Denosumab migliore di alendronato su rischio fratture, dati real world

Il trattamento con denosumab riduce in modo significativo il rischio di fratture (all'anca e in altri distretti anatomici) rispetto ad alendronato. A queste conclusioni Ŕ pervenuto uno studio retrospettivo spagnolo, condotto in un setting di pazienti provenienti dalla pratica clinica reale, presentato nel corso dell'edizione 2017 del Congresso Mondiale dell'Osteoporosi, Osteoartrosi e delle malattie muscolo-scheletriche (WCO), recentemente tenutosi a Firenze.

Il trattamento con denosumab riduce in modo significativo il rischio di fratture (all'anca e in altri distretti anatomici) rispetto ad alendronato.

A queste conclusioni è pervenuto uno studio retrospettivo spagnolo, condotto in un setting di pazienti provenienti dalla pratica clinica reale, presentato nel corso dell'edizione 2017 del Congresso Mondiale dell'Osteoporosi, Osteoartrosi e delle malattie muscolo-scheletriche (WCO), recentemente tenutosi a Firenze.

Per quanto l'alendronato rappresenti il farmaco anti-osteoporosi di prima linea, denosumab è attualmente indicato per forme di malattia più severa e in prevenzione secondaria in caso di intolleranza o presenza di controindicazioni ai bisfosfonati (BSF) orali.

Obiettivo dello studio, pertanto, è stato quello di mettere a confronto il rischio di frattura all'anca e di tutte le fratture osteoporotiche documentate in pazienti utilizzatori di denosumab sottocute o di alendronato orale, naive a trattamenti pregressi.

Per gli scopi dello studio, i ricercatori si sono avvalsi dei dati provenienti dal database SIDIAP che contiene le cartelle elettroniche relative a più dell'80% della popolazione residente in Catalogna (Spagna) relative al quinquennio 2010-2014, selezionando quelli sottoposti a trattamento con denosumab orale o alendronato orale.

I dati relativi a queste cartelle sono stati legati con quelli relativi alla dispensazione di farmaci nelle farmacie.

L'analisi primaria ha seguito i pazienti dalla prima prescrizione del farmaco assegnato all'insorgenza di prima frattura, switch terapeutico, abbandono del trattamento o decesso del paziente.

Quella secondaria ha esaminato le fratture durante il corso di trattamento.

L'outcome primario dello studio era rappresentato dalla fratture d'anca, mentre quelli secondari comprendevano tutte le fratture osteoporotiche.

Mediante utilizzo della tecnica di abbinamento nota come “propensity score matching”, ovvero effettuata in  base a punteggi utili ai fini della correzione dell'analisi dell'effetto casuale di un trattamento quando si è in presenza di dati non generati da studi clinici ma raccolti attraverso studi osservazionali o database amministrativi, 1.611 pazienti (su 1.612) trattati con denosumab sono stati abbinati, secondo un rapporto 1:10, con 16.025 (su 27.190) pazienti trattati con alendronato.

Il follow-up mediano per il campione di pazienti in toto è risultato compreso tra 1,8 e 2,2 anni, rispettivamente.

Dall'analisi dei dati, i ricercatori hanno registrato 18 fratture d'anca e 106 fratture di altro tipo nei pazienti trattati con denosumab, e 515 fratture d'anca e 2.396 fratture di altro tipo nei pazienti trattati con alendronato.

L'analisi primaria del rischio di frattura d'anca ha documentato un'incidenza significativamente più bassa di fratture nei pazienti trattati con denosumab vs quelli trattati con alendronato (0,61 vs 1,03 eventi/100 pazienti-anno; SHR=0,50; IC95%=0,31-0,80).

L'analisi secondaria del rischio di frattura d'anca durante il trattamento ha confermato il vantaggio del trattamento con denosumab (SHR=0,48; IC95%=0,28-0,80).

Risultati simili sono stati ottenuti dalle analisi primarie e secondarie sul rischio di tutte le fratture osteoporotiche: nel primo caso l'incidenza di queste fratture è stata pari a 4,15 eventi/100 pazienti-anno con denosumab vs 5.03 eventi/100 pazienti-anno con alendronato (SHR=0,70; IC95%=0,59-0,84). Nel secondo caso, l'hazard ratio standardizzato è stato pari a 0,75 (IC95%=0,62-0,91).

Nel discutere i risultati alla fine della presentazione dello studio al congresso, il relatore ha evidenziato alcuni limiti metodologici intrinseci del lavoro, quali la mancanca di validazione individuale degli eventi e la mera natura osservazionale dei dati.

Nel complesso, però, i dati suggeriscono una riduzione aggiuntiva del rischio di frattura d'anca entro un range percentuale compreso tra il 35% e il 50% (30% per tutte le fratture) associato all'impiego di denosumab rispetto ad alendronate in pazienti provenienti dalla pratica clinica reale.
Sono ora necessari trial clinici randomizzati testa-a-testa per confermare questi risultati.

NC

Bibliografia
Khalid S et al. Reduction in Fracture Rates With Denosumab Compared to Alendronate in Treatment Naïve Patients: A Propensity-Matched ‘Real World’ Cohort and Instrumental Variable Analysis. Abstract OC21