Uveite associata ad JIA, documentata efficacia di adalimumab

Adalimumab rappresenta un trattamento efficace e sicuro in pazienti con uveite associata ad artrite idiopatica giovanile (JIA) cronica, ad insorgenza precoce, o nell'uveite anteriore idiopatica, con risposta non soddisfacente agli steroidi per via topica e al MTX. Queste le conclusioni di ADJUVITE (Effect of Adalimumab for the Treatment of Uveitis in Juvenile Idiopathic Arthritis), un trial randomizzato, in doppio cieco, controllato vs. placebo, di recente pubblicazione su ARD.

Adalimumab rappresenta un trattamento efficace e sicuro in pazienti con uveite associata ad artrite idiopatica giovanile (JIA) cronica, ad insorgenza precoce, o nell'uveite anteriore idiopatica, con risposta non soddisfacente agli steroidi per via topica e al MTX.

Queste le conclusioni di ADJUVITE (Effect of Adalimumab for the Treatment of Uveitis in Juvenile Idiopathic Arthritis), un trial randomizzato, in doppio cieco, controllato vs. placebo, di recente pubblicazione su ARD.

Lo studio ha documentato, peraltro, l'utilità della fotometria “laser flare” (LFP) per la valutazione precoce dell'efficacia del trattamento.

Razionale dello studio
La JIA rappresenta la malattia reumatica di più frequente riscontro in età pediatrica e si stima che una percentuale di pazienti compresa tra il 12 e il 38% sviluppi uveite a 7 anni dall'insorgenza di artrite, ricordano gli autori nell'introduzione allo studio.

Inoltre, al netto delle migliori opzioni di trattamento attualmente disponibili, fino al 15% di questi individui va incontro a cecità legale.

Adalimumab è un farmaco anti-TNF di provata efficacia nelle artriti: il suo impiego nelle uveiti associate a JIA, proprio di questo studio, è stato sollecitato dalle dimostrazioni di provata efficacia nei bambini con artrite reumatoide attiva.

Nello studio ADJUVITE, 31 pazienti di età uguale o superiore a 4 anni, con infiammazione oculare misurata mediante LFP (≥30 unità fotoniche/ms), sono stati randomizzati al trattamento sottocute con adalimumab (24 mg/m2 in quelli di età inferiore a 13 anni, 40 mg/m2 in quelli di età superiore) a cadenza quindicinale per 2 mesi.

Dopo un bimestre di trattamento in doppio cieco con l'inibitore di TNF-alfa o placebo, tutti i pazienti del trial sono entrati in una fase di trattamento “in aperto”, della durata di 10 mesi, che prevedeva la somministrazione di adalimumab.

La misura di outcome primario dello studio era rapprentata dalla risposta al trattamento assegnato a 2 mesi, definita come riduzione percentuale del 30% della infiammazione rilevata mediante LFP nella parte oculare accessibile, associata a infiammazione al basale più severa e assenza di peggioramento al test con lampada a fessura.

Risultati principali
A 2 mesi dall'inizio del trattamento assegnato, il numero di responder è stato pari a 9 (su 16) nel gruppo adalimumab e a 3 (su 15) nel gruppo placebo (p=0,038; RR= 2,81; IC95%= 0,94-8,45); differenza del rischio= 36,3%.

Lo studio, invece, non ha rilevato l'esistenza di differenze significative tra i 2 gruppi se si utilizzavano come criteri di miglioramento quelli basati sulla classificazione anatomica (criteri SUN= the Standardized Uveitis Nomenclature classification criteria).

Dei 31 pazienti inizialmente reclutati, 30 sono entrati nella fase in aperto dello studio (trattamento per tutti con adalimumab) dopo 2 mesi, e 29 di questi hanno portato a termine il trattamento assegnato per 10 mesi.

“I risultati a 12 mesi hanno documentato la buona tollerabilità del trattamento nei pazienti che hanno portato a termine la terapia, associato ad un miglioramento persistente dell'uveite nella maggior parte dei casi”.

Non solo: i ricercatori hanno anche osservato che il ricorso alla LFP, che individua l'esistenza di processi infiammatori nei pazienti con infiammazione di grado ridotto e, in qualche caso, l'assenza di cellule all'esame con lampada a fessura, consente una precoce rilevazione del miglioramento associato alla terapia con il farmaco anti-TNF: “Tale peculiarità – spiegano gli autori dello studio – potrebbe aiutare i clinici a decidere, dopo pochi mesi (2 mesi nei pazienti con valori elevati a questo test, probabilmente un tempo maggiore in tutti gli altri pazienti), se debba essere continuata la terapia con adalimumab o se, al contrario, si debbano prendere in considerazione altre opzioni di trattamento”.

Limiti e implicazioni future
Nel commentare i risultati, i ricercatori non hanno sottaciuto alcuni limiti intrinseci del lavoro, quali il numero relativamente limitato di pazienti reclutati, che consigliano cautela nella loro interpretazione.

Sono necessari, pertanto, ulteriori conferme provenienti da studi meglio dimensionati.

NC

Bibliografia
Quartier P et al. ADJUVITE: a double-blind, randomised, placebo-controlled trial of adalimumab in early onset, chronic, juvenile idiopathic arthritis-associated anterior uveitis. ARD 2018; e-pub ahead-of-print
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