Ortopedia e Reumatologia

Spondiloartropatie, conferme di efficacia nella real life con secukinumab, dati del registro LORHEN #EULAR2020

Uno studio presentato al Congresso EULAR, che ha attinto ai dati del registro italiano LORHEN (the Lombardy Rheumatology Network Registry), ha dimostrato che il trattamento delle spondiloartropatie (artrite psoriasica e spondiloartrite assiale) con secukinumab non solo si č confermato efficace ad un anno nella real life ma č risultato associato a tassi elevati di persistenza alla terapia fino a 3 anni, come pure ad un profilo di safety favorevole per entrambe le condizioni trattate. Tali risultati, pertanto, confermano quelli ottenuti dai trial clinici, e suffragano l'impiego del farmaco nelle spondiloartropatie.

Uno studio presentato al Congresso EULAR, che ha attinto ai dati del registro italiano LORHEN (the Lombardy Rheumatology Network Registry), ha dimostrato che il trattamento delle spondiloartropatie (artrite psoriasica e spondiloartrite assiale) con secukinumab non solo si è confermato efficace ad un anno nella real life ma è risultato associato a tassi elevati di persistenza alla terapia fino a 3 anni, come pure ad un profilo di safety favorevole per entrambe le condizioni trattate. Tali risultati, pertanto, confermano quelli ottenuti dai trial clinici, e suffragano l’impiego del farmaco nelle spondiloartropatie.

Razionale e disegno dello studio
Nel corso dell’ultimo decennio l’avvento dei farmaci biologici ha praticamente rivoluzionato il trattamento di alcune condizioni reumatologiche, come l’artrite reumatoide e le spondiloartropatie. Ciò ha consentito di aggiornare le linee guida di trattamento di queste condizioni, ridisegnando le gerarchie di trattamento in alcuni casi grazie alla maggiore disponibilità di dati, compresi quelli di safety.

La maggior parte delle conoscenze acquisite sui nuovi farmaci biologici proviene da dati raccolti in appositi registri sviluppati ad hoc.

Uno di questi è il registro Lorhen (the Lombardy Rheumatology Network Registry), che raccoglie i dati relativi a pazienti reumatologici visitati in Lombardia, che risulta essere una vera miniera di dati per comprendere come funzionano questi nuovi farmaci nella real life.

L’obiettivo dell’analisi presentata al Congresso è stato quello di valutare l’efficacia nella pratica clinica reale e la persistenza al trattamento con secukinumab in pazienti affetti da artrite psoriasica (Psa) o da spondiloartrite assiale (ax-SpA).

L’efficacia del trattamento è stata misurata come variazione media a 3, 6 e a 12 mesi rispetto al basale dei punteggio DAPSA e ASDAS di attività di malattia, rispettivamente, nella PsA e nell’axSpA.

Inoltre, è stata effettuata anche, a 6 e a 12 mesi, una valutazione della remissione in base all’indice DAPSA e dell’inattività di malattia in base all’indice ASDAS.

E’ stata successivamente calcolata in modo retrospettivo la persistenza alla terapia, indicata come periodo di tempo fino alla completa interruzione del trattamento o come tempo al primo salto di somministrazione dall’inizio del trattamento con secukinumab.

Risultati principali
La popolazione in studio era costituita da 195 pazienti con PsA (il 55,4% di sesso femminile, con età media pari a 50,7 [±11,8] anno, una durata media di malattia pari a 10 [±7,8] anni, e punteggio medio DAPSA al basale pari 23,12 [±12,3]) e 94 pazienti con axSpA (il 61,7% di sesso maschile, con età media pari a 49,1 [±12,7] anni, durata media di malattia pari a 10,4 [±9,4] anno, punteggio medio ASDAS al basale pari a 3,41 [±1,1]).

Di questi, era pari al 26,5% la percentuale di pazienti che era stata trattata con secukinumab come primo farmaco biologico in assoluto, mentre era pari al 33% quella dei pazienti trattata con l’inibitore di IL-17A come farmaco biologico successivo ad altri DMARDb pregressi.

Dai dati è emerso che, rispetto al basale, i valori medi a 3, 6 e 12 mesi dell’indice DAPSA (12,6 [±9], 11,2 [±10,5] e 9,3 [±7,5], rispettivamente) e dell’indice ASDAS (2,23 [±0,9], 2,15 [±0,9], e 1,84 [±0,9], rispettivamente) si erano ridotti in modo statisticamente significativo (p<0,001 per tutti i timepoint considerati).

I tassi di remissione/malattia inattiva a 3, 6 e a 12 mesi sono stati pari al 15,5%, 25,4% e al 30,5% nei pazienti con PsA, mentre quelli relativi ai pazienti con axSpA sono stati pari, rispettivamente, al 18%, 23,7% e al 28,6% (fig.1).

La persistenza alla terapia ad un anno e a 3 anni è stata pari, rispettivamente, al 79,4% e al 66,6% nei pazienti con PsA e al 72,3% e al 70,1% in quelli con axSpA, in assenza di differenze significative tra i 2 gruppi (p=0,517) (fig.1).

La ragione più frequente di abbandono della terapia è stata la mancata efficacia, tanto nei pazienti con PsA (n=41) quanto in quelli con axSpA (n=20), mentre solo 8 pazienti con PsA e 6 pazienti con axSpA hanno abbandonato la terapia con secukinumab a causa di eventi avversi (fig.2).

Riassumendo
In conclusione, da quest’analisi dei dati sono emerse conferme nella real life dell’efficacia clinica di secukinumab ad un anno e della persistenza alla terapia a 3 anni sia nei pazienti affetti da PsA che in quelli affetti da axSpA. Le osservazioni di efficacia sono state accompagnate da un profilo di safety del farmaco favorevole, in linea con le osservazioni di eventi avversi già note da studi precedenti.

Da ultimo, non sono emerse differenze significative in termini di performance del farmaco a seconda della patologia considerata.

Per questi motivi secukinumab si configura, anche nella pratica clinica reale, come un’opzione di trattamento ad ampio spettro nelle spondiloartropatie.

Nicola Casella

Bibliografia
Favalli EG et al. effectiveness and retention rate of secukinumab for psoriatic arthritis and axial spondyloarthritis: real-life data from the Italian LORHEN registry. EULAR 2020; Abs. FRI0273
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