Batteri materni e salute del feto in utero: un pericoloso legame facilmente trattabile

Pneumologia

Alcuni batteri trasmessi nell'utero potrebbero essere legati a nascita prematura e a difficoltà respiratorie, ma potrebbero essere trattati in modo sicuro con antibiotici. È quanto emerge da una nuova ricerca presentata al Congresso Internazionale della European Respiratory Society, recentemente svoltosi a Parigi.

Alcuni batteri trasmessi nell'utero potrebbero essere legati a nascita prematura e a difficoltà respiratorie, ma potrebbero essere trattati in modo sicuro con antibiotici. È quanto emerge da una nuova ricerca presentata al Congresso Internazionale della European Respiratory Society, recentemente svoltosi a Parigi.

Lo studio ha evidenziato che i bimbi nati molto prematuri hanno maggiori probabilità di ospitare il batterio Ureaplasma, e si è visto che la presenza di quest’ultimo nei polmoni alla nascita è associata a maggiore rischio di sviluppare problemi respiratori durante il loro primo anno di vita e meno probabilità di sopravvivere.

Questo micro-organismo è spesso presente nel canale del parto, ma è insolitamente piccolo e difficile da individuare. I batteri possono essere  trasmessi ai neonati durante la gravidanza o il parto e possono causare un'infezione respiratoria nei neonati. Esiste tuttavia un antibiotico ampiamente disponibile che è efficace contro l'ureaplasma in laboratorio e potrebbe essere somministrato in modo sicuro ai bambini prematuri e quindi potrebbe avere un ruolo nel loro trattamento in futuro.

“La ricerca ha già suggerito un legame tra infezione da ureaplasma, parto prematuro e una grave malattia polmonare chiamata displasia broncopolmonare” spiega Rose Marie Viscardi MD, Professore di Pediatria presso la University of Maryland School of Medicine, Baltimora, USA, presentando il lavoro. “I bambini nati prematuri con questa condizione possono avere problemi respiratori a lungo termine come l'asma e possono richiedere ossigeno a casa, farmaci respiratori, più visite mediche e hanno maggiori probabilità di essere riammessi in ospedale. Ho studiato l'associazione tra infezione respiratoria da ureaplasma e displasia broncopolmonare per più di 20 anni. Una questione chiave è se questo batterio stia causando malattie nei neonati e, in caso affermativo, se la sua eliminazione migliora i risultati per questi bambini molto piccoli".

Sono stati a questo proposito studiati 121 bambini nati tra i 24 e i 28 mesi di gestazione (circa sei mesi). Metà di loro sono stati trattati con un ciclo di tre giorni di azitromicina (20 mg per kg di peso del bambino al giorno), mentre l'altra metà ha ricevuto un placebo. Tutti sono stati testati per la presenza di batteri Ureaplasma nel naso e nei tubi della ventilazione prima e dopo il trattamento. I piccoli sono stati seguiti per un anno.

I ricercatori hanno trovato che il 36% di tutti i bambini dello studio era Ureaplasma-positivo, ma questa percentuale è salita fino al 45% tra i più prematuri, cioè quelli nati tra le 24 e 26 settimane di gestazione.

Rispetto ai bambini senza l'infezione o quelli per i quali sono stati rilevati solo i batteri nel loro naso, questi neonati molto prematuri che presentavano Ureaplasma nella trachea alla nascita avevano meno probabilità di sopravvivere (71% rispetto al 90% e 100%), ed correvano maggior rischio di sviluppare displasia broncopolmonare e altri problemi respiratori durante il primo anno di vita (67% rispetto al 50% e 21%).Lo studio suggerisce che il ciclo di tre giorni di trattamento con azitromicina era sicuro per questi bambini prematuri ed efficace nell'eradicazione dei batteri Ureaplasma.

Sebbene sia importante ricordare che si tratta di uno studio di piccole dimensioni, emergono risultati molto interessanti, che suggeriscono che la probabilità di morte o di gravi malattie respiratorie un anno dopo la nascita sia inferiore nei bambini trattati con azitromicina rispetto a quelli Ureaplasma-positivi trattati con placebo (33 % rispetto all'86%).

“Riteniamo” continua Viscardi “che i batteri Ureaplasma possano interagire con le difese immunitarie di madre e bambino, portando a un'infezione cronica con infiammazione persistente. Questo può quindi condurre a un parto prematuro o alla rottura precoce delle membrane. In un bambino nato pretermine, l'infiammazione altera lo sviluppo del polmone immaturo, contribuendo allo sviluppo della displasia broncopolmonare. Questo studio dimostra che l'infezione respiratoria da Ureaplasma è molto comune nei neonati estremamente prematuri e che i medici dovrebbero prendere in considerazione la possibilità di testare questa infezione in quei neonati che sono a rischio. I risultati suggeriscono anche che il ciclo di tre giorni di azitromicina sia sicuro ed efficace. Tuttavia, non ci sono ancora prove sufficienti per raccomandare il trattamento di routine delle infezioni respiratorie da Ureaplasma e stiamo pianificando una sperimentazione clinica più ampia che dia una risposta certa a questa domanda”.

“Non esiste attualmente alcun consenso tra gli specialisti neonatali sull'opportunità di testare l'Ureaplasma, o se fornire un trattamento se i batteri vengono rilevati” precisa Tobias Welte dell'Università di Hannover in Germania, Presidente eletto della European Respiratory Society, non coinvolto nello studio. “Questo micro-organismo non viene prelevato dai test di routine per le infezioni e richiede test di laboratorio specializzati. Non è considerato pericoloso nelle persone sane, quindi molti medici non ritengono necessario un trattamento. "Tuttavia, la ricerca suggerisce che nei bambini molto prematuri questa infezione sia legata alla displasia broncopolmonare e a un più alto rischio di morte. Saranno necessari studi clinici più ampi per chiarire l'importanza di rilevare l'Ureaplasma nei neonati prematuri e per mostrare se il trattamento con antibiotici è vantaggioso. Fino ad allora, il trattamento antibiotico non dovrebbe essere usato di routine”.

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