Pneumologia

Apnea ostruttiva, fattore di rischio per le malattie cardiovascolari

Nei pazienti non diabetici, la gravità dell'apnea ostruttiva del sonno è stata associata al verificarsi di eventi cardiaci avversi, durante i 5 anni di follow-up, a seguito di infarto miocardico con sopraslivellamento del tratto ST. Sono i dati di un recente studio pubblicato sull’European Archives of Oto-Rhino-Laryngology, la rivista ufficiale dell’European Federation of Oto-Rhino- Laryngological Societies (Eufos).

L’apnea ostruttiva del sonno (Osa), che è caratterizzata da un intermittente collasso delle vie aeree, è stata riconosciuta come un fattore di rischio emergente per le malattie cardiovascolari, compreso l'infarto miocardico.

Precedenti studi hanno segnalato un aumento del rischio di eventi cardiovascolari a lungo termine tra i pazienti con Osa rispetto ai soggetti sani.

Resta a oggi poco chiaro se questi dati potrebbero essere riferiti anche ai pazienti con infarto miocardico con sopraslivellamento del tratto ST.

Questa patologia è causata dalla  brusca occlusione  di un'importante arteria coronaria, che è occasionalmente complicata da shock cardiogeno e aritmia maligna, ed è una causa importante di mortalità e morbilità in tutto il mondo.

È stato osservato che l’Osa è molto diffusa nei pazienti con infarto miocardico con sopraslivellamento del tratto ST, ed è associata con turbamenti fisiologici multipli, come l'aumento della coagulazione del sangue, dell’aggregazione piastrinica, dell'attivazione del sistema simpatico e dello stress ossidativo, che possono contribuire ai futuri eventi avversi.

Studi precedenti che hanno riportato un'associazione tra Osa e eventi avversi cardiaci maggiori, nei pazienti con infarto miocardico con sopraslivellamento del tratto ST, sono stati confusi con un’alta prevalenza di diabete mellito.

“Poiché la forte associazione tra Osa e diabete mellito complica il ruolo che l’Osa svolge sugli outcome dell’infarto miocardico con sopraslivellamento del tratto ST, lo scopo del nostro studio era di determinare se la gravità dell’Osa potesse essere un predittore degli eventi avversi cardiaci maggiori a lungo termine nei pazienti non-diabetici che presentavano infarto miocardico con sopraslivellamento del tratto ST” ha detto il dottor Liang-Ping Zhao del Department of Cardiology, National University Heart Centre, di Singapore, che insieme ai suoi colleghi ha condotto lo studio.

I partecipanti inclusi nella ricerca, a partire da gennaio 2007 a dicembre 2008, erano un totale di 41 pazienti sottoposti a controlli del sonno durante le notti entro 5 giorni dal ricovero per infarto miocardico.
In 5 anni di follow up sono stati identificati i grandi eventi avversi cardiaci maggiori, definiti come un insieme di morte cardiaca, infarto miocardico non-fatale, ospedalizzazione per angina e insufficienza cardiaca congestizia.

I pazienti sono stati divisi in due gruppi: quelli che manifestavano eventi avversi cardiaci maggiori e quelli che non li manifestavano.
Nella coorte complessiva, la prevalenza dell’obesità è stata del 4,9%. Un totale di 13 pazienti (31,7%) hanno presentato eventi avversi cardiaci maggiori. La media dell’indice di apnea-ipopnea era di 25,4 ± 20,3. Il gruppo che ha manifestato eventi avversi cardiaci maggiori presentava un più alto indice di apnea-ipopnea rispetto al gruppo che non ha manifestato gli eventi avversi cardiaci maggiori (36,1 ± 21,0 vs 20,4 ± 18,2; p = 0,016). Dopo aggiustamento per la risoluzione del sopraslivellamento del tratto ST e l'uso di un inibitore della glicoproteina IIb / IIIa, l’analisi di regressione logistica ha rivelato che l'indice di apnea-ipopnea rimaneva un predittore indipendente degli eventi avversi cardiaci maggiori (odds ratio 1,044; 95% intervallo di confidenza 1,003-1,086; p = 0,033).

Gli autori dello studio hanno specificato che i pazienti non diabetici, che presentavano infarto miocardico con sopraslivellamento del tratto ST, non avevano ricevuto alcun trattamento per l’Osa.

“Abbiamo trovato che i pazienti, che avevano sviluppato complicanze cardiache maggiori, presentavano una più grave Osa, evidenziata mediante una media più elevata dell’indice di apnea-ipopnea” hanno detto gli autori concludendo che la severità dell’Osa è associata all’insorgenza complicanze cardiache nei pazienti non-diabetici che presentavano infarto miocardico con sopraslivellamento del tratto ST.

Nelle conclusioni gli autori sostengono la necessità di studi futuri per valutare l’effetto della pressione positiva continua delle vie aeree nei pazienti con sindrome coronarica acuta e Osa in quanto potrebbe essere un’alternativa di trattamento nell’ infarto miocardico con sopraslivellamento del tratto STin cui i risultati a lungo termine non risultano ottimali.

Monica Guarini
Zhao L.P. Relationship between severity of obstructive sleep apnea and adverse cardiac outcomes in non-diabetic patients presenting with myocardial infarction. Eur Arch Otorhinolaryngol. 2015 Feb 7. [Epub ahead of print]
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