Asma in individui ospedalizzati per influenza: le donne sono a maggior rischio

Il riscontro di asma in individui ospedalizzati per influenza è più comune nel sesso femminile, stando ai risultati di uno studio pubblicato su European Respiratory Journal. Queste pazienti, però, paradossalmente, si caratterizzano per outcome clinici favorevoli e per una risposta infiammatoria di entità lieve.

Il riscontro di asma in individui ospedalizzati per influenza è più comune nel sesso femminile, stando ai risultati di uno studio pubblicato su European Respiratory Journal. Queste pazienti, però, paradossalmente, si caratterizzano per outcome clinici favorevoli e per una risposta infiammatoria di entità lieve.

Razionale e disegno dello studio
Come è già noto in letteratura, l’asma rappresenta il fattore di rischio pre-esistente di ospedalizzazione per influenza, essendo stato documentato nel 25,3% dei pazienti (n=1.520) ospedalizzati per infezione influenzale di tipo A (dati FLU-CIN= The Influenza Clinical Information Network). Questo innalzamento del rischio si accompagna, paradossalmente, all’osservazione di outcome meno severi negli individui affetti da asma, insieme ad un decorso della degenza ospedaliera decisamente più breve rispetto agli individui non asmatici.
Molti studi sono stati pubblicati sulle risposte immunitarie alle infezioni influenzali, anche se nessuno, finora, si era focalizzato a caratterizzare l’effetto dell’asma sulle risposte dell’ospite alle infezioni influenzali.

A provare a colmare questo gap di conoscenze ci ha pensato uno studio osservazionale prospettico del gruppo  MOSAIC (The Mechanisms of Severe Acute Influenza Consortium), condotto in 11 strutture ospedaliere dislocate sul territorio del Regno Unito, che ha misurato i mediatori immunitari nasali, nasofaringei e sistemici e l’espressione genica delle cellule del sangue in toto.

Nello specifico, lo studio ha incluso 133 adulti ospedalizzati per la presenza di sintomatologia influenzale, il 30,1% dei quali era affetto da asma. Il reclutamento dei pazienti ha avuto luogo nel triennio 2009-2011 ed ha portato ad analizzare i dati relativi alle prescrizioni fatte a questi pazienti, alla diagnosi di asma e all’anamnesi medica. Gli individui che presentavano comorbilità potenzialmente confondenti sono stati classificati come soggetti non asmatici.

La gravità della malattia respiratoria è stata classificata con un punteggio da 1 a 3, ed è stata adottata la definizione di “outcome severo” per indicare l’esito fatale o il ricorso alla ventilazione invasiva. E’ stato anche effettuata una valutazione dei campioni sierici e nasali di 36 volontari sani, per i dovuti confronti.

Risultati principali
I pazienti asmatici erano più frequentemente di sesso femminile rispetto a quelli non asmatici (70% vs. 38,7%; IC95%= 3,69; IC95%=1,67-8,18; p =0,0012), si caratterizzavano per una minore durata della degenza ospedaliera (8,3±2,55 vs 15,3±1,82 giorni), e per una probabilità inferiore di ricorrere all’intubazione al picco di severità asmatica (15% vs 37,6%; P =0,0338).

La quasi totalità dei casi di infezione era causata dall’influenza A (95%; n=38) e solo il 5% dei casi (n=2) dall’influenza B.

Considerando, invece, i pazienti non asmatici, erano condizioni predisponenti ad una maggiore probabilità di outcome severo l’ospedalizzazione a più di 4 giorni dall’insorgenza dei sintomi (OR= 5,49; IC95%=2,28-14,03; p =0,0002) e il trattamento con steroidi inalatori (OR=2,625; IC95%=1,02-6,96; p =0,0466).

Rispetto ai pazienti non asmatici, quelli con asma presentavano una ridotta infiammazione sistemica durante il primo giorno di ospedalizzazione – livelli ridotti di TNF-alfa (p<0,0001), CCL2 (p=0,0038), CXCL8 (p<0,0001), CXCL9 (p=0,0031), IL-6 (p=0,0005), IL 10 (p=0,0411) e IL-17 (p=0,0197).

Sono invece risultati simili tra gruppi i livelli sierici di IgE, IL-13, quelli di espressione genica degli eosinofili nel sangue, come pure il numero di neutrofili. Infine, nei pazienti asmatici la probabilità di essere stati sottoposti a vaccino era maggiore rispetto a quelli non asmatici (37,5% vs. 18,3%; p=0,0261).

Limiti e implicazioni dello studio
Nel commentare i risultati, i ricercatori hanno affermato l’esistenza di alcuni limiti metodologici intrinseci del lavoro (1: disegno dello studio, che ha considerato tutto i pazienti con influenza invece d quelli con asma pre-esistente; 2: mancanza di dati spirometrici e di altre informazioni, come il valore di FeNO, la conta di eosinofili e quella dell’espettorato; 3: la presenza nella popolazione considerata di un 40% di pazienti che ha fatto ricorso agli steroidi inalatori.

Ciò premesso, lo studio ha chiaramente dimostrato che i pazienti asmatici ospedalizzati per influenza sono, in maggioranza, di sesso femminile ed hanno una prognosi favorevole, con riduzione dell’infiammazione sistemica ma risposte mucosali paragonabili a quelle viste nei pazienti non asmatici.

Inoltre, lo studio ha dimostrato come, indipendentemente dalla presenza o meno di asma, i pazienti ospedalizzati per influenza mostrassero livelli simili di IL-5, IL-13 e di IgE.
Di qui il suggerimento a valutare la risposta immunitaria sistemica dell’ospite e la risposta mucosale delle vie aeree respiratorie all’influenza.

NC

Bibliografia
Jha A et al; MOSAIC Investigators. Patterns of systemic and local inflammation in patients with asthma hospitalised with influenza [published online August 7, 2019]. Eur Respir J. doi: 10.1183/13993003.00949-2019
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