Spondilite anchilosante, secukinumab sicuro in fase 3 anche al dosaggio pi¨ alto #ACR2018

In contemporanea con la presentazione dei dati di efficacia e di sicurezza d'impiego di secukinumab nella spondilite anchilosante (AS) relativi alla fase di estensione del trial MEASURE 1, sono stati presentati, al congresso annuale dell'American College of Rheumatology (ACR), i risultati del trial registrativo MEASURE 3, dai quali risulta come l'impiego di secukinumab a dosaggio elevato (300 mg) sia in grado di dar luogo a miglioramenti sostenuti dei segni e dei sintomi di AS attiva a 3 anni, senza incrementare l'incidenza di eventi avversi (AE) rispetto al dosaggio maggiore.

In contemporanea con la presentazione dei dati di efficacia e di sicurezza d’impiego di secukinumab nella spondilite anchilosante (AS) relativi alla fase di estensione del trial MEASURE 1 (1), sono stati presentati, al congresso annuale dell’American College of Rheumatology (ACR), i risultati del trial registrativo MEASURE 3, dai quali risulta come l’impiego di secukinumab a dosaggio elevato (300 mg) sia in grado di dar luogo a miglioramenti sostenuti dei segni e dei sintomi di AS attiva a 3 anni, senza incrementare l’incidenza di eventi avversi (AE) rispetto al dosaggio maggiore (2).

Come nell’altro studio presentato al congresso, tuttavia, lo studio non aveva la potenza statistica per dimostrare la superiorità del dosaggio 300 mg vs. 150 mg. A questa domanda, ancora senza risposta, cercherà di fare chiarezza un altro trial clinico registrativo, attualmente in corso di svolgimento.

Secukinumab e interleuchina-17A (IL-17A)
Secukinumab è un anticorpo monoclonale totalmente umano che neutralizza selettivamente l’interleuchina 17A (IL-17A) circolante.

Il secukinumab è il primo inibitore di IL-17A che ha conseguito risultati positivi negli studi di Fase III per il trattamento della  PsA e della SA, ed è approvato in Europa e negli USA per queste patologie. Il secukinumab è approvato per il trattamento della SA e della AP in Ecuador e in Bangladesh, e per il trattamento della AP in Giappone.

Disegno dello studio
Lo studio ha seguito 226 pazienti con AS, alcuni dei quali con malattia ancora attiva nonostante l’impiego pregresso o concomitante di farmaci anti-TNF.

Dopo aver ricevuto una dose di carico di 10 mg/kg di secukinumab endovena all’inizio dello studio, dopo 2 e dopo 4 settimane, i pazienti sono stati randomizzati al trattamento con 300 mg (n=76) o 150 mg (n=74) di secukinumab a cadenza mensile.

Altri 76 pazienti, invece, sono stati randomizzati al trattamento con placebo per 16 settimane e, successivamente, randomizzati nuovamente (secondo uno schema 1:1) al trattamento con il farmaco ad uno dei due dosaggi testati.

Alla fine dei 3 anni di durata dello studio, l’80,5% dei pazienti assegnati al dosaggio maggiore di secukinumab e l’80,9% di quelli assegnati al dosaggio minore hanno portato a termine il trattamento previsto dal protocollo.

Tra le misure di outcome principali vi erano la risposta ASAS20 e ASAS40

Risultati principali
In una comunicazione precedentemente resa pubblica da Novartis, l’azienda responsabile dello sviluppo clinico del farmaco, erano stati resi noti i risultati dell’analisi primaria, dalla quale era emerso che entrambi i dosaggi di secukinumab avevano permesso il soddisfacimento della risposta ASAS20.

La nuova analisi presentata al congresso ha mostrato, invece, una risposta sostenuta con entrambi i dosaggi del farmaco fino a 3 anni (156 settimane).

Nello specifico, i tassi di risposta ottenuti con endpoint clinici più stringenti, come la risposta ASAS40, sono risultati maggiori con il dosaggio di secukinumab maggiore (300 mg), soprattutto nei pazienti con esposizione pregressa ai farmaci anti-TNF.

Alla fine dello studio, il 56,5% dei pazienti trattati con secukinumab 300 mg ha raggiunto la risposta ASAS40 a fronte del 47,7% dei pazienti assegnati al dosaggio inferiore (150 mg).

Dati di safety
I pazienti trattati con ciascuno dei dosaggi impiegati hanno mostrato profili di safety paragonabili.

Nello specifico, 5 pazienti di ciascuno dei due gruppi di trattamento ha abbandonato la terapia assegnata in ragione dell’insorgenza di AE, mentre 2 pazienti di ciascuno dei due gruppi ha sviluppato infezione grave.

Tre pazienti del gruppo secukinumab 150 mg ha sviluppato una neoplasia maligna o non speficicata vs. un paziente dell’altro gruppo (300 mg).

Tra gli AE più frequentemente documentati vi sono stati la nasofaringite (n=27 per ciascun gruppo), la cefalea (n=14 nel gruppo trattato al dosaggio maggiore; n=12 nel gruppo trattato al dosaggio minore) e l’artralgia (n=14 per ciascun gruppo).

Non sono stati riportati, invece, eventi letali o casi di malattia infiammatoria gastrointestinale, colite ulcerosa o malattia di Crohn.

Riassumendo
“In conclusione, i due dosaggi testati di secukinumab sono stati in grado di indurre un miglioramento sostenuto dei segni e dei sintomi di AS – scrivono i ricercatori nell’abstract del lavoro presentato al congresso”.

“Secukinumab, inoltre – aggiungono – ha mostrato un profilo di safety positivo e sostenuto nel tempo”.

Saranno ora i risultati del trial clinico attualmente in corso a rispondere alla domanda sulla superiorità di un dosaggio sull’altro, sia in termini di efficacia che di sicurezza.

Nicola Casella

Bibliografia
1) https://www.pharmastar.it/news/orto-reuma/spondilite-anchilosante-conferme-di-efficacia-e-sicurezza-con-secukinumab-a-5-anni-acr2018-28136


2)Kivitz, A, et al. Abstract 1869. Presented at: ACR/ARHP Annual Meeting, Oct. 20-24, 2018; Chicago.
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