Spondiloartrite assiale non radiografica, conferme per certolizumab pegol in fase 3 #ACR2018

Certolizumab pegol (CTZ) ha ridotto in modo significativo l'attivitÓ di malattia e i segni di infiammazione rispetto al placebo in pazienti spondiloartrite assiale non radiografica (nr-axSpA): lo dimostrano i risultati di C-axSpA, un trial clinico presentato nel corso del congresso annuale dell'American College of Rheumatology (ACR).

Certolizumab pegol (CTZ) ha ridotto in modo significativo l’attività di malattia e i segni di infiammazione rispetto al placebo in pazienti spondiloartrite assiale non radiografica (nr-axSpA): lo dimostrano i risultati di C-axSpA, un trial clinico presentato nel corso del congresso annuale dell’American College of Rheumatology (ACR) (1).

Razionale e disegno dello studio
L'axSpA è una malattia cronica infiammatoria caratterizzata fondamentalmente dalla presenza di infiammazione a livello del rachide e delle articolazioni sacro-iliache (SIJ). I pazienti con evidenza di danno strutturale a carico delle SIJ (sacroileite radiografica), identificabile mediante imaging a raggi X e che soddisfa i criteri di classificazione modificati di New York (mNY), sono considerati affetti da AS (denominata anche come spondilite assiale radiografica: r-axSpA).

Ciò premesso, molti pazienti con axSpA non soddisfano i criteri modificati di NewYork; questi pazienti sono considerati affetti da nr-axSpA e possono andare incontro ad evoluzione verso AS. Queste due sottopopolazioni di pazienti presentano caratteristiche cliniche simili, rappresentando, pertanto, uno spettro della stessa malattia.

Il trial C-axSpA è stato implementato allo scopo di studiare gli outcome di pazienti con nr-axSpA e segni di infiammazione, trattati con CTZ pegol. Nel corso di un anno, i ricercatori hanno esaminato la storia naturale di malattia, come pure la percentuale di pazienti che avevano raggiunto la remissione spontanea di malattia. In ogni time point considerato, era consentito ai pazienti variare la terapia di background e lo shift verso il trattamento in aperto.

Entrando nei dettagli dello studio, 317 pazienti sono stati randomizzati a trattamento con placebo (n=158) o a 400 mg di CZP all’inizio dello studio, dopo 2 e dopo 4 settimane, e poi con 200 mg di CZP a cadenza quindicinale (n=159).

L’endpoint primario dello studio era rappresentato dal miglioramento dell’indice ASDAS, definito dalla riduzione di 2 punti dell’indice ASDAS al basale o dal più basso valore ASDAS ottenibile, pari a 0,6. Tra gli endpoint secondari valutati ci sono stati la risposta ASAS40 e i segni di infiammazione a 12 e a 52 settimane.

Al basale, la durata media di malattia era di 8 anni nel gruppo placebo e di 7,8 anni nel gruppo CTZ. Per entrambi i gruppi, il punteggio medio ASDAS era pari a 3,8 punti e l’indice BASFI di 5,4 punti.

Risultati principali
Dopo un anno, i pazienti assegnati a trattamento con CZP aveano maggiori probabilità di portare a termine il trattamento in doppio cieco (79% vs. 34%) e minori probabilità di passare a trattamento in aperto (13% vs. 61%) rispetto ai pazienti assegnati a placebo, a suggerire la limitata efficacia dello standard terapeutico in questa popolazione di pazienti.

A 12 settimane, l’endpoint primario è stato raggiunto dal 35,2% dei pazienti del braccio di trattamento con CZP vs. il 6,3% dei pazienti del gruppo placebo; dopo un anno, invece, l’endpoint primario è stato soddisfatto dal 47,2% dei pazienti del braccio di trattamento CZP e dal 7% di quelli del gruppo placebo.

I pazienti del braccio di trattamento CZP hanno mostrato anche outcome significativamente migliori in altre analisi secondarie, quali:
-    La risposta ASAS40 a 12 settimane (47,8% vs. 11,4%) e ad un anno (56,6% vs. 15,8%)
-    L’indice BASDAI a 12 settimane (riduzione= 2,95 punti vs. 1,08) e ad un anno (riduzione= 3,62 vs. 1,32)
-    L’indice BASFI a 12 settimane (riduzione= 2,22 punti vs 0,49) e ad un anno (riduzione= 2,74 vs. 0,73).

Quanto alla safety,  si sono registrati eventi avversi (AE) legati al trattamento nel 14,6% dei pazienti del braccio placebo vs. 30,2% dei pazienti del braccio di trattamento CZP. Un paziente trattato con il farmaco anti-TNF è andato incontro ad infezione grave, mentre non sono stati documentati decessi.

Riassumendo
Il trial C-axSpA ha dimostrato che “CZP, in aggiunta allo standard di cura, è superiore al placebo, in aggiunta allo standard di cura, nel trattamento di pazienti con nr-axSpA che avevano segni oggettivi di infiammazione – scrivono gli autori nelle conclusioni del lavoro – Questo primo trial, della durata di un anno, condotto con l’obiettivo specifico di verificare se la malattia si auto-limita, ha dato una risposta negativa in tal senso, sottolineando, quindi, le limitazioni delle opzioni standard di cura attualmente disponibili per questa condizione”.

I risultati di questo studio si aggiungono a quelli di uno studio pubblicato all’inizio dell’anno su ARD (2) che aveva dimostrato come gli outcome ottenuti mediante imaging a 4 anni dall'inizio del trattamento con CTZ avessero mostrato una ridotta progressione radiografica di malattia, sia im pazienti affetti da spondilite anchilosante (AS), con evidenza radiografica di sacroiliite, sia in quelli senza variazioni radiografiche iniziali all'inizio dello studio, pur in presenza  di malattia attiva (nr-axSpA).

Bibliografia
1)    Deodhar A, et al. Abstract 1868. Presented at: ACR/ARHP Annual Meeting, Oct. 20-24, 2018; Chicago.
2)    https://www.pharmastar.it/news/orto-reuma/spondiloartrite-assiale-riduzione-infiammazione-e-progressione-radiografica-con-certolizumab-in-fase-3-25815