Spondilite anchilosante, livelli di CRP predittivi di risposta al trattamento

In presenza di spondilite anchilosante (AS), i livelli di proteina reattiva C (CRP), sia al basale che successivi, potrebbero essere utilizzati come predittori efficaci di risposta al trattamento con farmaci anti-TNF. Lo dimostrano i risultati di uno studio pubblicato su Seminars in Arthritis and Rheumatism.

In presenza di spondilite anchilosante (AS), i livelli di proteina reattiva C (CRP), sia al basale che successivi, potrebbero essere utilizzati come predittori efficaci di risposta al trattamento con farmaci anti-TNF.

Lo dimostrano i risultati di uno studio pubblicato su Seminars in Arthritis and Rheumatism.

Razionale dello studio
“Dall’introduzione dei farmaci anti-TNF nell’armamentario terapeutico a disposizione contro l’AS, sono stati documentati notevoli progressi in termini di miglioramento della gestione della malattia in termini di mobilità spinale, attività, funzione fisica, dolore  e qualità della vita legata allo stato di salute – ricordano i ricercatori nell’introduzione al lavoro”.

Nonostante questi miglioramenti, tuttavia, sia la diagnosi precoce che il monitoraggio della progressione radiografica di malattia rappresentano ancora delle sfide, in ragione dell’ambiguità della sintomatologia e della limitata disponibilità di criteri oggettivi clinici e laboratoristici.

“Dal momento che livelli elevati di proteine reattive di fase acuta sono stati associati con la progressione radiografica di malattia e lo sviluppo di nuovi sindesmofiti – continuano i ricercatori – le raccomandazioni vigenti suggeriscono che l’attività di malattia sia misurata sia in base ai segni clinici e ai sintomi di malattia che ai livelli delle proteine reattive di fase acuta. Tale obiettivo può essere conseguito o attraverso la combinazione di misure individuali di questi aspetti – ricorrendo all’indice BASDAI e ai livelli di CRP o alla VES – sia utilizzando una misura composita che comprende entrambi gli aspetti – come il punteggio ASDAS”.

Obiettivo di questa analisi post-hoc di 4 trial clinici randomizzati sull’impiego di un farmaco anti-TNF (etanercept) nell’AS è stato quello di verificare se i livelli basali di CRP potessero essere predittivi di risposta al trattamento e, in caso positivo, di valutare la loro potenza predittiva rispetto ad altri possibili predittori. Inoltre, gli autori di questa analisi hanno cercato di esaminare la relazione esistente tra la disabilità funzionale e alcuni fattori di rischio temporale (come la durata di malattia e l’età di insorgenza).

Disegno e risultati principali dello studio
I ricercatori hanno analizzato i dati relativi a 867 pazienti trattati con etanercept in 4 trial clinici randomizzati che avevano documentato l’efficacia del farmaco nel trattamento dell’AS, valutando, nello specifico, le varie risposte alla terapia dopo 12 settimane di trattamento con riferimento ai livelli di CRP.

Dopo analisi statistica, i ricercatori hanno osservato che i livelli basali di CRP erano considerati, rispettivamente, molto elevati, elevati o nella norma nel 23%, 34% e 43% dei pazienti trattati con etanercept.

Inoltre, hanno mostrato che l’avere livelli basali di CRP molto elevati era in grado di predire molto efficacemente gli outcome di trattamento dopo 12 settimane di terapia con farmaco anti-TNF.

Non solo: per contro, livelli basali di CRP nella norma a 2, 4 e 8 settimane sono risultati predittori di risposta alla terapia a 12 settimane maggiormente efficaci rispetto a livelli elevati di CRP.

Infine, è stata documentata l’esistenza di un’associazione significativa tra livelli elevati di CRP al basale e una più bassa età di insorgenza di malattia (<40 anni), come pure tra livelli normali di CRP e un più basso impatto di malattia sull’abilità funzionale.

Implicazioni dello studio
Nel commentare i risultati, i ricercatori non hanno sottaciuto alcuni limiti metodologici intrinseci del loro lavoro, come il disegno post-hoc e la mancanza di misure di outcome clinico a lungo termine.

Ciò premesso, hanno anche tenuto a sottolineare come “…le informazioni presentate nello studio potrebbero essere utili per la pratica clinica quotidiana in ragione del fatto che il periodo di follow-up di 12 settimane post-inizio del trattamento, previsto dall’analisi, è specificamente menzionato nella raccomandazioni congiunte ASAS/EULAR come primo punto temporale di valutazione della risposta al trattamento e come il punto più precoce di valutazione dell’opportunità di cambiare farmaco biologico da utilizzare – scrivono i ricercatori nella discussione del lavoro”.

“Inoltre – continuano i ricercatori – un clinico potrebbe determinare i livelli di CRP sia prima che dopo 2, 4 o 8 settimane di trattamento e, sulla base di una semplice regola (livelli elevati vs. non elevati), stimare la probabilità di risposta clinica a 12 settimane”.

“In conclusione, le misure basali e post-basali di CRP potrebbero, dunque, fungere da strumento a disposizione del medico che necessita di raccomandazioni di trattamento da trasmettere facilmente al paziente con AS, con l’obiettivo di garantire a quest’ultimo un outcome a lungo termine ottimale”.
 
Nicola Casella

Bibliografia
Baraliakos X et al. The role of C-reactive protein as a predictor of treatment response in patients with ankylosing spondylitis [published online November 2, 2018].  Semin Arthritis Rheum. doi: 10.1016/j.semarthrit.2018.10.019
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