Asma, conferme in fase III per dupilumab

Lo studio registrativo di fase 3, LIBERTY ASTHMA QUEST, svolto su un ampia popolazione di pazienti con asma persistente non controllata trattata con dupilumab, ha raggiunto i due endpoint primari.

Lo studio registrativo di fase 3, LIBERTY ASTHMA QUEST, svolto su un ampia popolazione di pazienti con asma persistente non controllata trattata con dupilumab, ha raggiunto i due endpoint primari. 

Dupilumab, in associazione alle terapie standard, ha ridotto gli attacchi d’asma grave (riacutizzazioni) e ha migliorato la funzionalità polmonare. A 52 settimane, nel gruppo trattato con il dosaggio a 300 mg, dupilumab ha ridotto gli attacchi d’asma grave del 46% nella popolazione generale, rispettivamente del 60% nei pazienti con conta eosinofilica  pari o superiori a 150 cellule/microlitro, e del 67% nei pazienti con eosinofili pari o superiori a 300 cellule/microlitro (p inferiore a 0,001 per tutti i gruppi). A 12 settimane, nel gruppo trattato con il dosaggio a 300 mg, il miglioramento medio della funzionalità polmonare con dupilumab rispetto a placebo, come misurato dal Volume espiratorio massimo in un secondo (FEV1) è stato di 130 mL (9%) nella popolazione generale, 210 mL (11%) nei pazienti con conta eosinofila uguale o superiore a 150 cellule/microlitro, e 240 mL (18%) nei pazienti conta eosinofila uguale o superiore a 300 cellule/microlitro (p inferiore a 0,001 per tutti i gruppi).

Sanofi e Regeneron prevedono di sottomettere alla Food and Drug Administration (FDA) statunitense una Biologics License Application supplementare (sBLA) entro la fine del 2017.

I risultati dei gruppi trattati con dupilumab ai dosaggi di 200 mg o 300 mg sono complessivamente paragonabili in termini sia di riacutizzazioni sia di FEV1. L’ampiezza della risposta dei pazienti è correlata al loro stato allergico o atopico, come misurato dagli eosinofili presenti nel sangue o da altri marcatori. Una minore attività si è osservata nei pazienti con una conta eosinofila inferiore a 150 cellule/microlitro. La percentuale complessiva di eventi avversi, decessi, infezioni, congiuntiviti, herpes e interruzione del trattamento è paragonabile tra i gruppi trattati con dupilumab o con placebo. Le reazioni nel sito di iniezione sono state più frequenti nei gruppi trattati con dupilumab, 17% rispetto all’8% dei pazienti trattati con placebo.

Lo studio registrativo di fase 3 QUEST ha coinvolto 1.902 pazienti, dei quali 1.795 adulti e 107 adolescenti, in 413 centri in tutto il mondo. I quattro gruppi di studio hanno incuso: pazienti trattati con dupilumab 200 mg ogni due settimane con una dose iniziale di 400 mg, pazienti trattati con 300 mg di dupilumab ogni due settimane con una dose iniziale di 600 mg, due diversi gruppi trattati con placebo. I pazienti sono stati randomizzati 2 a 1 tra dupilumab e placebo. I due endpoint primari dello studio erano il tasso di riacutizzazioni a 52 settimane e la variazione assoluta dal basale della misurazione standard della funzione polmonare, conosciuta come volume espiratorio massimo pre-broncodilatatore all’intervallo di un secondo (FEV1) a 12 settimane (variazioni da 100 a 200 mL sono considerate clinicamente rilevanti).

L'analisi primaria pre-specificata ha incluso la valutazione gerarchica di questi endpoint nella popolazione complessiva, in pazienti con eosinofili ematici pari o superiori a 150 cellule/microlitro o maggiori, e in pazienti con eosinofili ematici pari o superiori a 300 cellule/microlitro o maggiori. Nello studio, circa il 50% dei pazienti aveva eosinofili ematici pari o superiori a 300 cellule/microlitro e circa il 70% dei pazienti aveva eosinofili ematici pari o superiori a 150 cellule/microlitro. Conte di eosinofili più elevate sono generalmente associate a un peggior controllo dell'asma e a un maggior numero di riacutizzazioni, come è stato osservato nel gruppo placebo in questo studio.

Tutti i pazienti hanno continuato ad assumere dosaggi medi o alti di corticosteroidi per inalazione (ICS) e fino a due farmaci aggiuntivi per il controllo dell’asma durante tutto lo studio. I diversi sottogruppi sono stati classificati sulla base dei livelli di eosinofili al basale.