Spondiloartrite assiale non radiografica, bene trattamento add-on con certolizumab pegol

L'aggiunta di certolizumab pegol alla terapia standard per il trattamento della spondiloartrite assiale non radiografica (nr-axSpA) è superiore al placebo, stando ai risultati di uno studio pubblicato su Arthritis & Rheumatology che suggerisce come la remissione senza DMARDb in questi pazienti rappresenti un obiettivo di difficile raggiungimento senza i farmaci biologici.

L’aggiunta di certolizumab pegol alla terapia standard per il trattamento della spondiloartrite assiale non radiografica (nr-axSpA) è superiore al placebo, stando ai risultati di uno studio pubblicato su Arthritis & Rheumatology che suggerisce come la remissione senza DMARDb in questi pazienti rappresenti un obiettivo di difficile raggiungimento senza i farmaci biologici.

Razionale e disegno dello studio
“Alcune osservazioni in letteratura hanno suggerito come la nr-axSpA rappresenti una condizione in grado di autolimitarsi e di andare incontro a remissione spontanea – ricordano i ricercatori nell’introduzione al lavoro -. Ciò, in parte, ha determinato, però, come rovescio della medaglia, il mancato accesso ai farmaci anti-TNF (di provata efficacia nella malattia) in alcuni paesi quali gli Usa”.

E’ peraltro noto che la storia naturale della nr-axSpA è poco caratterizzata, e vi sono fondati sospetti che i FANS, da soli, non permettano di raggiungere un controllo adeguato della malattia attiva.

Per determinare gli effetti di certolizumab pegol in pazienti con nr-axSpA con segni obiettivi di infiammazione, i ricercatori hanno messo a punto lo studio CaxSpAnd, un trial attualmente in corso di fase 3, della durata di 3 anni, che ha reclutato pazienti adulti provenienti da 80 centri dislocati in Australia, Europa, Nord America e Taiwan.

Il trial, avente un disegno in doppio cieco e per gruppi paralleli, ha incluso 317 pazienti con axSpA insorta in età adulta, una durata della sintomatologia di almeno 12 mesi e il riscontro di malattia attiva all’inizio del trial, nonostante un trattamento in corso con DMARDcs, compresi almeno due FANS.

Di questi 317 pazienti, 159 sono stati randomizzati a trattamento con certolizumab pegol in aggiunta ai DMARDcs, mentre 158 a trattamento con placebo in aggiunta alla terapia con farmaci convenzionali.

I pazienti del braccio di trattamento attivo sono stati sottoposti a trattamento con 400 mg di certolizumab pegol a 0, 2 e 4 settimane, e poi con 200 mg a cadenza quindicinale. Ai pazienti era consentito lo switch al trattamento in aperto con certolizumab pegol, o con altro farmaco biologico, o di effettuare variazioni al trattamento di background in qualsiasi momento nel corso dello studio, anche se venivano non incentivati i cambi di terapia prima della dodicesima settimana dall’inizio del trattamento assegnato.

L’endpoint primario era rappresentato dalla proporzione di pazienti che avevano mostrato un miglioramento significativo del punteggio ASDAS (the Ankylosing Spondylitis Disease Activity Score) ad un anno – intendendo per “miglioramento significativo” una riduzione di almeno due punti del punteggio ASDAS dal valore iniziale o il raggiungimento del punteggio più basso possibile.

Risultati principali
Dallo studio è emerso il raggiungimento dell’endpoint primario nel 47,2% dei pazienti trattati con certolizumab pegol rispetto al 7% nel gruppo placebo (p<0,0001). Inoltre, il 60,8% dei pazienti del gruppo placebo è passato a trattamento in aperto prima di un anno, rispetto al 12,6% dei pazienti del bracco di trattamento attivo.

Riassumendo
Nel commentare i risultati, i ricercatori  hanno sottolineato come il loro sia stato “…il primo studio, controllato vs. placebo e della durata di un anno ad aver dimostrato l’efficacia della terapia con farmaci anti-TNF in questi pazienti, e ad aver studiato la storia naturale della nr-axSpA in pazienti in terapia solo con farmaci non biologici”.

“I risultati del trial – aggiungono – suggeriscono come il trattamento con certolizumab pegol in pazienti con nr-axSpA determini un miglioramento dei segni e dei sintomi di malattia”.

 “Il tasso elevato di switch della terapia nei pazienti del gruppo placebo vs. i pazienti trattati con certolizumab pegol – concludono gli autori dello studio – sottolinea la severità della nr-axSpA, come pure i limiti dei DMARDcs nell’assicurare un controllo adeguato della malattia in questi pazienti”.

Nicola Casella

Bibliografia
Deodhar A et al. A 52-Week Randomized Placebo-Controlled Trial of Certolizumab Pegol in Non-Radiographic Axial Spondyloarthritis. Arthritis Rheumatol. 2019;doi:10.1002/art.40866.
Leggi