Pneumologia

Anticolinergici e rischio demenza, un nuovo e forte link

Un maggior uso di farmaci anticolinergici è associato a un aumento del rischio di demenza negli anziani. Lo afferma uno studio pubblicato su JAMA Internal Medicine e condotto da un team guidato dalla dottoressa Shelly Gray dell’University of Washington, a Seattle. Gli autori sostengono la necessità di aumentare, tra gli operatori sanitari e negli gli adulti più anziani, la consapevolezza su questo potenziale rischio farmaco-correlato per ridurre al minimo l'uso degli anticolinergici nel tempo.

I farmaci implicati sono comunemente usati nella popolazione ed è  stimato che circa il 20% degli adulti anziani fa uso di anticolinergici per diverse condizioni come sostegno per dormire, sollievo dalle allergie, antidepressivi, prevenzione dell’emicrania o dolore neuropatico.

"Abbiamo trovato un’evidente relazione dose-risposta tra il consumo di farmaci anticolinergici e il rischio di sviluppare demenza: più alto è l'utilizzo di questi farmaci e  maggiore è il rischio di questa malattia" ha detto la dottoressa Gray.

Il rischio non è solo legato alle persone che assumono dosi massime del farmaco ma risultano anche a rischio di demenza coloro che assumono dosi minime ma per periodi prolungati;  "Questo non è un uso eccessivo", ha detto la dottoressa Gray  "Molti di questi agenti sono usati cronicamente, e l'uso cronico, anche a basse dosi, viene inserito nella categoria di un rischio più elevato".

Già in precedenza erano emersi degli studi di associazione tra anticolinergici e problemi cognitivi ma la maggior parte dei medici e della popolazione coinvolta non ne era a conoscenza; anche questo studio però, pur mettendo in luce la stretta correlazione, non prova la causalità poiché si basa ancora su dati osservazionali.

“Per lo studio condotto, di tipo prospettico, abbiamo utilizzato i dati dal The Adult Changes in Thought study in Group Health integrati con il sistema di erogazione di assistenza sanitaria di Seattle” hanno detto gli autori che hanno incluso nel loro  studio ben 3.434 partecipanti di età ≥ 65 anni privi di demenza nel momento del reclutamento. L’uso dei farmaci assunti dai partecipanti è stato rintracciato dai registri delle farmacie negli ultimi 10 anni per valutare l’esposizione cumulativa anticolinergica (definita come il totale delle dosi giornaliere standard). Durante il periodo di follow up, a intervalli di due anni, è stato effettuato lo screening sulla demenza.

Dallo studio effettuato è emerso che le classi anticolinergici più comuni utilizzati sono stati gli antidepressivi triciclici, gli antistaminici di prima generazione, e gli antimuscarinici per la vescica. Nel corso di un follow up della durata media di 7,3 anni, 797 partecipanti (23,2%) hanno sviluppato demenza; di questi 637 (79,9%) hanno sviluppato l’Alzheimer. Una relazione risposta-dose cumulativa di 10 anni è stata osservata per la demenza e l’Alzheimer (p <0,001).

"Con questi dati di tipo osservazionali non è possibile dimostrare il nesso di causalità" ha detto la dottoressa Gray. "Direi che non abbiamo dimostrato che questi farmaci causano la demenza, ma i nostri risultati certamente rafforzano le preoccupazioni su questo problema".

Gli autori sostengono che nelle informazioni su questi farmaci non vengano menzionati gli effetti a lungo termine sulla cognizione e, in generale, la consapevolezza di questo problema è molto bassa.

L’autore di un editoriale di accompagnamento, il dottor Noll L. Campbell, del Purdue University College di Farmacia, West Lafayette, in Indiana, ha affermato che  questo studio ha fornito la prova più forte fino a oggi che i farmaci anticolinergici causano demenza.

Il dottor Campbell, che ha anche effettuato alcuni studi che mostrano risultati analoghi, difende la credibilità di questi dati seppur di tipo osservazionali, sostenendo anche che  basse dosi di anticolinergici, assunte a lungo termine, aumentano il rischio di demenza, come se possa esserci un effetto cumulativo.

" La pubblicazione di questo studio su JAMA Internal Medicine è una buona idea per far sapere ciò anche ai medici di famiglia poiché, mentre molti geriatri e psichiatri possono essere a conoscenza di questi dati, questi farmaci sono spesso prescritti dai medici di famiglia che non conoscono questo problema", ha detto il dottor Campbell.

Dello stesso parere è la dottoressa Gray che conclude dicendo “L’istruzione su questo tema è fondamentale, e sia il pubblico che i medici dovrebbero essere incoraggiati ad utilizzare, se possibile, dei trattamenti alternativi".


Monica Guarini
Gray S. L. et al. Cumulative Use of Strong Anticholinergics and Incident Dementia: A Prospective Cohort Study. JAMA Intern Med. 2015 Jan 26. doi: 10.1001/jamainternmed.2014.7663. [Epub ahead of print]
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