Attenzione al declinco delle risposte broncodilatatrici nella BPCO

Pneumologia
Le risposte acute del FEV1 e della capacità vitale forzata (FVC) ai broncodilatatori si riduce significativamente nel tmpo nei pazienti con BPCO, sia  che vengano espresse come cambiamenti assoluti, sia relativi o come percentuale del teorico.

E’ quanto sostengono Donald Tashkin e colleghi, University of California di Los Angeles, alla fine dell’analisi post-hoc dei dati dello studio Understanding Potential Long-term Impacts on Function with
Tiotropium (UPLIFT) in cui 5993 pazienti con BPCO da moderata a molto grave  (età media 65 anni; FEV1 medio post-broncodilatatore 1,32 +/- 0,44 l. 48% del teorico) erano stati randomizzati a tiotropio 18 mcg  una volta al giorno o placebo in un periodo di 4 anni.

In uno studio precedente Taskin e colleghi avevano già riportato un declino progressivo nelle risposte assolute di FEV1 e FVC a dose quasi massimali di due differenti broncodilatatori a breve durata d’azione in un periodo di 4 anno. Poiché diversi fattori legati all’ospite e il metodo di eprimere le risposte possono influenzare la tendenza temporale della risposta broncodilatatrice acuta, gli autori hanno deciso di esaminare l’influenza potenziale delle caratteristiche dell’ospite sui cambiamenti delle risposte broncodilatatrici nel tempo espresse in modi differenti.

Gli autori ricordano che nell’UPLIFT una spirometria pre- e post boncodilatatore era stata condotta al basale e da quel momento e a cadenza di 1 mese e 6 mesi.  I valori di FEV1 e FVC post- broncodilatatore sono stati analizzati per i soggetti che hanno completato almeno un anno di visite (placebo, n=2463; tiotropio, n=2579), stratificati secondo il grado GOLD di gravità, età, genere e status di fumatore. I valori dei due parametri sono stati espressi come cambiamenti assoluti, relativi o % del teorico risetto ai riscontri pre-broncodilatatore.  i cambiamenti annuali nella risposta broncodilatatrice sono stati stimati mediante modelli di effetti lineari misti.

«Per tutti i soggetti analizzati, le risposte broncodilatatrici di FEV1 e FVC hanno mostrato declini progressivi e altamente significativi (p<0,0001) in un perido di 4 anni», dice Taskin. Queste riduzioni iniziavano in media da 1 a 1,5 anni dopo avvio della terapia, erano generalmente più significative nei pazienti con ostruzione del flusso aereo di grado severo o molto severo  (GOLD IV) rispetto a ostruzioni modeste/moderate (GOLD I, II, III),  nei pazienti di età più avanzata (>65 anni) e nei fumatori passti piuttosto che attuali.

«Il declino progressivo nelle risposte broncodilatatrici nel tempo dimostrate nell’UPLIFT rispecchia in qualche modo il generalmente progressivo ma variabile declino della funzionalità respiratoria nella BPCO, suggerendo una inter-relazione tra questi due fenomeni», commenta Taskin.

Ma perché si riduce la risposte broncodilatatrice? Da un punto di vista di ipotesi un meccanismo coinvolto potrebbe essere un pogressivo ispessimento nello spessore delle pareti delle piccole vie aree, con consegunte aumento progressivo della gravità dell’ostruzione al flsso aereo. «La riduzione risultante nella distensibilità delle vie aeree potrebbe così diminuire l’effetto broncodilatatore sulla muscolatura liscia bronchiale nell’incrementare la pervietà del lume delle vie aeree – ipotizza Tashkin - . Potrebbe giocare un ruolo anche la peridta di elasticità delle strutture polmonari lagata all’invecciamento, ulteriormente amplificata nei pazienti con enfisema progressivo, con aumento di una compressione dinamica delle vie aeree».

Al di là delle ipotesi resta un fatto su cui il clinico deve riflettere. «Il declino progressivo della risposta ai broncodilatatori può avere importanti riflessi sulle risposte cliniche alla broncodilatazioen», sostiene Taskin. Un’esortazione sottointesa a una attenta valutazione nel tempo dell’efficacia dei farmaci prescritti.

Danilo Ruggeri

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