La rilevazione di lesioni infiammatorie attive a livello del rachide e delle articolazioni sacroiliache mediante imaging a risonanza magnetica (MRI) predice lo sviluppo in questi siti di alterazioni post-infiammatorie precoci denominate “fatty lesion” (degenerazione grassa del midollo osseo) in pazienti affetti da spondiloartrite assiale (SpA) allo stato precoce. Il trattamento continuo per 3 anni con etanercept, un farmaco anti-TNF, è stato in grado di ridurre l'insorgenza di nuove “fatty lesion”.

Queste le conclusioni principali di uno studio pubblicato online sulla rivista Seminars in Arthritis and Rheumatism.

“Le SpA assiali, che comprendono sia la spondilite anchilosante (AS) che la SpA non radiografica (nr-axSpA), sono patologie croniche infiammatorie a progressione lenta che possono portare a nuove formazioni ossee, come nel caso dell'anchilosi delle articolazioni sacroiliache e della formazione di sindesmofiti a livello del rachide, con tutte le possibili conseguenze del caso – scrivono gli autori nell'introduzione al lavoro. - I meccanismi precisi alla base della progressione radiografica non sono ancora ben chiari, anche se studi recenti suggeriscono l'esistenza di un'associazione tra l'infiammazione attiva, documentata mediante imaging a RM (osteiti; edema del midollo osseo), e la successiva formazione di nuovo osso, nonché un ruolo centrale delle cosiddette “fatty lesion” nel processo di neoformazione ossea”.

Gli autori, peraltro, ricordano come “...la  progressione radiografica nella SpA assiale e le sue variazioni possano essere documentate solo dopo 2 anni di follow-up, rendendo difficile, se non impossibile, l'osservazione di un effetto del trattamento sulla progressione radiografica rispetto ad un gruppo di controllo. (…) Pertanto, lo sviluppo o la prevenzione dell'insorgenza di “fatty lesion” potrebbe essere utilizzato come un parametro di outcone addizionale più sensibile nel prossimo futuro.”

Di qui il razionale dello studio, avente l'obiettivo di esaminare la relazione esistente tra infiammazione e lo sviluppo di “fatty lesion”, documentate mediante imaging a RM sia a livello del rachide che delle articolazioni sacroiliache in pazienti con SpA precoce trattati in modo continuo  per 3 anni con etanercept, un farmaco anti-TNF.

Gli autori hanno analizzato i dati relativi a pazienti che avevano preso parte al trial ESTHER, uno studio che prevedeva il trattamento di pazienti con SpA assiale con etanercept o sulfasalazina. In particolare, l'attenzione dei ricercatori si è concentrata sui dati relativi a 41 pazienti trattati in modo ininterrotto con etanercept per 3 anni, e per i quali erano disponibili i dati di imaging a RM al'inizio, a due anni e a tre anni dall'inizio dello studio.

Le “fatty lesion” sono state documentate all'inizio dello studio nel 2,8% delle unità vertebrali e nel 24,1% dei quadranti delle articolazioni sacroiliache.

Sulla base della classificazione delle “fatty lesion” in base ad un punteggio compreso da 0 a 3, i ricercatori hanno documentato un incremento del punteggio medio dall'inizio dello studio al secondo anno di trattamento, sia a livello del rachide (1,13 al basale vs. 1,40 al secondo anno, p=0,0254) che a livello delle articolazioni sacroiliache (4,76 al basale vs 5,46 al secondo anno, p=0,27), mentre non hanno rilevato un incremento degli score tra il secondo e il terzo anno di osservazione dello studio. Nuove “fatty lesion” si sono sviluppate nel corso del secondo e del terzo anno di osservazione quasi esclusivamente nei quadranti delle articolazioni sacroiliache e delle unità vertebrali in corrispondenza delle quali era stata documentata infiammazione mediante imaging a RM all'inizio del trial. Le lesioni sono scomparse solo in 3 quadranti delle articolazioni sacroiliache e in nessuna unità vertebrale nel corso del secondo e del terzo anno di osservazione dello studio. I punteggi relativi alle erosioni e all'anchilosi, invece, non hanno subito modifiche, “...
a suggerire come il ricorso al trattamento precoce e continuato con farmaci anti-TNF potrebbe arrestare lo sviluppo di lesioni croniche strutturali”.

In conclusione, presi nel complesso, “...i dati presentati in questo studio indicano che la soppressione efficace dell'infiammazione, documentata mediante imaging a RM e resa possibile grazie ad un farmaco anti-TNF, sembra essere in grado di prevenire l'insorgenza di nuove “fatty lesion”.
Resta ancora da stabilire se quanto osservato sia predittivo anche di un arresto della progressione radiografica di malattia.

Nicola Casella

Bibliografia
Song I-H, et al "Inflammatory and fatty lesions in the spine and sacroiliac joints on whole-body MRI in early axial spondyloarthritis- 3 year data of the ESTHER trial" Semin Arthrits Rheum 2015; DOI: 10.1016/j.semarthrit.2015.08.005.
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