Asma-BPCO, omalizumab migliora controllo asma e qualità della vita

Il trattamento con omalizumab è efficace sull'asma e sulla qualità della vita dei pazienti con asma allergico severo e compresenza di BPCO. Questi i risultati principali di uno studio di recente pubblicazione su Chest ottenuti in un setting real-life, che potrebbe migliorare la gestione di questi pazienti complicati.

Il trattamento con omalizumab è efficace sull'asma e sulla qualità della vita dei pazienti con asma allergico severo e compresenza di BPCO.

Questi i risultati principali di uno studio di recente pubblicazione su Chest ottenuti in un setting real-life, che potrebbe migliorare la gestione di questi pazienti complicati.

I pazienti con asma e BPCO mostrano, solitamente, un numero più frequente di esacerbazioni di entità severa rispetto ai pazienti affetti singolarmente dalla due condizioni succitate, spiegano gli autori nell'introduzione allo studio.

Di qui la particolare difficoltà di trattamento che li caratterizza.

“La compresenza di asma e BPCO rende conto di un ampio spetto di fenotipi differenti, come la BPCO eosinofilica, l'asma severo con incomplete reversibilità del flusso respiratorio e l'asma tipico del fumatore – spiegano gli autori. - Ciò ha suggerito la necessità di approfondire la valutazione di questi pazienti, alla ricerca di meccanismi patogenetici specifici, per poi studiare la messa a punto di trattamenti ad hoc per ciascuno di questi”.

Gli approcci terapeutici che hanno come bersaglio i pathway Th2/eosinofilico/allergico, coinvolti anche nella BPCO, sono approvati per il trattamento dell'asma refrattario. I ricercatori, tuttavia, hanno notato come una diagnosi di BPCO solitamente rappresenti un criterio di esclusione alla partecipazione dei trial clinici per il trattamento dell'asma.

“Il risultato di tutto ciò – asseriscono i ricercatori – è la limitata disponibilità di dati clinici sull'efficacia di questi trattamenti in una popolazione di pazienti complicati come quelli caratterizzati da compresenza di asma e BPCO”.

Omalizumab è un anticorpo monoclonale umanizzato ricombinante che si lega in maniera selettiva all'immunoglobulina E (IgE) umana. L'anticorpo previene il legame delle IgE al recettore ad alta affinità FCεRI, riducendo in tal modo la quantità di IgE libera che può innescare la cascata allergica. Il farmaco è indicato da tempo come terapia aggiuntiva per migliorare il controllo dell'asma in pazienti con asma allergico grave persistente e per la terapia dell’orticaria cronica idiopatica.

La presenza di dati limitati sull'efficacia di questo farmaco in pazienti con asma-BPCO ha sollecitato la messa e punto di questo studio, che ha esaminato l'efficacia di omalizumab in pazienti di mezza età e ha messo a confronto le risposte al trattamento di questi pazienti rispetto a quelle ottenute nei pazienti affetti solo da asma allergico (utilizzando i dati dell'Australian Xolari Registry sull'impiego del farmaco in queste due categorie di pazienti).

I partecipanti allo studio dovevano dimostrare di avere una condizione asmatica allergica severa e non controllata, nonostante l'impiego di dosi elevate di corticosteroidi per via inalatoria (ICS), presupponendo condizioni di inalazione e di aderenza al trattamento ottimali.

Questi sono stati seguiti per 6 mesi o per un tempo più lungo, dal 2011 al 2014. Su 177 pazienti, 17 erano affetti da BPCO diagnosticata da un medico e 55 con dati spirometrici indicativi di BPCO.

I pazienti sono stati valutati sia al basale che dopo 6 mesi di trattamento con omalizumab. Utilizzando alcune definizioni differenti di sovrapposizione asma-BPCO. Per la valutazione degli outcome, inoltre, sono stati utilizzati i punteggi relativi al test AQLQ e i 5 item relativi al test ACQ-5.

I risultati hanno mostrato un miglioramento marcato del controllo dell'asma e della qualità della vita legata allo stato di salute a seguito del trattamento con omalizumab in tutte le popolazioni considerate, sulla base dei punteggi ACQ-5 e AQLQ.

Nello specifico, si è avuto un miglioramento significativo del controllo dell'asma e della qualità della vita legata allo stato di salute nei pazienti con asma severo allergico e diagnosi medica di BPCO – miglioramento del punteggio ACQ-5 (Asthma Control Questionnaire) dal basale al post-trattamento (da 3,68 a 1,69; p<0,0001).
I punteggi AQLQ (Asthma Quality of Life Questionnaire) sono migliorati anch'essi, passando da 4,03 a 5,56 (p<0,016).

L'impiego dell'anticorpo monoclonale umanizzato ricombinante anti-IgE non è risultato associato, invece, con un miglioramento della funzione polmonare.
Nel commentare i risultati, i ricercatori hanno notato che il mancato miglioramento della funzione polmonare nei pazienti con BPCO non era da considerare sorprendente, data la natura irreversibile della BPCO.

Tra i limiti intrinseci dello studio, vanno annoverati la mancanza di un gruppo placebo, le difficoltà di definizione della condizione di sovrapposizione asma-BPCO e il numero relativamente piccolo di pazienti considerati.

Ciò detto, lo studio mostra come questa popolazione di pazienti, pur difficile da definire, possa trarre beneficio dall'impiego di omalizumab.

Nicola Casella

Bibliografia
Maltby S, et al "Omalizumab treatment response in a severe allergic asthma population with overlapping COPD" Chest 2016; DOI: 10.1016/j.chest.2016.09.035.
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