Asma severo, dupilumab ha ridotto riacutizzazioni severe di malattia #CHEST2019

Un'analisi post-hoc, presentata in occasione del congresso annuale CHEST, tenutosi quest'anno a New Orleans (Louisiana, Usa), ha dimostrato la capacità di dupilumab, di ridurre in modo significativo le riacutizzazioni asmatiche in pazienti con asma severo, dipendenti da trattamento con steroidi orali e con o senza miglioramento precoce della funzione polmonare. L'analisi è di particolare rilevanza, in quanto i pazienti con asma severo, ricorrono agli steroidi sistemici per controllare la malattia e prevenire le riacutizzazioni, espondendosi, tuttavia, a elevata tossicità multiorgano e a problemi legatti all'immunosoppressione (maggiore esposizione alle infezioni).

Un’analisi post-hoc, presentata in occasione del congresso annuale CHEST, tenutosi quest’anno a New Orleans (Louisiana, Usa), ha dimostrato la capacità di dupilumab, di ridurre in modo significativo le riacutizzazioni asmatiche in pazienti con asma severo, dipendenti da trattamento con steroidi orali e con o senza miglioramento precoce della funzione polmonare.

L’analisi è di particolare rilevanza, in quanto i pazienti con asma severo, ricorrono agli steroidi sistemici per controllare la malattia e prevenire le riacutizzazioni, espondendosi, tuttavia, a elevata tossicità multiorgano e a problemi legatti all’immunosoppressione (maggiore esposizione alle infezioni).

I ricercatori hanno valutato l’efficacia del farmaco nel ridurre i tassi di riacutizzazione di asma severo in pazienti recelutati nel trial registrativo di fase 3 LIBERTY ASTHMA VENTURE, che prevedeva una stratificazione dei pazienti asmatici in base all’osservazione di un miglioramento clinicamente significativo  ≥100 ml o ≥200 ml della FEV1 pre-broncodilatazione a 12 settimane.

E’ stato utilizzato un modello di analisi di regressione per valutare il tasso annualizzati di riacutizzazioni severe di malattia asmatica a distanza di 24 settimane dall’inizio del trattamento.

Riduzione maggiore del tasso di riacutizzazioni asmatiche nei pazienti trattati con dupilumab
Dai risultati è emerso che un numero significativamente più elevato di pazienti del gruppo dupilumab (65,7%) ha raggiunto miglioramenti della FEV1 pre-broncodilatazione ≥100 ml rispetto ai pazienti del gruppo placebo (33,3%) a 12 settimane (p<0,0001).

In modo analogo, il 49,5% dei pazienti del gruppo dupilumab ha raggiunto un miglioramento della FEV1 pre-broncodilatazione  ≥200 ml rispetto al 23,8% del gruppo placebo (p=0,0002).

Tra i pazienti che hanno sperimentato miglioramenti della FEV1 pre-broncodilatazione  ≥100 ml o ≥200 ml, i ricercatori hanno osservato che, a 24 settimane, il trattamento con dupilumab era in grado di ridurre il tasso di riacutizzazioni asmatiche severe del 72% (p<0,0001)  e del 71,9% (p=0,0003), rispettivamente, rispetto al placebo.

Nei pazienti, invece, che avevano sperimentato miglioramenti della FEV1 pre-broncodilatazione <100 ml  e <200 ml, rispettivamente, dupilumab ha ridotto il tasso di esacerbazioni severe del 44,8% (p=0,08) nel primo caso, e del 57,1% (p=0,006) nel secondo, rispetto al placebo.

Il trattamento è risultato generalmente ben tollerato e l’unico evento avverso legato al trattamento di più frequente riscontro è stato quello di una eosinofilia transitoria. Inoltre, le reazioni al sito di iniezione sono state osservate più frequentemente nel gruppo di pazienti trattati con il farmaco biologico rispetto a quelli del gruppo placebo (9% vs. 4%).

Informazioni su dupilumab
Dupilumab è un anticorpo monoclonale umano progettato per inibire l’attività dell’interleuchina-4 e dell’interleuchina-13, due importanti proteine che svolgono un ruolo chiave nell’infiammazione di tipo 2 che sottende alcune tipologie specifiche di asma, così come molte altre patologie allergiche. Questo meccanismo d’azione comporta la riduzione dei biomarker tipici dell’infiammazione di tipo 2, inclusi i livelli di ossido nitrico esalato, di immunoglobulina E e di eotassina-3.

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Bibliografia
Hanania N et al. Dupilumab reduces severe exacerbations in patients with oral corticosteroid-dependent severe asthma with and without early improvements in lung function. Presented at: CHEST Annual Meeting 2019; October 19-23, 2019; New Orleans, LA. Abstract 929