi.

Riassumendo
In conclusione “le statine, quando assunte con FANS a dosi anti-infiammatorie, sono associate ad una riduzione significativa dell’attività di malattia – hanno affermato i ricercatori a conclusione della presentazione del loro lavoro”.

“Sono ora necessari nuovi studi che confermino quanto osservato su un maggior numero di pazienti”.

NC

Bibliografia
Dau J, et al. Abstract 895. Presented at: ACR/ARHP Annual Meeting, Oct. 20-24, 2018; Chicago.
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