Un nuovo pronunciamento dell’USPSTF (US Preventive Services Task Force), un panel di esperti USA che valuta le ultime evidenze scientifiche nell’ambito della Medicina Preventiva, sembrerebbe sconfessare la pratica della supplementazione di vitamina D e calcio in funzione antifrattura in soggetti adulti che non hanno un deficit di vitamina D e di calcio.

Fermo restando il riconoscimento della  validità della supplementazione nei soggetti con sindromi carenziali di calcio e vitamina D, come ribadito dalla dr.ssa Virgina Moyer, docente di pediatria, a capo del team di ricercatori del Baylor College of Medicine che ha condotto la ricerca, pubblicata online sulla rivista Annals of Internal Medicine, (1) lo studio ha concluso che:
•    “…sono tuttora insufficienti le evidenze scientifiche attuali per valutare il profilo rischio-beneficio della supplementazione combinata di calcio e di vitamina D per la prevenzione del rischio di frattura in donne in premenopausa e nel sesso maschile;
•    ugualmente insufficienti risultano le evidenze scientifiche attuali per valutare il profilo rischio-beneficio della supplementazione quotidiana con >400 UI di vitamina D e >1000 mg di calcio per la prevenzione primaria delle fratture in donne in postmenopausa non ricoverate in residenze protette;
•    è sconsigliata la supplementazione con livelli di vitamina D uguali o inferiori a 400 UI e di livelli di calcio uguali o inferiori a 1000 mg nella prevenzione primaria delle fratture in donne in postmenopausa non ricoverate in residenze protette.
•    Tali raccomandazioni si applicano a soggetti adulti asintomatici, senza storia pregressa di fratture, ricoverati o non ricoverati presso strutture sanitarie protette, mentre non si applicano in soggetti affetti da osteoporosi o in stato carenziale di vitamina D.”

A queste conclusioni si è pervenuti dopo aver condotto due rassegne sistematiche della letteratura e una metanalisi
•    sugli effetti della supplementazione di vitamina D, con o senza calcio sulla salute dell’osso in soggetti ricoverati in strutture sanitarie protette;
•    sull’associazione tra i livelli di calcio e vitamina D e gli outcomes legati all’osso
•    sugli effetti avversi della supplementazione.

Il risultato della metanalisi ha mostrato come la supplementazione di calcio e di vitamina D non avesse effetti sulla frequenza di fratture ossee (pooled RR= 0,89;  IC 95%= 0,76-1,04) e come anche la sola supplementazione con vitamina D fosse ininfluente sul rischio fratturativo (pooled RR=1,03; IC 95%= 0,84-1,26).

Considerando gli effetti di diversi livelli di calcio e vitamina D sul rischio fratturativo, i risultati  hanno mostrato che
•    vi  sono evidenze adeguate per sostenere che la supplementazione giornaliera di 400 UI di  vitamina D e di 1000 mg di calcio non ha effetti sull’incidenza di fratture in donne in postmenopausa;
•    non vi sono evidenze adeguate per sostenere che la supplementazione di dosaggi più elevati di vitamina D e di calcio sia efficace sull’incidenza di fratture in donne in post-menopausa residenti in strutture sanitarie protette.

Lo studio ha dimostrato, infine, come nel trial WHI (Womens’ Health Initiative - lo studio di maggior peso statistico nella metanalisi USPSTF sul rischio fratturativo) , condotto su 36.282 donne sane in postmenopausa, la supplementazione di 400 UI di vitamina D e di 1000 mg di calcio si associasse ad un lieve incremento del rischio di nefrolitiasi (HR= 1,17; IC 95%= 1,02-1,34).

I risultati di questo statement USPSTF hanno suscitato un ampio dibattito nella comunità scientifica alla luce della pubblicazione quasi contemporanea di un nuovo studio sulla rivista Osteoporosis International che ha rianalizzato i dati dello studio WHI sul rischio beneficio derivante dalla supplementazione di calcio e vitamina D in donne in postmenopausa, enfatizzando gli effetti del trattamento in relazione alla durata della supplementazione (2).

La nuova analisi dei dati dello studio WHI, ottenuta su un sottogruppo di pazienti che avevano seguito in modo rigoroso il trattamento loro assegnato di calcio e vitamina D (mentre il trial WHI originale mostrava dati ricavati in larga parte da donne che non aderivano correttamente al trattamento con calcio) ha documentato una riduzione significativa dell’incidenza di fratture all’anca (HR=0,62; IC95%= 0,38-1,00) dopo più di 5 anni di supplementazione e un lieve incremento del rischio di nefrolitiasi.

“Tali risultati, in contraddizione con quelli ottenuti nella metanalisi USPSTF, suggerirebbero, pertanto, la necessità  di rivedere e discutere tali raccomandazioni all’interno della comunità medico-scientifica prima di creare confusione nei soggetti che assumono supplementazioni di calcio e di vitamina D – secondo l’opinione del dottor Taylor Wallace, senior director del Council for Responsible Nutrition (CRN) statunitense, l’associazione che rappresenta le aziende produttrici di supplementi dietetici.”

“Medici e pazienti devono sempre prendere decisioni in base alle migliori e più recenti evidenze scientifiche disponibili – si legge nell’editoriale di accompagnamento allo statement pubblicato.” (3).

I medici, comunque, dovrebbero non solo tener conto dell’evidenza ma dovrebbero individualizzare il piano di cura sulla base dello specifico paziente o della situazione particolare che si ha di fronte.

In quest’ottica è opportuno che i consumatori considerino in modo corretto la supplementazione come una misura efficace da adottare sotto controllo medico, purchè accompagnata da un corretto stile di vita e da una buona alimentazione.


1) Moyer VA, et al "Vitamin D and calcium supplementation to prevent fractures in adults: US Preventive Services Task Force recommendation statement" Ann Intern Med 2013.
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2) Prentice RL. et al Health risks and benefits from calcium and vitamin D supplementation: Women's Health Initiative clinical trial and cohort study. Osteoporos Int (2013) 24:567–580.
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3) Nestle M, Nesheim MC "To supplement or not to supplement: The US Preventive Services Task Force recommendations on calcium and vitamin D" Ann Intern Med 2013.
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