Teriparatide, conferme di efficacia nelle fratture non vertebrali e sulla DMO in pazienti con osteoporosi e diabete tipo 2

Il trattamento di pazienti adulti con diabete tipo 2 e osteoporosi (OP) con teriparatide si associa ad una ridotta incidenza di fratture vertebrali nel tempo, ad un incremento di densità minerale ossea (DMO) e ad una riduzione del dolore lombare. Lo dimostrano i risultati di un'analisi post-hoc provenienti dal trial DANCE, uno studio osservazionale pubblicato sulla rivista Bone e condotto in pazienti trattati con il farmaco su prescrizione del loro medico di famiglia, che conferma l'efficacia del farmaco osteonabolico in pazienti osteopotici anche diabetici.

Il trattamento di pazienti adulti con diabete tipo 2 e osteoporosi (OP) con teriparatide si associa ad una ridotta incidenza di fratture vertebrali nel tempo, ad un incremento di densità minerale ossea (DMO) e ad una riduzione del dolore lombare.

Lo dimostrano i risultati di un'analisi post-hoc provenienti dal trial DANCE (the Direct Analysis of Nonvertebral Fractures in the Community Experience ), uno studio osservazionale pubblicato sulla rivista Bone e condotto in pazienti trattati con il farmaco su prescrizione del loro medico di famiglia, che conferma l'efficacia del farmaco osteonabolico in pazienti osteopotici anche diabetici.

Razionale dello studio
“Il diabete tipo 2 è associato ad un maggior rischio fratturativo, pur in presenza di valori di DMO nella media o più elevati, misurati mediante DEXA – ricordano gli autori nell'introduzione al lavoro”.

Il risultato di ciò è che, nonostante la DMO rappresenti un forte predittore di frattura nei pazienti diabetici, il T-score densitometrico tende a sottostimare il rischio, rispetto ai pazienti non diabetici.

“L'algoritmo FRAX, – continuano  ricercatori - uno strumento utilizzato per stimare la probabilità di insorgenza di frattura a 10 anni, tende anch'esso a sottostimare tale rischio nei pazienti con diabete tipo 2 ed è stato recentemente suggerito che sarebbero da preferire, in questi soggetti, le misure di qualità ossea a quelle di densità ossea, per quanto le ragioni non siano ancora chiare”.

Ad oggi, però, nonostante la presenza di evidenze di un incremento della fragilità ossea nei pazienti con diabete tipo 2, si sa poco sugli effetti scheletrici dei trattamenti disponibili per l'OP in questa sottocategoria di pazienti.

Teriparatide, un peptide ricombinante contenente i primi 34 aminoacidi che rappresentano la sequenza biologicamente attiva dell'ormone paratiroideo umano (PTH), è un farmaco che stimola il processo di formazione ossea  mentre altri, come i bisfosfonati, bloccano i processi di riassorbimento osseo.

Il farmaco è indicato: 1) per il trattamento delle donne in post-menopausa con OP, a rischio elevato di frattura; 2) per l'incremento di massa ossea negli uomini con OP primaria o da ipogonadismo, a rischio elevato di frattura; 3) per il trattamento di pazienti con OP associata a terapia con GC, di ambo i sessi, a rischio elevato di frattura.

La mancanza di dati clinici sull'efficacia del trattamento in pazienti osteoporotici diabetici ha sollecitato la messa a punto di questo studio, un'analisi post-hoc dei dati del trial DANCE, uno studio prospettico, osservazionale, in aperto, sull'impiego del farmaco nella pratica clinica reale.

L'analisi appena pubblicata si è proposta, come obiettivo primario, quello di valutare il manifestarsi di fratture non vertebrali in pazienti trattati con teriparatide fino a 24 mesi. Tra gli obiettivi secondari, invece, vi era la valutazione della DMO nonché il riscontro di lombalgia e di eventi avversi (AE) seri.

Disegno e risultati dello studio
I ricercatori hanno analizzato i dati relativi a 4.042 pazienti adulti con OP, a rischio elevato di frattura, partecipanti allo studio DANCE, che erano stati trattati con almeno una dose sottocute di teriparatide (20 µg/die).

Dopo un anno, 2.546 pazienti (dei 4.042 iniziali) erano rimasti in trattamento con teriparatide (171 dei quali affetti anche da diabete tipo 2). Alla fine dei due anni di osservazione, invece, hanno portato a termine lo studio 2.099 pazienti (133 dei quali anche diabetici).

I risultati dell'analisi Kaplan-Meier tra pazienti diabetici vs pazienti non diabetici non hanno documentato differenze tra i gruppi in merito al tempo all'insorgenza di una nuova frattura non vertebrale (HR=1,06; IC95%= 0,49.2,3).

Quanto all'incidenza di fratture, questa è stata pari, nei primi 6 mesi di trattamento, a 3,5 per 100 pazienti-anno nei pazienti diabetici vs 3,2 per 100 pazienti-anno in quelli non diabetici.

Dopo più di 6 mesi di trattamento e fino alla fine dello studio, invece, l'incidenza di frattura è stata pari a 1,6 per 100 pazienti-anno nei pazienti diabetici vs. 1,8 per 100 pazienti-anno in quelli non diabetici.

I ricercatori hanno documentato livelli simili di incremento di DMO a 18 mesi a livello della colonna lombare e dell'anca in toto nei pazienti diabetici e non diabetici.

E' stato osservato, inoltre, che nei pazienti con diabete tipo 2, l'incremento di DMO a livello del collo femorale è stato maggiore nei pazienti diabetici rispetto a quelli non diabetici (0.034 g/cm² vs. 0.004 g/cm²).

Entrambi i gruppi anno sperimentato una riduzione, rispetto al basale, dei punteggi relativi al dolore lombare percepito, riduzione che si è protratta fino alla fine del trattamento.

Non sono emersi, inoltre,  nuovi segnali di safety. 

Riassumendo
Lo studio DANCE ha incluso il più ampio gruppo di pazienti con diabete tipo 2, in trattamento con teriparatide, finora mai ottenuto in altri studi prospettici.
I risultati di quest'analisi post-hoc dello studio DANCE mostrano come, durante il trattamento con teriparatide, la riduzione di incidenza di fratture non vertebrali, l'incremento di DMO e la riduzione del dolore lombare siano simili tra pazienti diabetici e non diabetici.

Nicola Casella

Bibliografia
Schwarz AV et al. Teriparatide in patients with osteoporosis and type 2 diabetes. Bone. 2016;doi:10.1016/j.bone.2016.06.017.
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